OGGETTO/SOGGETTO 16
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Calceus ergo sum

Prima o poi doveva accadere. Le scarpe ora parlano. E' l'evoluzione che fa specie. Partiti dalla calzatura che respira (Geox), siamo arrivati alla calzatura che parla (Adidas). Tomaia e vita vanno d'accordo, dal momento che seguiamo le impronte di qualcuno, che la civiltà è in cammino (punti di vista), che bisogna avere i piedi per terra, che si finisce per essere trattati come scarpe vecchie e via andando di questo passo.

A ben guardare il respiro della scarpa Geox viene da pensare all'alito nebuloso di un fumatore o allo spruzzo vaporoso di un ferro da stiro. Di iperbole è condita la pubblicità. La scarpa Adidas parla, ma ovviamente non è condizione anatomica, altrimenti nel gran movimento tacco-punta sarebbe un insopportabile vocio. Le scarpe Adidas parlano perché qualcuno scrive. Conseguenza poco lineare, ma è così. Sotto sotto c'è puzza di calzino. Trattasi di concorso pubblicitario a cura del mensile Maxim. Concorso di scrittura breve, "per esprimere, con una frase non superiore a tre righe, le emozioni provate durante una corsa sportiva". Si vincono scarpe e magliette. In genere, dopo una corsa, sono i piedi che parlano, per dolenti immagini. Le scarpe, se proprio vogliamo convincerci che siano capaci di allacciare discorsi, parlano a voce alta con l'etichetta dei prezzi. Categorie olimpioniche, oro più che bronzo.

Le scarpe sono a volte involontarie testimonianze del dolore. Sono gli "oggetti" che restano dopo una disgrazia, un incidente stradale, un bombardamento. Sono le uniche cose forse più legate e strette di altre al nostro corpo, eppure sono quelle che alla fine se ne vanno per proprio conto.

La scarpa respira. La scarpa parla. E la scarpa che pensa? Ci stanno pensando. Saranno pensieri terra terra?

C'è un tipo di pane che si chiama "ciabatta". Chaplin mangiò lacci di scarpa come spaghetti. L'uomo, quando sbarcò sulla Luna, lasciò l'impronta di un doposci. Cenerentola perse la sua scarpina di cristallo. Un tedesco, calzolaio solo di nome, prende le curve a trecento all'ora e ce lo pagano sopra. Fare le scarpe a qualcuno non è un dono, ma una brutta cosa.

Non c'entra niente, però se ancora non l'avete letto, vi consiglio Pensare con i piedi, uno splendido libro di racconti (anche sul gioco del calcio) del fu Osvaldo Soriano.

mdn