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Tavolette
Un archivio della memoria Massimo
De Nardo
«Sono stato folgorato alla Madonna dei Fiori, a Bra! Un santuario
dove ci sono parecchi ex voto. Sentivo il bisogno di raccontare cose più
importanti dei fatti miei, e vedere l'onestà narrativa degli ex
voto è stato forse il corto circuito che mi ha messo in moto»,
dice Franco Biagioni (pittore, illustratore,
scenografo), in riferimento alle sue "tavolette" laiche, che
con gli ex voto hanno qualcosa in comune. Sono tavolette di legno, formato
25 x 30 cm, dipinte ad olio (con un perimetro anch'esso dipinto che fa
da cornice). Raffigurano, al pari degli ex voto, persone, cose, paesaggi,
animali, che insieme narrano un evento, più spesso drammatico,
qualche volte gioioso. Storie, pubbliche e private, tutte ugualmente riportate
ad una nuova narrazione, perché la memoria si conserva meglio quando
diventa presente.
"Archivio della memoria", così Biagioni ha chiamato alcuni
luoghi concreti, che per il momento sono il suo studio di pittore, un
sito internet, delle cartoline virtuali, una piccola collana di monografie
storiche (edita da Arnaldo Lombardi, di Siracusa).
Ogni spazio è un luogo, e se c'è un luogo può esservi
una traccia, una presenza. Non esiste traccia che non abbia una sequenza
narrativa, un divenire, un movimento, come il nascere verso il morire,
come l'andare e il tornare. Tutto è narrabile.
Per ottenere una narrazione fluida, ricca di sguardi, puntellata di sottolineature,
bisogna possedere memoria. Possesso come acquisizione del sé, e
del sé degli altri, in un reciproco scambio e ascolto.
Col tempo, le tavolette formeranno una storia del novecento, nostrano
e fuori confine. La prima cagnetta nello spazio, la tragedia di Ustica,
il disastro nucleare di Chernobyl, l'alluvione di Firenze, il dramma di
Vermicino, la morte di Che Guevara, sono alcuni capitoli. Per il momento,
l'archivio della memoria "storica" contiene una quarantina di
tavolette. Ci vuole tempo per immagazzinare il tempo.
La tecnica pittorica di Biagioni risente, felicemente, del tratto da illustratore;
questo gli consente di essere anche scrittore visivo, efficace affabulatore
(bastano, così, per alcune storie "lontane", poche righe
didascaliche scritte su un cartellino).
Gli ex voto venivano offerti come forma di ringraziamento per i voti esauditi.
Ex voto significa appunto "secondo il voto (fatto durante il periodo)",
dalla formula latina ex voto suscepto "per promessa fatta".
Un ex voto è testimonianza, quindi recupero dell'evento, narrazione
di memoria. Ma ha una funzione più propagandistica che d'archivio
storico, diversamente dalle "tavolette". Tant'è che gli
eventi narrati negli ex voto sono riconducibili ad un "lieto fine"
per una grazia ricevuta, con l'intervento di un santo o di una santa,
più spesso della Vergine Maria. Un ex voto documenta l'accaduto,
ma questo serve per dare realtà (e verità) ai personaggi
artefici del miracolo.
Le tavolette sono puro recupero degli eventi. Antagoniste dell'oblio.
In una mondo che produce fotogrammi (per la velocità), un archivio
della memoria potrà essere un luogo nel quale rallentare un poco,
fare delle pause, con la possibilità di tornare sui propri passi.
La memoria non è nostalgia; serve a tramandare, quindi è
proiettata in avanti.
Franco Biagioni dipinge anche tavolette di storie personali (degli altri).
Ci sono momenti nella nostra vita che poi ritroviamo archiviati in un
album fotografico, ogni tanto una occasione ce li fa riprendere, forse
una mancanza, una nostalgia, una assenza. Spesso è la morte che
riporta in vita. Ci sono momenti, molti, che abbiamo negato ad una testimonianza
visiva, e di questi abbiamo sì memoria ma non traccia riprodotta.
Franco Biagioni ci propone un archivio personale, una storia della quale
ci piacerebbe riparlare, sia pure con il vezzo della rappresentazione
pittorica. Se abbiamo una storia, Franco Biagioni ce la racconterà
dipingendola, al pari di un ex voto dedicato a se stessi.
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