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PREFAZIONE
Questo libro era partito come un qualsiasi altro testo, con uno schema
ben preciso di lavoro e tempo per reperire il materiale. Sulla mail art,
in realtà, non cè molto: qualche saggio e una miriade
di cataloghi che seguono le mostre di maggior successo.
Ed è stato proprio mentre esaminavo le varie scartoffie e leggevo
gli articoli che mi sono resa conto che non era il modo giusto di procedere.
Quella, non era mail art.
Tanti hanno provato ad inquadrarla, a farne una cronologia sommaria, ad
accostarla ad opinioni sociologiche, implicazioni psicologiche, a ribellioni
giovanili e politiche. Ma qualsiasi approccio del genere è errato
per la mail art.
Si possono dare dei punti di riferimento, qualche data, rivista, manifestazione.
Ma nulla di più.
La mail art sfugge per la sua stessa struttura a qualsiasi definizione.
I dati di seguito proposti vogliono essere un riferimento, una di bussola
con la quale orientarsi in questo universo parallelo, così vitale
e giovanile. Per questo, ho preferito alle parole le opere alle quali
è dedicata una larga parte di questo libro. Il vero messaggio è
proprio in esse, più autentico di qualsiasi racconto.
Un ringraziamento è dovuto a tutti i mail artisti che hanno deciso
di partecipare a questo mio viaggio, alla biblioteca di Gorgonzola e a
Nadia, alla sua disponibilità.
Infine, un grazie particolare a Giordano Bruno Genghini che da più
di 15 anni è il mio Virgilio nellodissea della mia scrittura.
Dedico questo libro al circuito, a chi cè e a chi no, a chi
ne ha fatto parte come me e a chi ci entrerà.
INTRODUZIONE
La mail art, letteralmente, è larte postale.
Si è sviluppata nei diversi paesi come strumento per diffondere
vari tipi di arte (dalla scrittura alla fotografia alla pittura) che non
riuscivano ad entrare nei canali ufficiali di diffusione.
Editoria in testa, si presentava agli autori il problema della latitanza
degli usuali mezzi di pubblicazione e pubblicizzazione delle proprie opere.
La soluzione era ovvia: diffondere in proprio, utilizzando il servizio
postale.
Rientrano in questa che per comodità chiameremo corrente, molteplici
forme darte, ma soprattutto quella legata alla scrittura. Non si
può parlare di mail art infatti, senza fare un breve cenno alla
xerox art. Questa, utilizza la fotocopiatrice per la riproduzione dei
testi che vengono quindi editi in proprio e messi in circolazione, spedendoli
direttamente a chiunque ne faccia richiesta.
La mail art è una corrente elettrica dai contorni non ben definiti,
che coinvolge un po tutto il mondo: chi entra nel circuito corrisponde
con artisti di ogni paese (Usa, Sudamerica, Europa e così via),
scambiando opere e soprattutto idee.
La forma artistica che meglio si propone per il circuito è quella
della poesia visiva.
Esistono diverse manifestazioni legate alla mail art: mostre, circoli
di discussione e festival. E non mancano riviste specializzate nel settore,
soprattutto europee. In Italia, purtroppo largomento è poco
approfondito.
Il circuito dispone di un indirizzario che si rinnova spesso tramite una
sorta di catena di S. Antonio: un artista invia un casellario dove ogni
destinatario pone un simbolo unitamente al proprio indirizzo e lo spedisce
ad un conoscente. Riempito il foglio, questo torna al mittente. In realtà,
sarebbe più opportuno parlare di indirizzari, perché sono
diversi.
In Italia il fenomeno è legato alla fase di sperimentazione artistica
sorta durante gli anni 60. Soprattutto il "Gruppo 63",
nel quale spiccano i nomi di Elio Pagliarani e Edoardo Sanguineti, ricercava
nuovi mezzi espressivi e la nascita della poesia visiva poneva il problema
della semanticità del messaggio, cioè del significato.
Linterpretazione del significato di molte poesie risultava estranea
ai suoi autori. Ma luniversalità del messaggio non stava
proprio nelladattabilità del significato semantico a seconda
dellinterlocutore del momento? E un messaggio capace di mantenere
la propria entropia nel tempo, non la manteneva indipendentemente dalla
propria semanticità?
Per questi esponenti lopera darte nasceva dalla complicità
di autore e spettatore, o lettore che si voglia.
Negli anni seguenti, si fece sempre più urgente la necessità
di far circolare opere, soprattutto poesia, al di là dei canali
ufficiali che troppo spesso, erano sottoposti a regole inaccettabili per
gli autori.
Ecco allora nascere la mail art che supera il limite geografico, linguistico
ed editoriale: unica regola, possedere un francobollo. Ed ecco, autori
di diversi paesi, comunicare tra loro, seppur con una lingua differente.
Il significato? Nessuno che fa parte del circuito sottovaluta limportanza
del significato semantico, né la formula vuole porre laccento
sul messaggio e basta. Non conta solo il messaggio in sé, vero
è che linterpretazione dello stesso è diversa a seconda
del destinatario. Come dire, la poesia visiva, prima di essere letta,
deve essere guardata. Ciò che conta è lemozione, la
sensazione che riesce a suscitare, indipendentemente dal significato.
Come se fosse un linguaggio corporeo, o una specie di metalinguaggio.
La mail art è un veicolo per diffonderlo e per parlare darte
e renderla nota.
E una corrente sotterranea che attraversa il mondo in una vita parallela,
un circuito per idee libere e arte che può, in questo modo, ritrovare
la propria autenticità.
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