MASSIMO DE NARDO
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Se dici parole, 16 parole Questa è una recensione di parte. Dalla mia parte. Ho scritto un libricino rivolto agli under 15. Sugli omografi. 16 parole in tutto. L'editore Nicola Milano (del gruppo Cappelli editore, di Bologna) le ha inserite come Appendice nella Guida di italiano per la classe quinta (edizione 2006). Una guida scritta da Adelia Sarchi, che ne ha già scritte quattro, una per ogni classe. Come sono fatte queste guide è spiegato nelle due pagine che si aprono facendo clic sulla parola clic (a scelta). Gli omografi sono: Berlina, Amare, Gelosia, Affetto, Grossa, Credenza, Bugia, Piano, Grana, Etichetta, Torto, Caro, Avanzata, Relazione, Riso, Mondo.
Non sono in ordine alfabetico perchè - come dice l'alunno che queste parole le ha ricopiate sul suo quaderno quadrone - nella vita l'ordine alfabetico non esiste. Ed è meglio così. Perché 16 parole? Mi faceva buon gioco con il titolo "Se dici parole", che così pure lui è doppio. Gli omografi sono raccontati per voce di un alunno, che non parla solo di grammatica e di sintassi e di etimologie. C'è dell'altro, quasi fosse una storia che vale la pena ascoltare. Me lo auguro. Fine della recensione. Parola molto omografa "il" o "la" fine. Facciamo che prevalga, qui, l'articolo determinativo singolare maschile. E (ora sei tu che parli) anche un «"alla" fine m'è piaciuto leggerli questi 16 omografi». Se dici così, mi fai davvero felice. |
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Il libro Idee ha per sottotitolo: "La creatività attraverso le parole di 116 pubblicitari". Sottotitolo correttissimo nell'indicare che si tratta di "parole": dalla battuta di una riga all'articolo di sei pagine. La fatica degli autori-curatori è stata notevole: mettere insieme centosedici "modi di dire e di pensare" sulla creatività, sulla pubblicità, sulla comunicazione ha richiesto tempo e pazienza. E' stata una buona idea. "Parole" di centosedici persone che, nel bene e nel male, hanno a che fare con quella strana condizione che è la creatività. Anche se al giorno d'oggi, a guardarsi attorno, non è che ce ne sia parecchia. Centosedici persone. Si va subito a vedere l'elenco. Ci sono nomi famosi e benemeriti sconosciuti. Tra questi ultimi (last, but not least?) ci sono anche io. Finedit edizioni, Milano, 2003
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Sirio Bellucci - a cura di Massimo De Nardo e Paola Ballesi. Con testi critici di Massimo De Nardo, Paola Ballesi, Achille Bonito Oliva, Alessandro Cartoni, Francesco Maria Orsolini
Sirio Bellucci è uno degli artisti più originali di questi ultimi decenni. È stato uno dei protagonisti (sia pure appartato) dell'arte concettuale. Va ricordata, come riconoscimento del suo lavoro, la copertina dedicatagli dalla più autorevole rivista di arte contemporanea, Flash Art, nel 1975. Alla fine degli anni Settanta, Bellucci recupera una pittura espressionista e simbolista, e per certi versi anticipa quella che poi sarà la Transavanguardia. Enzo Cucchi e Sandro Chia, esponenti di spicco di questa corrente neo-figurativa, hanno voluto sottolineare la loro stima e il loro apprezzamento incontrando Bellucci nel suo studio di Belvedere di Fabriano, località nella quale Bellucci si è "ritirato" da qualche anno (prima viveva a Macerata).
Dalla pittura materica e gestuale, che non esclude del tutto la rappresentazione, passa al Concettuale. Sono anni, dal '74 all'85, di sperimentazioni e di esposizioni nelle principali gallerie d'avanguardia. Alla fine degli anni Novanta, Bellucci ritorna alla pittura, onirica, simbolica. Le immagini diventano sempre più elementi narrativi; Bellucci ci racconta storie che assomigliano a evocazioni rituali (danze attorno ad enormi pagliai-totem, saltimbanchi, carrozze in viaggio nell'ignoto). Sono memorie, ma anche utopie. E le utopie, si sa, fanno parte del futuro.
Oggi, la sua pittura, sempre densa di colori e di gestualità, ripropone una sorta di "tempo e luogo" che sopravvive solo nella memoria, attraverso soggetti che reinterpretano la natura (le mannelle , i boschi), il viaggio (i carri) e l'uomo (dagli "autoritratti di schiena" ai saltimbanchi). Una pittura ricca di simbologie, ritualità, quasi surreale, che si fa narrativa, racconto. Sono, quelle di Sirio, narrazioni che assomigliano a leggende. In un angolo di queste narrazioni c'è quasi sempre la figuretta nera e rossa di Bellucci, una sorta di firma corporale. Bellucci da qualche tempo riattraversa la sua origine (le colline alte e solitarie di Belvedere, vicino a Fabriano) e ne ricava una pittura corposa e anche veloce, meditata e anche improvvisata, arcaica e anche contemporanea. Sicuramente una pittura riconoscibile per stile, personalissimo, come sanno essere le opere di chi va oltre le correnti, gli "ismi", e si propone nella sua totale originalità.
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