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New York,
11 settembre 2001. E' una delle due torri gemelle del World Trade
Center. Sappiamo tutti cosa è accaduto, cosa sta accadendo, ma
non cosa accadrà nel giro di un'ora. Poi vedremo le due torri,
una appresso all'altra, sgretolarsi, seppellendo tutto ciò che
contengono: migliaia di persone, e cose. "Attacco all'America"
è il titolo di quasi tutti i giornali del mondo.
Ore 8.45 e ore 9.16:
due aerei passeggeri dirottati sono stati lanciati come missili kamikaze
contro le Twin Towers, simbolo e luogo concreto del capitalismo occidentale.
Un terzo aereo colpirà il Pentagono, a Washington, simbolo e luogo
concreto del potere militare; un quarto aereo verrà intercettato
e abbattuto dai caccia statunitensi; forse era puntato sulla Casa Bianca,
simbolo e luogo concreto del potere politico, o contro l'aereo del presidente,
che di questi simboli e luoghi ne è il portavoce.
Questa "maledetta" foto cancella le parole.
La striscia di fumo e polvere divide l'inquadratura: sopra, gente disperata,
spinta fuori dalle macerie e dal fuoco; sotto, la superficie di cristallo
e acciaio appare intatta, con le finestre chiuse; probabile che la gente
di questi piani sia già scappata o stia tentando di farlo. Le scale
d'emergenza sono percorse da migliaia di persone terrorizzate; moltissime
sono ferite. La parte sotto è irraggiungibile e diviene ancora
di più uno spazio desiderato.
Questa "maledetta" foto cancella le parole. Per un attimo, la
schizofrenia delle forme (il pensare alle cose come somiglianti ad altre)
mi fa vedere questa scena dall'alto, e non davanti. Persone in piedi,
dentro strette corsie da bowling. Ma i birilli sono loro. In attesa di
essere buttati giù. La realtà stordisce. Sono persone disperate,
affacciate dalle finestre; molte sono totalmente nel vuoto, aggrappate
a chissà quale speranza. Forse si pensa di farcela.
Quelle linee verticali sono sbarre che imprigionano. Qualcuno, disperato
fino ad impazzire, si getta giù. Dall'ottantesimo piano.
Questa "maledetta" foto cancella le parole,
ma ora ha un suono, tanti suoni che si accavallano. Urla, richieste d'aiuto,
urla, invocazioni, suppliche, imprecazioni, urla. Chi può sentirli?
L'album della storia conserverà questa foto. Qualcuno, commentando
le scene in tv, ha paragonato New York a Beirut. Tra qualche mese ci sarà
un palazzo di mattoni e intonaco bianco, di pochi piani, in fiamme, con
la gente sui tetti a terrazzo, ad urlare un aiuto. Auguriamoci di no.
Se dovesse accadere, verso oriente (medio oriente), avremo una foto più
o meno identica, che però l'album della storia non vorrà
conservare.
Questa "maledetta" foto non cancella più le parole, ma
che dire, se non fare le solite domande. Perché accade questo?
A chi giova? Perché al terrorismo di una banda si risponde con
il terrorismo degli eserciti? Un mondo diverso non è dunque possibile?
Che accadrà domani?
Questa foto si sgretola. Giorni prima, quelle
stesse persone si affacciavano dalle finestre per osservare il traffico
caotico e lillipuziano o il cielo azzurro o lo scenario maestoso di New
York che mette in ombra le strade.
Conserverò questa foto. Accanto alle vecchie foto dei bambini vietnamiti
spogliati e spellati dal napalm, alle donne d'oriente bendate come mummie,
ai ragazzi che giocano al calcio con una gamba sola, al sorriso di un
anziano che "ne ha viste tante, e tutte brutte", ma basta che
ti guarda e impari un poco a sorridere.
Però questa maledetta foto cancella di nuovo le parole.
MDN
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