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A prima
vista, questi occhiali mi fanno pensare ad alcuni object di ManRay
(il ferro da stiro con i chiodi) e di Meret Oppenheim (la tazzina
di caffè ricoperta di pelliccia).
"A prima vista", in riferimento ad un paio di occhiali, è
quasi uno scherzo delle parole.
Spenti gli scandali del surrealismo e del dadaismo (stili rintracciabili
in molte opere degli anni Settanta, più datate delle originali),
a distanza di anni questi object strani, improbabili, mantengono una
assurdità lacerante. Anche al di là della loro materia.
I chiodi in fila sulla piastra di un ferro da stiro lo rendono inservibile
ad un uso "comune", ma a guardarli graffiano il pensiero.
La tazzina, il piattino e il cucchiaino di Meret Oppenheim hanno qualcosa
di mostruoso, quasi fossero animaletti pelosi. La polvere, chissà,
nel frattempo avrà assunto sembianze di zecche.
Questi occhiali fanno pensare anche agli ironici "oggetti introvabili"
di Jaques Carelman.
A prima vista
Basta un attimo per ri-vedere la realtà.
Quel filo spinato smorza il sarcasmo degli sperimentalismi artistici
d'inizio e fine Novecento. Filo spinato. Al posto delle lenti. Davanti
agli occhi, quasi a toccarli. Pungono? Penetrano nel nostro tranquillo
sguardo? Quando non si riesce a vedere con obiettività e intelligenza
una situazione metaforizziamo con "miopia". Qui non si tratta
di una vista a basse diottrie, qui ci sono la segregazione, l'ostacolo,
lo spazio chiuso del concentrazionismo. Lager contemporanei (ma i lager
sono sempre contemporanei). Il conflitto tra israeliani e palestinesi
si "espone" anche in questo modo. Sarà utile per non
stancarsi mai di "vedere" come va il mondo. E da che parte
lo stiamo spingendo.
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Gli
occhiali creati dal designer Itamar Arari sono stati esposti
alla scuola di Design di Tel Aviv, dove artisti e stilisti israeliani
e palestinesi hanno cercato di dare nuovo significato alla frase
"Vestiti per uccidere"
Foto di Havakuk Levison
Fonte: Reuters
Notizia pubblicata
su virgilio.it
[Ringraziamo gli autori e le fonti]
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GLI
OCCHIALI DI ITAMAR ARARI
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Man
Ray
Cadeau [1921] |
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Meret
Oppenheim
Fur covered cup, saucer and spoon [1936] |
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Jaques
Carelman
Caffettiera per masochisti [1969]
«Luomo, che qui viene svelato, non è
rappresentato nella sua grandezza e genialità di artefice del
mondo, ma nelle sue dis-abilità e goffaggini, nei suoi limiti
di fronte alla difficoltà di controllare ciò che lo
circonda.»
Cristina Pisanello
www. exibart.com |
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