|
Giorgio
Guarnieri
Eraclito
e Duchamp: l'enigma che risveglia
Allinizio della sapienza greca cè lenigma,
la forma che eredita la sua apparenza intimidatrice dalle formule rituali
più arcaiche (1). Ma lo stato di disagio e di panico che viene
provocato dallenigma antico può trasformarsi in unesperienza
acutissima di libertà interiore se loscurità viene
sciolta gradualmente.
Nel mito greco lenigma (la Sfinge) provoca la morte se irrisolto,
ma con i sapienti poeti come Eraclito (Efeso, 540-476 c.) lenigma
si trasforma in una sfida rivolta contro lopacità degli stereotipi,
una sfida che attraverso il tempo continua ad agire ogni volta che un
artista forza lo stato dipnosi che fossilizza la percezione.
La storia di Omero e dei pescatori, citata da Eraclito, da Aristotele
e poi da Plotino, esemplifica la realtà dellenigma:
Omero chiede a dei pescatori che cosa hanno
pescato e loro rispondono, prendendosi gioco delluomo di cultura:
ciò che abbiamo trovato lo abbiamo lasciato, ciò che non
abbiamo trovato lo abbiamo portato con noi (riferendosi volgarmente alle
pulci). Omero non sa sciogliere lenigma e muore, sconfitto da un
gioco di parole.
Questa storia segna il passaggio da un mondo arcaico, in cui lenigma
sacro costringe ad una risposta obbligata, ad un mondo diverso in cui
lenigma può risalire invece dal basso, dalla banalità
dellesperienza quotidiana.
Omero rappresenta la condizione arcaica di
chi si limita a raccogliere le forme culturali che trova già formulate,
un sapere esteriore e solo quantitativo: i pescatori gli dicono infatti
che loro hanno lasciato ciò che hanno trovato (le pulci, le idee
degli altri).
Omero non conosce la sapienza come formulazione critica di problemi nuovi,
i pescatori gli dicono che ciò che non hanno trovato (le pulci
nascoste, le nuove idee ancora inesplorate e i dubbi) lo hanno portato
con sé. E lui, che impersona la figura dellerudito arcaico
votato ad una cultura quantitativa e solo narrativa, muore (smette di
esistere come uomo di cultura) perché non capisce che deve lasciare
indietro ciò che già conosce per procedere in avanti portando
con sé (come un vero sapiente) solamente ciò che gli pone
un problema ancora da affrontare; non capisce, o capisce troppo tardi,
che la cultura è in questo mantenere in vita idee che affiorano
dallesperienza e non certo il raccogliere nei (suoi) poemi eroici
il racconto svuotato di eventi che non ha mai vissuto personalmente.
La decifrazione dellenigma per Omero
era a portata di mano, bastava accettare fin dallinizio lidea
che ad un significato profondo potesse corrispondere un dettaglio irrilevante
in superficie. Lenigma che dà scacco a Omero è lenigma
che nel Novecento Duchamp ripropone con tutta la sua opera: dietro lapparenza
del gioco volgare (le pulci) può nascondersi una realtà
concettuale vitale, una sfida al senso comune che sblocca la percezione
con la provocazione delleffimero per attivare un congegno percettivo
disponibile ad una decifrazione continua dellesperienza empirica.
L'enigma che abita tutta l'opera di Eraclito è un enigma trasparente.
Nel racconto di Omero le pulci, minimo dettaglio irrilevante, sono sulla
testa (nella testa) come i pensieri filosofici, e legano il minimo più
volgare al tutto concettuale, come lo scarabeo egizio che fa rotolare
ogni giorno la sfera del sole.
Eraclito evita di sacralizzare lenigma,
come fanno invece i sapienti aristocratici della Magna Grecia; sopravvive
isolato nella Efeso democratica che gli è ostile e lenigma
che propone ai cittadini della democrazia delle origini non è più
sacro e religioso ma creativo, corrispondente allopera darte
stessa; questo enigma eracliteo è già lantidoto che
protegge e tutela lindividualità creativa contro luniformità
imperante che può svuotare la democrazia stessa.
Nelle opere di Duchamp, contrariamente a
quanto si crede, ogni significato è esposto nella sua piena vulnerabilità,
accessibile a chiunque voglia scioglierne con limpidezza lenigma.
Duchamp è lartista filosofo che negli anni della prima guerra
mondiale si trova nella stessa posizione sociale di Eraclito ad Efeso,
in apparenza è un aristocratico che nega di dover condividere con
la società il dovere al lavoro, in realtà rivive con la
più grande intensità la ricerca di una forma enigmatica
capace di risvegliare la percezione perturbante delle cose, fornendo a
chiunque un antidoto prezioso contro la tirannia delluniformità.
Per decifrare Fontana (1917), per scioglierne serenamente laspetto
enigmatico, basta seguire le tracce (le parole) che Duchamp ha limpidamente
dislocato attorno alloggetto. Se le parole dicono che quella cosa
è una fontana, firmata da una madre (Mutt), significa che questo
oggetto non è più solamente una cavità nella quale
si versa il più insignificante residuo organico ma anche, contraddittoriamente,
una cavità dalla quale esce qualcosa verso lesterno (una
fontana) e dalla quale proviene ciò che è più prezioso,
la vita stessa (loggetto, una volta rovesciato, ha la forma delle
ossa del bacino della madre).
E Fontana è tuttaltro che una forma di dissacrazione dellarte;
schiva la stilizzazione inerte delle forme arcaiche ad ameba di Arp e
la rabbiosa emulsione materica di Schwitters per saldare irreversibilmente
due immagini contrapposte (lesterno e linterno) con un disegno
fluido e controllatissimo che ha un precedente solo negli acquarelli diafani
di Rodin; una delicatezza epidermica che sigilla lopera in una messa
a fuoco contraddittoria e perturbante: vediamo distintamente in filigrana
linterno del bacino umano, con le sue ossa, ma le apparenze ci costringono
a continuare a vedere anche un oggetto deteriore, esterno e privo di valore.
Una doppia, oscillante percezione del reale, un perturbante coincidere
degli opposti, che ha il valore di una splendida e rinnovata formulazione
filosofica eraclitea.
Lenigma che uccide, quello autoritario
della Sfinge contrapposto al generoso enigma eracliteo, sopravvive fino
ai giorni nostri con il modello barocco aristotelico, ed è per
questo motivo che lenigma liberatorio e antagonista di Eraclito
viene riproposto ancora una volta e così incisivamente con Duchamp.
Se ora mettiamo a confronto due diversi enigmi, legati ambedue alla minuta
forma circolare deldisco solare, possiamo visualizzare chiaramente lopposizione
radicale che separa il sereno enigma eracliteo dal violento enigma aristotelico
barocco:
Per Eraclito il sole ha la larghezza di un piede umano.
Questa affermazione enigmatica e candidamente erronea provoca la perturbante
evidenza epidermica delle cose e risveglia la nostra capacità di
stupirsi, ci disintossica dal dovere dellanalisi scientifica scuotendo
il torpore insidioso dellassuefazione.
Per lenigma barocco aristotelico, invece, con la Transustanziazione
nella particella insignificante dellostia cè davvero,
concretamente, il corpo divino. E questo è un enigma che uccide,
perché laspetto paradossale di questo enigma non può
essere messo in discussione e irriso come si farebbe di fronte ad uno
scherzo.
Il disco solare, in Eraclito, è misurabile
se lo si scherma semplicemente con una mano, e in questo cè
una seduzione coinvolgente, perturbante e intima, che è impossibile
eludere; il simbolico disco solare dellostia, al contrario, è
solo lelemento scenografico di una figurazione che sfida scabrosamente
il senso del ridicolo, e può agganciarsi alla percezione solo come
provocazione retorica alla quale non è lecito opporsi.
Apparentemente questi due enigmi sembrano condividere la stessa materia
concettuale; mostrano entrambi la coincidenza di un dettaglio minimo della
materia più inerte con un insieme di valore universale, e sembrano
invitare tutti e due ad accettare unevidente assurdità logica
per poter accedere ad una riflessione più importante. Ma lenigma
eracliteo ha lo scopo di potenziare la nostra capacità di reazione
agli stereotipi, ci difende, rinnova lemozione di una percezione
rivitalizzata e non obbligata, mentre lenigma aristotelico barocco
ci coinvolge in un gioco perverso che non ammette nessuna libertà
di scelta, un gioco crudele che non ci offre un antidoto individuale ma
rinnova l'antico dramma di chi muore se non sa rispondere alla Sfinge.
(1)
Giorgio Colli, La nascita della filosofia, 1975. Colli nel suo libro dà
un'interpretazione diversa dell'enigma di Omero.
Nota di Segnal'etica:
questo articolo è pubblicato anche nel sito dell'autore: Quaderno
di Critica d'arte
http://web.tiscali.it/quadernoarte/
|