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QUADRIFOGLIO
08 Appunti sull'arte
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U A N E H A N S O N LARTE
È VITA, E LA VITA È REALISTICA
Thomas Buchsteiner
Non riproduco la vita, faccio una dichiarazione sui valori umani.
La mia opera si occupa di persone che conducono unesistenza di calma
disperazione. Mostro il vuoto, la fatica, linvecchiamento, la frustrazione.
Queste persone non sanno reggere la competitività. Sono degli esclusi,
degli esseri psicologicamente handicappati.
La gente è il soggetto principale di Duane Hanson. Le persone che
riproduce nelle sue sculture costituiscono lo strumento attraverso cui
comunicare il suo messaggio. Non sono individui specifici. Non sono personaggi
speciali, quasi non si fanno notare, perché provengono dalle masse.
Nel corso della sua vita Duane Hanson ha notato queste persone e il suo
occhio allenato le ha spesso individuate ai margini della folla: ai margini,
perché neppure le masse lasciavano loro uno spazio al centro, mentalmente
o fisicamente.
Per oltre trentanni, questi perdenti nella vita, questi eroi della
vita quotidiana hanno determinato lattività artistica di
Duane Hanson. Lartista ci ha lasciato un totale di 114 sculture
di vita, alcune delle quali in numerose varianti e molte così
realistiche che chiunque conosca la storia di Pigmalione narrata da Ovidio
tenterebbe di infondervi la vita. Molti spettatori sono sconcertati da
ciò che vedono e provano un misto di profonda emozione e ammirazione.
In unepoca in cui la simulazione al computer e la magia dellelettronica
hanno confuso la nostra visione della realtà e della somiglianza,
della realtà e della realtà virtuale, il messaggio di Duane
Hanson sembra farsi ancora più urgente, più forte e più
persistente, perché la qualità tridimensionale dei suoi
individui sollecita una risposta emozionale che va ben oltre le nostre
normali reazioni alle immagini bidimensionali. Le sue immagini umane non
reagiscono quando sono fissate in modo insistente. Si vorrebbe toccare
con mano la loro realtà sconcertante, quasi oscena, odorare la
loro vicinanza, o perlomeno incontrare il loro sguardo. Possiamo additare
queste strane persone, possiamo parlare di loro per tutto il tempo che
vogliamo, anche ad alta voce, ed esse non reagiscono: è uno stato
a metà strada fra attrazione e disagio che, quanto a effetti drammatici,
va molto più in profondità dellinterazione con una
Play Station. Ma qui cè la comunicazione. Nel nostro essere
più profondo recepiamo il messaggio di Duane Hanson, da lui trasferito,
attraverso questo materiale incarnato, dal mondo esterno al mondo interno
del museo e che noi non potendoci sottrarre a questo dialogo
consciamente o inconsciamente ci portiamo dietro nel mondo esterno. Sentiamo
che le persone in fibra di vetro di Hanson vivono anche nel nostro mondo,
che cimbattiamo in loro ogni giorno, talvolta il mattino presto
vicino alla buca delle lettere, o più tardi alla stazione di benzina,
in ufficio, alla cassa del supermercato, o la sera, mentre andiamo a teatro
o ordiniamo la cena in un ristorante. Vediamo la stessa rassegnazione,
lo stesso vuoto, la stessa solitudine, la stessa noia e disperazione che
Duane Hanson ha registrato nelle sue opere dedicate al modo di vita americano.
I motivi che lartista attinge dai ceti bassi e medi della società
americana sidentificano perfettamente con i cliché e i pregiudizi
degli europei riguardo alla vita americana.
Duane
Hanson trasforma la realtà della vita nel realismo dellarte.
Il suo mondo reale artificiale diventa di nuovo quotidiano nel mondo reale
dellarte del museo, acuendo la nostra visione del futuro, del mondo,
degli esseri umani nostri confratelli, e anche delle nostre vite.
Duane Hanson era nato il 17 gennaio 1925 ad Alexandria (Minnesota), nel
Midwest americano. I suoi genitori, Agnes Nelson e Dewey O. Hanson, erano
svedesi immigrati in America. Gestivano un caseificio rurale, e Duane
era cresciuto in unatmosfera protettiva e amorevole allinterno
di un sistema di valori tipicamente americani. Quando Duane aveva cinque
anni la famiglia si trasferì a Parkers Prairie, una cittadina di
settecento abitanti, nessuno dei quali aveva un qualsiasi interesse per
larte a parte Duane. Immagino di essere stato lunico
eccentrico dei dintorni, ricorderà più tardi lartista.
Duane era costantemente occupato a dipingere, scolpire e modellare, e
i suoi amici e allievi nella scuola del paese traevano vantaggio dai suoi
molti interessi e indubbi talenti. Suonava il piano, scriveva opere per
il teatro e racconti, e gli piaceva recitare. Si dice che a Parkers Prairie
fosse disponibile un solo libro darte e che di esso Hanson amasse
in modo particolare le riproduzioni dei ritratti degli inglesi Thomas
Gainsborough e Sir Joshua Reynolds, questultimo pittore di corte
nonché ritrattista ufficiale dellaristocrazia del Settecento.
Più volte Hanson prese a prestito questo libro nella biblioteca
locale e la sua prima creazione artistica si basò infatti su un
famoso dipinto di Gainsborough.
Duane scolpì in legno The Blue Boy (Il ragazzo in azzurro) dipinto
da Gainsborough nel 1770. Tradusse limmagine bidimensionale in una
scultura tridimensionale e poi la dipinse come nel quadro, aggiungendo
inizialmente un cappello nella mano destra. Allepoca Duane aveva
tredici anni. Cinque anni dopo, non fu una sorpresa per nessuno che decidesse
di studiare arte. Si era nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, quando
tutti venivano arruolati nellesercito, ma Duane era stato dichiarato
inabile a causa delle sue allergie. Si iscrisse al Luthor College di Decorah
(Iowa) e lanno successivo passò alla facoltà darte
dellUniversità di Washington a Seattle. Gli piaceva discutere
con il vecchio scultore Dudley Carter, che scolpiva a colpi dascia,
e da lui apprese moltissimo anche se non ne amava lo stile rude.
Seattle era però molto lontana da casa e durante la guerra non
era facile viaggiare. Dopo un anno e mezzo Duane tornò nel Minnesota
e si iscrisse al Macalester College di St Paul. Nel giugno 1946 si diplomò
in lettere. Questo periodo nel Minnesota fu particolarmente stimolante
per Duane Hanson perché conobbe Alonzo Hauser e John Rood, due
scultori piuttosto famosi in quegli anni, con i quali intrecciò
unamicizia destinata a durare nel tempo. Molto importanti per lui
furono le proficue discussioni teoriche avute con Rood, le cui figure
scolpite lo avevano profondamente colpito. Lapprezzamento del suo
lavoro da parte di questi due amici lo spinse a iscriversi alla famosa
Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills (Michigan) per concentrarsi
sulla scultura. Bloomfield Hills era una piccola città a una trentina
di chilometri da Detroit, ma la sua accademia darte godeva di una
straordinaria reputazione. La maggior parte degli edifici in cui aveva
sede era stata progettata da Eliel Saarinen, noto sia per le sue forme
storicizzanti sia per il modo felice in cui sapeva integrare larchitettura
nel paesaggio, oltre che per essere il padre dellancora più
famoso architetto e designer finlandese Eero Saarinen. Alla fine degli
anni trenta insegnavano alla Cranbrook i designer Charles Eames e Harry
Bertoia, che insieme ad altri artisti impartirono un carattere molto speciale
a questa istituzione che era insieme accademia, centro di ricerca, colonia
di artisti e museo. Il sistema dinsegnamento, non prevedendo né
classi né voti, garantiva la massima libertà e un contatto
diretto con i professori i maestri artisti e
ciò si ripercosse positivamente sui pochi studenti accuratamente
selezionati.
Alla Cranbrook Hanson conobbe anche lo scultore svedese Carl Milles, che
già godeva di fama internazionale grazie soprattutto ai suoi bronzi
monumentali. Milles era responsabile del settore scultura della Cranbrook
e dedicò parecchio tempo a Hanson. Fra i due esisteva una stima
reciproca. Lapprezzamento di Milles significava molto per
me. Amavo il suo lavoro, e lo amo tuttora, ma credo che non fosse fatto
per me. Sebbene allepoca fosse di moda lastrazione,
le poche opere di Hanson risalenti a quel periodo e oggi sopravvissute
sono di tipo figurativo, ma riflettono chiaramente la ricerca di uno stile,
attraverso tentativi in ogni direzione dallastrazione al realismo.
Lo stesso Hanson ha affermato: Provavo a fare delle opere astratte,
ma poi ci mettevo sempre dentro un pezzetto di braccio o di naso. Non
sono mai riuscito a fare qualcosa di non figurativo. Nel 1951 Hanson
conseguì il Master of Fine Arts alla Cranbrook. Si sposò
con una giovane e ambiziosa cantante dopera, Janice Roche; per breve
tempo insegnò arte alla Edgewood High School di Greenwich (Connecticut)
e successivamente alla Wilton Junior High School di Wilton. La sua prima
mostra personale ebbe luogo già nel 1952, presso la Wilton Gallery,
ma Hanson era profondamente scontento delle proprie creazioni. Da una
parte era alla ricerca di un proprio stile personale, ma dallaltra
voleva conquistare prima possibile le gallerie di New York quale esponente
dellespressionismo astratto, corrente diffusa allepoca. Era
un obiettivo praticabile, ma dal punto di vista artistico era frustrante
e deprimente, perché tutti i tentativi di Hanson di esprimersi
in quello stile fallivano miseramente. Non riusciva a trovare la sua strada
come artista, ma aveva la vaga idea che forse lEuropa gli avrebbe
fornito qualche stimolo. Perché non cercare un posto dinsegnante
presso una scuola americana in Europa, in una di quelle città dove
cerano contingenti di soldati americani? Questa idea diventò
realtà nel 1953. Trovò lavoro a Monaco, dove insegnò
per i quattro anni successivi in scuole affiliate allesercito americano.
Ho realizzato qualche pezzo formalista, delle creazioni esteticamente
riuscite, in pietra, legno e argilla, persino delle opere in metallo saldato
e qualche dipinto. Ma non ho mai perseverato in nessuno di questi generi,
e nemmeno ho tentato di sviluppare la mia ricerca. Tutto finiva sempre
nel decorativo. Artisticamente si trovava dunque ancora in una fase
di ristagno, ma in questo periodo scoprì i musei tedeschi che venivano
allora ricostruiti o che, come la Haus der Kunst di Monaco, erano sopravvissuti
alla guerra.
A
questo punto il caso intervenne a cambiare la sua vita. Nel 1957 Hanson
fu trasferito a Bremerhaven, con un incarico di tre anni presso la scuola
militare della città. Nel 1958 espose diverse nuove opere alla
Galerie Netzel di Worpswede e probabilmente nello stesso periodo fece
la conoscenza di George Grygo. Grygo era uno scultore, non molto famoso,
ma abbastanza bravo da aver appena ottenuto un incarico per sculture destinate
agli spazi pubblici di varie città distrutte dalla guerra. Duane
Hanson rimase molto colpito, non dallincarico ricevuto da Grygo
e neanche dal modo in cui lo scultore lavorava, ma dai materiali di cui
si serviva: resina poliestere e fibra di vetro. Duane Hanson era affascinato
dalle possibilità offerte da questi materiali.
Quando nel 1961 tornò negli Stati Uniti per insegnare allOglethorpe
College di Atlanta (Georgia), Hanson cominciò a lavorare con la
resina poliestere. In America non conosceva nessun artista che si servisse
di questo materiale, ma intuiva che gli sarebbe stato prezioso per instillare
vitalità nella propria arte, solo che non sapeva bene quale soggetto
potesse racchiudere quellenergia e quella forza di espressione che
tanto disperatamente voleva infondere nelle sue opere. Ogni sua creazione,
anche quelle realizzate in collaborazione con vari architetti, era da
lui giudicata in modo molto autocritico, come nientaltro che un
esercizio stilistico di routine; un rilievo eseguito per un edificio era
da lui considerato una pura e semplice decorazione.
Duane restò in Georgia per cinque anni. Non fu un periodo facile
per lui, né come artista né come uomo. Il movimento per
i diritti civili degli anni sessanta, la tensione politica, le sommosse,
la generale scontentezza e la violenza brutale nelle strade dAmerica
erano sentiti fortemente nel sud, e ancora di più da Hanson, originario
del nord. Il suo conflitto personale consisteva nel fatoo che, in quanto
artista, voleva fare qualcosa riguardo allatmosfera che si era creata,
smantellare la mostruosa ipocrisia e la segregazione ancora fortemente
radicata nella società, ma non trovava il modo di esprimere il
proprio senso della giustizia. Cosa lo animasse risultava evidente in
diverse opere di questo periodo (in gran parte oggi non più esistenti),
che lasciavano anche intuire come successivamente sarebbe riuscito a superare
questo conflitto interiore. Nel 1963 gli fu conferito il premio Ella Lyman
Cabot Trust per la sua opera scultorea, cui si aggiunse una somma di duemila
dollari per continuare le sperimentazioni con la resina poliestere. Tuttavia
la fine del periodo di Atlanta fu segnata dalla delusione e dalla frustrazione,
oltre che dal divorzio da Janice Roche e dalla separazione dal figlio.
Hanson aveva quarantanni. Il trasferimento a Miami nel 1965 rappresentava
per lui un nuovo inizio. Il suo lavoro dinsegnante al Miami Dade
College si dimostrò più impegnativo di quanto si fosse aspettato.
Forse a causa del necessario adattamento egli cominciò a percepire
con curiosità le prime avvisaglie della Pop Art e luscita
di scena dellespressionismo astratto. Artisti come George Segal
e Edward Kienholz, Jasper Johns e Robert Rauschenberg lo interessavano
in modo particolare. Le banalità e futilità dellesistenza
quotidiana iniziavano a essere considerate da questi artisti come materiale
iconografico, ed essi ne facevano il soggetto delle loro opere, elaborandolo
in forme non ambigue e comprensibili. La pop art mi ha certamente
stimolato, specialmente le opere di George Segal.
George Segal, più giovane di un anno di Hanson, aveva incominciato
già alla fine degli anni cinquanta a produrre figure umane con
fil di ferro, juta e gesso. Allinizio degli anni sessanta realizzò
i primi calchi di persone in carne e ossa, che venivano eseguiti con un
procedimento di fasciature e montati con la pelle del calco
rivolta verso lesterno. Sempre impressionisticamente irregolari
e grezze, queste figure venivano inserite dallartista in installazioni
volte a inscenare le abitudini, le banalità e le monotonie della
vita americana: al botteghino del cinema, nella stanza da bagno, alla
stazione di benzina, o anche sullautobus o nellatto di dipingersi
le unghie.
Hanson riteneva Kienholz e Rauschenberg troppo surreali e staccati dalla
realtà, mentre Johns e altri artisti che lo interessavano lavoravano
solo con singole parti del corpo o torsi. Tuttavia questi artisti
e altri come Paul Thek, con la sua Death of a Hippie (Morte di un hippie)
del 1967, o persino Etant donnés di Marcel Duchamp, che Hanson
non poteva aver visto al Museum of Art di Filadelfia prima dellestate
del 1969 lo influenzarono, lo guidarono, gli diedero forza e gli
offrirono ripetute conferme.
Hanson impartì una svolta decisiva alla sua arte nel 1965 con una
scultura intitolata Abortion (Aborto). Nel lavoro di Segal trovò
lidea del materiale e lispirazione per le tecniche di esecuzione;
un dibattito in Florida sulla questione dellaborto gli fornì
il soggetto. Alcuni incompetenti medici cubani avevano praticato aborti
clandestini a giovani donne disperate, alcune delle quali erano morte
o avevano riportato gravi lesioni. Hanson era favorevole alla legalizzazione
dellaborto e voleva documentare la propria posizione e anche la
frustrazione di fronte al mancato intervento del governo. La figura scolpita,
lunga circa 60 cm, rappresenta una giovane ragazza incinta stesa su un
tavolo e completamente coperta da un lenzuolo. Volevo fare una denuncia
sulle ragioni per cui la società le costringeva a rischiare un
aborto clandestino. Bisognava fare qualcosa per scuotere il pubblico dalla
sua passività.
Modellò in argilla il corpo della ragazza, poi lo ricoprì
di fibra di vetro e resina poliestere per creare una forma esatta dal
punto di vista scultoreo, ma leggera sotto il lenzuolo. La scultura rappresentava
in modo così esplicito lesito fatale di un aborto clandestino
che non mancò di produrre un notevole effetto. Gli amici persuasero
Hanson a candidare questopera alla mostra annuale Sculptors of Florida.
Dopo varie e accese polemiche, Abortion e unaltra scultura di Hanson
vennero scelte dalla giuria dellesposizione. Ma la vera battaglia
sarebbe iniziata con linaugurazione della mostra. La reazione dei
critici locali è esemplificata dalle parole di Doris Reno sul Miami
Herald del 20 ottobre 1966: Non la riteniamo unopera
darte, perché inevitabilmente consideriamo oggetti come questo
e realizzazioni come queste estranei alle categorie dellarte. Troviamo
discutibile il soggetto e auspichiamo vivamente che opere di questo genere,
che mirano unicamente a esprimere lesperienza in modo crudo, vengano
descritte con qualche altro nome. Questa, ovviamente, è lultima
novità in fatto di scultura, ma ciò non toglie
validità alla nostra asserzione che questa non sia arte.
Londata
di indignazione sollevata fu pari a quella di consenso e le polemiche
si fecero talmente accese che il consiglio del college proibì a
Hanson di realizzare le sue opere nellatelier di scultura della
scuola. Qualche tempo dopo Hanson affermò: Qui cera
infine qualcosa che desideravo profondamente esprimere sulla vita intorno
a noi. Ma la cosa più importante è che, dopo anni di tormentati
tentativi di creare opere astratte, non oggettive e convenzionali [...]
avevo scelto il realismo come mio modo despressione. Anche
il rifiuto e il consenso suscitati lo motivarono a formulare le sue opinioni
sociali e politiche attraverso la scultura. Era uno scultore, un artista
visivo. Per lui larte era la vita, e la vita era realistica. Ciò
gli era ormai chiaro.
Negli anni successivi, sempre nello spirito del movimento di protesta,
Hanson creò sculture che trattavano i temi della miseria sociale,
il suicidio, lo stupro, il razzismo e la violenza. Per Welfare-2598 (Società
del benessere - 2598) si servì della fibra di vetro e della resina
poliestere, gli stessi materiali che aveva visto usare dallo scultore
George Grygo in Germania e che tanto lo avevano colpito. Qui la figura
a grandezza naturale di un uomo giaceva in una bara nera costruita dal
padre e dallo zio di Hanson. Questa scultura ha come tema la morte
di un poveretto cui nessuno presta la minima attenzione. Lì cè
il suo corpo, ma è solo un numero. [...] È ingiusto. Forse
non era molto brillante come soggetto. Ma lidea della morte era
per me molto importante e ci tenevo a condividere con altri i miei sentimenti.
Perché non dovremmo insorgere contro le cose assurde e stupide
che fa la gente, in particolare i burocrati?
Anche questopera suscitò dibattiti e discussioni su cosa
sia larte e fino a che punto possa spingersi un artista. La reputazione
di Duane Hanson e il suo interesse per il macabro cominciarono a radicarsi
nella coscienza pubblica.
Nello stesso anno, 1967, Hanson realizzò i primi calchi dal vivo.
Una delle sue sculture rappresentava un suicida, un uomo in shorts appeso
a una trave, il capo inclinato da un lato. Unaltra mostrava una
ragazza seminuda assassinata: distesa su un letto, coperta di sangue,
larma del delitto ancora conficcata nel corpo. Una terza opera raffigurava
la vittima di uno stupro, seminuda e legata a un albero. Una scena di
violenza pura, uno dei molti crimini compiuti da varie bande di motociclisti
di cui spesso allepoca parlavano i media. Lavorare con modelli in
carne e ossa e i primi tentativi di ricavare dei calchi direttamente dal
modello furono esperienze stimolanti per Hanson, che da quel momento disponeva
di innumerevoli opportunità per allestire e cambiare la sua messinscena
finché lopera non rifletteva veramente la realtà.
Inoltre, la tecnica del calco, lassemblaggio delle parti del corpo
e il vestire le figure gli permettevano di creare sculture quasi iperreali.
Sapeva che migliorando la tecnica poteva potenziare leffetto dei
suoi lavori. Ma per lui queste sculture erano dei semplici esperimenti,
degli studi (mai esposti), perciò non fu particolarmente dispiaciuto
quando tutte e tre le sculture andarono distrutte nellincendio della
casa di un amico, dove le aveva temporaneamente lasciate quandera
partito per New York.
Nel 1967, gli atteggiamenti discordanti dei contemporanei nei confronti
della partecipazione americana alla guerra del Vietnam lo spinsero a creare
War (Guerra), un gruppo di sculture che per lartista era anche una
dichiarazione contro la violenza e la guerra in generale, in sostegno
di tutti quelli che, direttamente o indirettamente, soffrivano proprio
a causa della guerra. War si compone di cinque figure di soldati in uniforme,
morti o feriti, che potrebbero appartenere a qualsiasi esercito del mondo
e che ora giacciono su un campo di battaglia, coperti di fango e di sangue.
Unaltra opera realizzata nel 1967, Race Riot (Tumulto razziale),
anche questa con calchi ricavati da modelli, ha per soggetto la violenza
di strada. Lartista vi combina temi come il sostituirsi alla legge,
la criminalità, la tensione razziale e i diretti e brutali attacchi
dei rappresentanti della cosiddetta democrazia contro le minoranze e i
cittadini più deboli. Sette figure sono coinvolte in un violento
scontro armato. Un corpulento poliziotto colpisce un nero sulla testa
con il manganello, mentre alcuni aggressivi cittadini sono pronti a farsi
essi stessi tutori della legge. In America, a quei tempi, era una scena
tuttaltro che eccezionale. Nel 1969, in occasione di una mostra
presso il Whitney Museum di New York, alla quale Hanson partecipò,
il critico David L. Shirey segnalò questopera, tra quelle
presentate, come una delle più forti. Ma in seguito Hanson decise
che le figure erano troppo legnose e ne distrusse cinque,
salvando soltanto quelle del poliziotto con il manganello e del nero raggomitolato
a terra.
Sempre nel 1967, in un atelier un po più spazioso a Opa-Locka,
Hanson creò Gangland Victim (Vittima di una gang), ossia il corpo
incatenato e mutilato di un annegato, già in fase di decomposizione,
attaccato a un blocco di ferro destinato a trattenerlo sul fondo di qualche
fiume americano: una denuncia del crimine organizzato. Lanno successivo
Hanson ricevette per questopera il Florida State Fair Award of Merit
e il membro della giuria George Segal fu il più prodigo di elogi.
Anche in Motorcycle Accident (Incidente motociclistico) del 1967 Hanson
voleva dire qualcosa sulla morte. Per fare il calco ho messo in
posa un modello avviluppato alla moto rovesciata, poi ho spezzato braccia
e gambe del calco. Non mi preoccupavo che la figura fosse rifinita nei
dettagli. Ero più interessato al simbolismo della morte e della
violenza. Lopera, anchessa premiata, fece sensazione
allorché fu chiesto che, assieme a Gangland Victim, venisse esclusa
da una mostra al Bicardi Museum di Miami. Ci furono proteste cittadine,
intervennero i media, furono coinvolti critici e la scena artistica della
Florida, finché il direttore del Miami Art Museum, sostenitore
di Hanson, propose di esporre le opere nel proprio museo. Il giorno
dellinstallazione delle sculture io mi sono sposato e sono partito
in luna di miele per una decina di giorni. Quando siamo tornati ci aspettava
una pila di articoli di giornali. Trash (Rifiuti, 1967), dove si
vede un neonato morto in un bidone di rifiuti, e Pietà (1968),
che rappresenta un uomo di colore morto fra le braccia di una giovane
donna, citando nella sua composizione immagini devozionali storiche
più tardi Hanson distrusse questopera segnarono la
conclusione del suo periodo di critica politico-sociale, periodo in cui
nel suo lavoro di scultore erano confluiti la sua visione critica profondamente
radicata, la sua coscienza sociale, la sua epoca, ma certamente anche
lo spirito degli anni sessanta, il movimento di protesta, la guerra del
Vietnam e la generale situazione di scontentezza.
Da quel momento in poi Duane Hanson si concentrò sempre più
su individui singoli, sul loro aspetto tipico, quasi caricaturale e comico,
e su atteggiamenti e pose visibili, spesso rappresentativi dellintera
nazione. Al tempo stesso cercò di rendere più drammatiche
le sue figure tramite leffetto del movimento istantaneo.
Un primo tentativo in questo senso è già evidente in Race
Riot; seguì nel 1968 Football Players (Giocatori di football),
in cui tre atleti sono selvaggiamente e quasi teatralmente avviluppati
attorno alla palla, quasi come in un tableau.
Leffetto shock delle sue sculture, le polemiche di cui si fecero
portavoce i media e la conseguente pubblicità fecero diventare
famoso Hanson in Florida, ma negli altri stati lartista era ancora
un perfetto sconosciuto. Gli amici gli consigliavano di mettersi in contatto
con importanti gallerie newyorkesi, di inviare loro diapositive delle
sue opere, perché era New York a consacrare la fama di un artista.
Dopo lunghe riflessioni Hanson inviò del materiale alla Leo Castelli
Gallery. Leo Castelli e Ivan Karp avevano fortemente contribuito al successo
della pop art promuovendo artisti come Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg,
Jasper Johns, Tom Wesselmann, Andy Warhol, James Rosenquist e Mel Ramos.
La reazione di Ivan Karp alla lettera di Hanson fu particolarmente positiva:
gli scrisse lettere incoraggianti, nel 1969 organizzò la sua partecipazione
a una mostra al Whitney Museum e infine lo persuase a trasferirsi a New
York in modo da poterlo seguire più da vicino. Nel 1969 Duane Hanson
prese casa in un grande studio al 17 di Bleeker Street insieme alla giovane
e bella moglie Wesla Host, una danese conosciuta a Miami. Il futuro era
ricco di speranze, New York era eccitante e piena di contrasti. Ledificio
in cui abitava Hanson sorgeva di fronte a una chiesa cattolica dove i
senzatetto potevano trovare ogni giorno un pasto caldo. Guardavo
fuori dalla finestra e li vedevo. Si riempivano dalcool durante
il giorno e se ne stavano distesi sul marciapiede di fronte alla nostra
porta... È scioccante vedersi davanti queste persone che vivono
sulla strada... Dovevo fare qualcosa.
Nacque così Bowery Derelicts (I derelitti di Bowery, 1969), la
sua ultima installazione di critica sociale, comprendente più figure,
e una delle sue opere più importanti. Tre barboni ubriachi e trasandati
giacciono in mezzo alle immondizie e alle bottiglie vuote, in un ambiente
così realistico che quasi se ne avverte lodore. Vale la pena
ricordare che Hanson modellò le teste delle figure mentre i corpi
erano calchi di modelli. In confronto ad altre sculture, la disposizione
e i gesti di queste sono molto più semplificati. Con questopera
Hanson si rese finalmente conto che quando rappresentava problemi sociali
come la violenza, la criminalità o la sofferenza e la miseria,
denunciandoli nel modo diretto ed espressivo tipico delle sue prime opere,
lattenzione si concentrava sempre sui temi stessi e non sulla loro
elaborazione e trasformazione artistica in sculture tridimensionali.
Nei
successivi quattro anni trascorsi a New York, fino al 1973, Hanson produsse
oltre venticinque sculture, per la maggior parte raffiguranti americani
tipici che conducono esistenze del tutto normali. Perché
non prendere il tizio seduto proprio accanto a me, i fatti che succedono,
ciò che vedo alla televisione e sui giornali?
Talvolta le pose e i gesti dei suoi individui di plastica erano ancora
impostati dalleffetto del movimento istantaneo, come
nei casi della figura che avanza con passo di marcia del Baton Twirler
(Majorette, 1971), del Rock Singer (Cantante rock, 1971) o anche dei Boxers
(Pugili, 1971). Ma Hanson realizzò che il movimento congelato
risultava troppo controllato, come nel suo Woman Cleaning Rug (Donna che
pulisce il tappeto, 1971), togliendo allopera realismo e forza persuasiva,
mentre una scultura come Seated Artist (Artista seduto, 1971) manteneva
una forte carica di energia e una maggiore espressività. La gamma
dei suoi nuovi motivi spaziava ora dalle caricature comiche per
esempio Bunny (Coniglietta, 1970), una satira della febbre del Playboy
americano, i primi Tourists (Turisti, 1970), Supermarket Shopper (Cliente
del supermercato, 1970), Housewife (Casalinga, 1970) o anche Sunbather
(Bagnante al sole, 1971) al Reclining Man Drinking (Uomo che beve
accovacciato, 1972): una risposta assolutamente seria al problema dellalcolismo.
A metà fra questi due opposti cerano sculture come Hard Hat
(Operaio edile, [ma controllare con la foto ???], 1970), Businessman (Uomo
daffari, 1971) e Lady with Shopping Bags (Donna con le borse della
spesa, 1972), che in seguito lavrebbero reso famoso.
Certamente, le grandi tele colorate dei fotorealisti di quegli anni lo
ispirarono, stimolarono e incoraggiarono durante il periodo newyorkese.
Artisti come Richard Estes, Malcom Morley, Robert Bechtle e altri raffiguravano
nei loro dipinti stazioni di benzina, vetrine di negozi, strade e stanze
di soggiorno che sembravano delle vere e proprie fotografie. Altri, come
Chuck Close, dipingevano ritratti realistici come biografie, e Duane Hanson
tradusse queste tendenze artistiche nella tridimensionalità. Ma
le sue sculture erano più magnetiche, più emozionanti e
molto più penetranti di qualsiasi dipinto fotorealistico. Poichè
il fotorealismo era uno dei temi dellesposizione internazionale
darte Documenta 5 svoltasi a Kassel nel 1972, Hanson fu invitato
a esporre Bowery Derelicts (1969) e Seated Artist (1971). Entrambe le
sculture fecero scalpore a questa importante rassegna, sempre innovatrice,
conquistando allartista grandi riconoscimenti in Europa, linteresse
dei galleristi a organizzare sue mostre, e la prospettiva di unesposizione
itinerante nel 1974. Hanson trascorse lestate in Germania a stabilire
contatti e a lavorare sulle sculture Maurer (Muratore, 1972), Putzfrau
(Donna delle pulizie, 1972) e Lesender Mann (Uomo che legge, 1972). Non
era però soddisfatto di queste opere e al suo ritorno negli Stati
Uniti capì che i personaggi americani gli erano più familiari,
e che questa familiarità era essenziale per le sue sculture.
Nel 1973 Hanson tornò in Florida con la moglie e la figlia di tre
anni, Maja, e si stabilì a Davie, nei pressi di Fort Lauderdale.
New York è un mondo più sintetico; questo è
un mondo più reale. Si era così riavvicinato al grigiore
e alla banalità dei sobborghi americani, dove la linea sottile
che separa la commedia dalla tragedia è percepibile con più
immediatezza che nelle città. In Florida perfezionò il suo
metodo di lavoro. Le pose e i gesti delle figure acquistarono una nuova
calma; il linguaggio del corpo si fece meno ambiguo, più esplicito;
la realizzazione tecnica dei volti risultò più accurata;
le caratteristiche esistenziali, la scelta e lusura degli abiti
e degli accessori diventarono più pronunciate.
Il figlio Duane nacque nel 1973 e nel 1974 lartista si recò
in Germania con una borsa di studio offertagli dal Servizio tedesco di
scambio accademico (DAAD) per vivere e lavorare a Berlino per un periodo
di sei mesi. Nellottobre 1974 la sua mostra iniziò il tour
nei musei di Stoccarda, Aquisgrana, Berlino e Humlebaek (Danimarca). Era
stato previsto un numero di venti opere, alcune delle quali non erano
ancora ultimate quando lartista era partito per la Germania. Ma
Hanson aveva fatto tesoro delle sue esperienze del 1972 e della convinzione
che fosse per lui assolutamente necessario avere familiarità con
il carattere dei suoi individui artificiali, e si era quindi portato dagli
Stati Uniti una serie di pezzi di ricambio quali braccia,
gambe e teste, nonché capi di abbigliamento e accessori di seconda
mano. La mostra itinerante era una retrospettiva e includeva: War (1967),
Motorcycle Accident (1967), Gangland Victim (1967) e Bowery Derelicts
(1969) del periodo di critica sociale; Supermarket Shopper (1970), Tourists
(1970), Bunny (1970) e Baton Twirler (1971) del periodo satirico, di osservazione;
e Hard Hat (1970), Seated Artist (1971), Lady with Shopping Bags (1972),
Artist with Ladder (Artista con la scala, 1972), Putzfrau (1972), Dishwasher
(Lavapiatti, 1973), Woman with Suitcases (Donna con le valige, 1973),
Man in Chair with Beer (Uomo in poltrona con birra, 1973), Man Leaning
against Wall (Uomo appoggiato a un muro, 1974), Repairman (Riparatore,
1974) e Woman with a Purse (Donna con borsetta, 1974) del periodo illusionistico.
Il tour fu un vero successo. Le folle si riversavano nei musei, e nessuno,
nemmeno i media, riuscivano a trovare la spiegazione di questo grande
interesse. Il nome di Duane Hanson si era ormai affermato anche in Europa,
ma lartista fu felice di ritrovarsi di nuovo in Florida per poter
sviluppare le proprie idee e perfezionare la tecnica. Sapeva che lillusione
doveva essere assoluta. Quanto più le figure risultavano vive,
tanto più corrispondevano alla realtà della vita quotidiana
americana, e tanto più naturali sarebbero apparse nel loro ambiente,
si trattasse di musei o gallerie. Hanson sceglieva i suoi modelli con
la massima cura. I soggetti che preferisco, i familiari tipi americani
di oggi appartenenti ai ceti bassi e medi. Per me, la rassegnazione, il
vuoto e la solitudine della loro esistenza colgono la vera realtà
della vita di queste persone... Ambisco a raggiungere un tipo di crudo
realismo che parli delle affascinanti idiosincrasie dei nostri tempi.
Hanson stabilisce un contatto fra lopera e losservatore. La
relazione tra chi trasmette e chi riceve un messaggio diventa comunicazione
non verbale, e la combinazione di realtà, finzione e perfetto rispecchiamento
si fa strada nella nostra coscienza. Ne è un esempio Rita the Waitress
(Rita la cameriera, 1975), che in modo assai realistico sta in posa contro
la parete del museo, con il vassoio sotto il braccio, costringendo il
visitatore a riflettere sulle proprie esperienze umane allinterno
della nostra società impersonale, e in particolare in un ristorante.
Persino più semplice è il modo in cui funziona
Photographer (Fotografo, 1978): nessun visitatore vi si mette mai di fronte
perché pensa che la figura gli scatterà una fotografia,
e mai nessuno entra nella sua visuale perché la macchina
fotografica potrebbe fare click in qualsiasi momento.
A partire dal 1976 le opere di Hanson iniziarono un importante tour nei
musei americani di vari stati, tour cui fecero seguito molte mostre personali
in musei sempre più prestigiosi. Tutte registrarono un enorme successo
di pubblico: nel 1978 una grande esposizione ebbe luogo presso la Corcoran
Gallery a Washington e nel 1979 presso il Whitney Museum of American Art
a New York. Luniversità di Miami in Florida gli diede un
incarico di professore darte, mentre quella di Fort Lauderdale gli
conferì honoris causa la laurea in lettere: un riconoscimento sociale
per lartista.
Il particolare interesse di Hanson per gli individui che svolgono lavori
manuali traspare chiaramente nelle sue opere. Visivamente, tendono
a essere più descrittivi e affascinanti. Ritraendo un operaio si
può descrivere che tipo di persona sia, che cosa faccia per vivere.
Le mani sporche, i vestiti macchiati di grasso, i capelli unti, il viso
sudato. È molto realistico. Dallaspetto di Repairman
(1974), di Man with Hard Cart (Uomo con carrello, 1975), di Slab Man (Piastrellista,
1976), dei tre operai di Lunchbreak (Pausa pranzo, 1989) o di Man on a
Mower (Uomo sulla falciatrice, 1995) e dei molti imbianchini, custodi,
muratori, lavavetri e idraulici realizzati da Hanson nello stesso periodo,
si può intuire per quale partito votino, che cosa pensino dellaborto,
delle minoranze e degli aumenti delle tasse, che il loro piatto preferito
non sarà necessariamente vegetariano, e dove amino passare il tempo
dopo una giornata di lavoro. Hanson era altrettanto affascinato dagli
individui più anziani, da quelli informi, da chi era particolarmente
segnato dallesistenza, non necessariamente in modo orribile. Ne
leggi la presenza fisica: la taglia, letà, la forma, il colorito
e tutto il resto. Si vedono nelle persone certi dettagli esteriori che
davvero ti turbano. Le mie immagini riflettono solo una piccola parte
di ciò che vedi nella vita reale. Il mondo è di per sé
talmente straordinario, incredibile e sorprendente che non hai bisogno
di esagerare. Ciò che esiste là fuori è semplicemente
impressionante. In qualche aeroporto americano Hanson scoprì
un Traveller (Viaggiatore, 1985), altrove, forse nel mondo di Disney,
una coppia di Tourists (1988) grassi e pittoreschi, o in qualche municipio
una Queenie (1988) e, seduta fuori, una Old Couple on a Bench (Coppia
anziana su una panchina, 1994). La figura che Hanson realizzava doveva
corrispondere alloriginale umano; il prodotto finale doveva sembrare
vivo. Hanson lavorava ai suoi modelli con unattenzione al dettaglio
quasi maniacale, rendeva i calchi più precisi correggendo talvolta
i nasi, lisciando menti, o persino sostituendo teste, braccia o gambe
in modo da ottenere il corpo che corrispondeva alla sua idea di verosimiglianza,
lo dipingeva del colore della pelle, vi aggiungeva i capelli e lo vestiva
scegliendo gli abiti con altrettanta pedanteria.
Familiari e amici hanno fatto da modelli per qualcuna delle sue sculture.
Suo padre è servito da modello per Old Man Playing Solitaire (Vecchio
che fa un solitario, 1973) e Old Man Dozing (Vecchio appisolato, 1976),
il figlio avuto dal primo matrimonio per Medical Doctor (Medico, 1992)
e Policeman (Poliziotto, 1992), la moglie Wesla era Bunny (1970), i figli
Maja e Duane hanno contribuito a Children Playing Game (Bambini che giocano,
1979), Child with Puzzle (Bambino con puzzle, 1978), Cheerleader (Capoclaque,
1988), High School Student (Studente delle superiori, 1990) e Surfer (Surfista,
1987), mentre il cane di casa è stato immortalato in Beagle in
a Basket (Beagle nella cesta, 1979): la prima delle molte sculture che
Hanson farà fondere in bronzo. Janitor (Custode, 1973) era un amico
che faceva il professore di letteratura, la Flea Market Lady (Donna del
mercato delle pulci, 1990) era uninsegnante in una scuola darte,
e Seated Artist (1971) il pittore Mike Bakaty, un amico di New York che
collaborò anche fornendo accessori autentici per il costume della
scultura. Anche quando ricorreva a familiari o ad amici come modelli,
Hanson talvolta correggeva tratti del viso o parti del corpo. Per esempio,
Museum Guard (Guardiano del museo, 1975) ha la testa dello zio di sua
moglie. Non era interessato a eseguire dei ritratti, ma quasi sempre a
ottenere la massima aderenza alla figura come tipo. (È singolare
che i sei veri ritratti realizzati da Hanson William
Weisman, Larry Tobe, Martin Bush, Mary Weisman, Heidi e Kim siano
stati da lui scolpiti in quanto non poteva fare dei calchi dei suoi committenti.)
Voleva creare gli effetti emozionali che gli stavano a cuore, raggiungere
i propri obiettivi artistici, e quindi non aveva alcun problema di fronte
a tutti i possibili cambiamenti ai corpi e alle figure. Riguardo
alla figura, è magnifico vedere che ogni corpo, ogni faccia siano
diversi. Tra milioni di persone non ce ne sono due uguali, salvo forse
nel caso di due gemelli identici. Comè possibile? Abbiamo
ognuno un naso, orecchie e labbra, e sono tutti diversi. Ci sono milioni
e miliardi di combinazioni.
Hanson fece dei collage di forme realistiche solo finché sembrarono
reali. Quando non fu più soddisfatto delleffetto della pittura
sulle sue figure decise di chiedere al fotorealista Richard Estes che
cosa conferisse ai suoi dipinti quella incredibile luminosità.
Estes gli confidò il segreto della preparazione delle sue tele
e Hanson usò questa formula sulle sue sculture con ottimi risultati,
finché nel 1989 non optò per nuovi, e ancora migliori, colori
acrilici. Passò la formula di Estes a John de Andrea, uno degli
artisti di successo che sfruttavano la stessa tecnica di Hanson per creare
figure in prevalenza nude e in posa.
Negli anni ottanta Duane Hanson tenne mostre in tutti gli Stati Uniti,
in quattro grandi musei giapponesi, sei sue opere vennero presentate alla
World Design Exposition a Nagoya, in Giappone, e in occasione di una mostra
in Svezia ricevette unonorificenza dal re. Nel 1983 lo stato della
Florida gli assegnò il premio Ambassador of the Arts e nel 1985
lartista ottenne il Florida Prize per la sua straordinaria produzione
artistica.
Gli anni novanta iniziarono per lui con una vasta retrospettiva presentata
in sei importanti musei tedeschi e austriaci. La gente faceva la fila
per vedere le sue sculture, e sia il pubblico che i media espressero il
loro entusiasmo. Negli Stati Uniti Hanson entrò a far parte nel
1992 della Florida Artists Hall of Fame, e nel 1995 gli fu conferito il
titolo di Doctor of Fine Arts dal Luther College di Decorah (Iowa), dove
aveva studiato per un breve periodo nel 1943, e dal Macalester College
di St Paul (Minnesota), che aveva frequentato nel 1945. Una grande esposizione
tenutasi al Montreal Museum of Fine Arts nel 1994 venne presentata lanno
successivo in Texas, cui seguirono tre mostre in Giappone. La sua prima
figura in bronzo dipinto è stata Man on a Mower (1995), unopera
che poteva essere esposta anche allesterno, sotto la pioggia o il
sole cocente.
Già nel 1971 a Hanson era stato diagnosticato il cancro, una conseguenza
del suo incurante esporsi, senza le necessarie protezioni, alla resina
poliestere e alla fibra di vetro. Problemi di salute si ripresentarono
nel 1974 e una seria ricaduta ebbe luogo nel 1995. Questa volta non riuscì
a sconfiggere la malattia. Duane Hanson è morto il 6 gennaio 1996,
alletà di settantanni. Ha mostrato la realtà
della vita con il realismo della sua arte.
Thomas Buchsteiner, Institut für Kulturaustausch,
Tübingen
(per
gentile concessione di DE ANGELIS Relazioni stampa Milano)
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