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Ci sono
cose che fai fuori tempo. Succede. La mia prima Smemoranda (sinonimo di
agenda) l'ho comprata nel '99, nell'anno del finto fine millennio. Ero
un quarantottenne, che non voleva certo ringiovanire. I clienti Smemo
sono, in genere, under 20. Un genere che diviene target, per tutta l'industria
nostrana e internazionale, dalla patata allo zainetto. Il mio acquisto
è stato fatto per motivi di confronto. Vedere come sono realizzati
i prodotti, per un pubblicitario (quale sono) fa parte del mestiere. In
special modo se un tuo cliente produce cartotecnica scolastica. L'agenda
si è subito trasformata in quaderno appunti. Ci sono ancora un
bel po' di pagine da riempire. Sto ancora nel '99. Destino. Ci sono cose
che fai fuori tempo. Succede. Smemoranda, il libro-agenda, nasce nel '79.
I come e i perché sono raccontati direttamente dai protagonisti,
nel sito Smemoranda, dal quale ho prelevato il testo, paro paro, dietro
consenso della Cooperativa. Una e-mail di richiesta, qualche settimana
di attesa, e poi l'ok.
Smemoranda
va dritta in Marchi di trionfo, la rubrica di Segnal'etica, questa
qua, questa che state leggendo. Ogni tanto si ha bisogno di dire che il
cielo è il cielo, il mare è il mare per avere conferma dell'esistenza.
Succede.
Ora, a far semiotica con Smemoranda si rischia la pesantezza. Non per
il tipo di "prodotto" (agenda-quaderno-zainetto-astuccio-tascapane-sito
Internet), che è ben fatto, ben scritto, ben illustrato. Non mi
azzardo. Quasi tutti hanno scritto e disegnato per Smemoranda; tutti vorrebbero
farlo. Molti imitano lo "stile" dell'agenda. Non ultimi, quelli
di Einaudi, con Stilelibero - diario/agenda (che sarebbe anche il nome
di una collana dedicata ai cosiddetti giovani scrittori o simili).
La rubrica Marchi di trionfo vuole essere una sorta di vetrina
dei prodotti che smettono di essere oggetti e che, per molteplici implicazioni,
diventano emblemi, marchi, etichette di comportamento. Davanti ad una
vetrina si può star fermi qualche secondo e poi proseguire, oppure,
incuriositi o tentati, passare dalla vetrina al negozio. Entrare. Con
Smemoranda si dovrebbe entrare. Ecco perché, al di là dell'impegno
scribantico (non si dice così, lo so), meglio entrare dalla porta
principale, e cioè direttamente dal sito di Smemoranda. Segnal'etica,
per comodità di lettura, senza scartare informazioni utili ad una
conoscenza un poco da frittura, riporta la fonte originale.
Una sola annotazione, sul nome. Azzeccato davvero. La "esse"
ha il sapore di Swatch, altro marchio trionfale, che ha reso il tempo
di plastica, ma in parte l'ha colorato. In fondo, anche un'agenda a quadretti
è una misura del tempo.
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Appunti
per Segnal'etica, su una Smemoranda del '99, quando l'idea era
di "mettersi in rete".
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