|
Prima
o poi doveva accadere. Le scarpe ora parlano. E' l'evoluzione che fa specie.
Partiti dalla calzatura che respira (Geox), siamo arrivati alla calzatura
che parla (Adidas). Tomaia e vita vanno d'accordo, dal momento che seguiamo
le impronte di qualcuno, che la civiltà è in cammino (punti
di vista), che bisogna avere i piedi per terra, che si finisce per essere
trattati come scarpe vecchie e via andando di questo passo.
A ben guardare il respiro della scarpa Geox viene da pensare all'alito
nebuloso di un fumatore o allo spruzzo vaporoso di un ferro da stiro.
Di iperbole è condita la pubblicità. La scarpa Adidas parla,
ma ovviamente non è condizione anatomica, altrimenti nel gran movimento
tacco-punta sarebbe un insopportabile vocio. Le scarpe Adidas parlano
perché qualcuno scrive. Conseguenza poco lineare, ma è così.
Sotto sotto c'è puzza di calzino. Trattasi di concorso pubblicitario
a cura del mensile Maxim. Concorso di scrittura breve, "per esprimere,
con una frase non superiore a tre righe, le emozioni provate durante una
corsa sportiva". Si vincono scarpe e magliette. In genere, dopo una
corsa, sono i piedi che parlano, per dolenti immagini. Le scarpe, se proprio
vogliamo convincerci che siano capaci di allacciare discorsi, parlano
a voce alta con l'etichetta dei prezzi. Categorie olimpioniche, oro più
che bronzo.
Le scarpe sono a volte involontarie testimonianze del dolore. Sono gli
"oggetti" che restano dopo una disgrazia, un incidente stradale,
un bombardamento. Sono le uniche cose forse più legate e strette
di altre al nostro corpo, eppure sono quelle che alla fine se ne vanno
per proprio conto.
La scarpa respira. La scarpa parla. E la scarpa che pensa? Ci stanno pensando.
Saranno pensieri terra terra?
C'è un tipo di pane che si chiama "ciabatta". Chaplin
mangiò lacci di scarpa come spaghetti. L'uomo, quando sbarcò
sulla Luna, lasciò l'impronta di un doposci. Cenerentola perse
la sua scarpina di cristallo. Un tedesco, calzolaio solo di nome, prende
le curve a trecento all'ora e ce lo pagano sopra. Fare le scarpe a qualcuno
non è un dono, ma una brutta cosa.
Non c'entra niente, però se ancora non l'avete letto, vi consiglio
Pensare con i piedi, uno splendido libro di racconti (anche sul
gioco del calcio) del fu Osvaldo Soriano.
mdn
|