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Fugge lontano il suo sguardo e soltanto ora comprendo
perché un uomo proietti ogni gesto oltre i confini del definito,
fuori del certo, alla mercé degli elementi.
Tre volte gli ho stretto la mano, per tre volte, come se avessi avuto
il timore di non poter sentire tutto ciò che aveva toccato o afferrato,
che aveva stretto.
E strano il senso dabitudine con cui ritualmente eseguiamo
la manualità di questo gesto, per perderne poi il significato.
Per tre volte dicevo, come volendo attingere, e a fondo, da una sequela
sorgiva di memorie, per non averle poi dimentiche e condividerne i sacrifici,
pienamente.
A ripensarci, oggi, sento quasi il tepore di quel guanto che previdente
riponeva in un angolo del suo zaino. Troppe volte aveva rimpianto la presenza
di un caldo e asciutto coprimano e mai più sarebbe caduto nella
imperdonabile dimenticanza, neppure in luoghi meno angusti.
Arrampicarsi è un contatto primitivo con la materia, con le sue
forme; assicuri la tua esistenza avvinghiandoti alle protuberanze di una
parete, ad ogni sporgenza, noncurante della temperatura o della sua precarietà;
come su di una scala
riposta
insicura
scartata.

Lascesa ti affanna il respiro ed i propositi
maturati comodamente altrove pulsano ancor più vitali,
come alimentati da una accresciuta consapevolezza.
Lo sguardo volge allapice, deferente, invocando quella tregua propizia
che vale da garante al tuo ardire.
Un uomo di montagna può coinvolgerti fino al punto di farti sentire
parte di una spedizione; larmonia di un racconto, delle sue note
cifrate, valgono il conto di uno splendido rapimento senza il prezzo di
alcun riscatto.
Per tre volte ho voluto stringere la sua mano, una comunissima stretta
di mano piena di riconoscenza per gli stimoli che ci ha offerto, per quel
senso di umanissima sofferenza che scorgi nei tratti segnati del volto.
Ed è soltanto un uomo con il suo vagare, quello che omaggio, ancora.
Giulio Tomassini
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Kurt Diemberger
(nato a Salisburgo nel 1932) è l'unico
alpinista vivente ad avere all'attivo due prime ascensioni assolute di
cime oltre gli ottomila metri. Nel 1957, con Hermann Buhl, il Broad Peak
(senza portatori e senza respiratori dalta quota), nel 1960 il Dhaulagiri
(con una spedizione internazionale svizzera, sempre senza ossigeno). Con
Julie Tullis, la sua compagna morta sul K2, aveva realizzato "il
film team più alto del mondo". È conosciuto come "il
cineasta degli ottomila" per i numerosi film realizzati in Himalaya.
Lo si può definire una persona internazionale avendo partecipato
ad oltre venti spedizioni di diversi paesi. Vive tra l'Italia e l'Austria,
ma la maggior parte dell'anno la trascorre viaggiando e filmando in montagna,
nella giungla, nel deserto. Numerosi i suoi film. Ha vinto al Festival
di Trento nel 1962 con "Monte Bianco, la Grande Cresta di Peuterey",
nel 1987 con "Tashigang un villaggio tibetano tra il mondo
degli uomini e degli dei", nel 1989 con "K2 - sogno e destino".
Kurt Diemberger non si è dedicato solo alle montagne; è
stato attratto anche dalle foreste, dai deserti di ghiaccio e di sabbia,
da tutto ciò che riserva un fascino ignoto. È sempre in
viaggio, in bilico fra la famiglia e i continenti lontani. Quasi ogni
anno parte ancora per unesplorazione o unascensione verso
segrete frontiere.

I libri di Kurt
Diemberger
Gli spiriti dell'aria
Vivalda 1997
[ Questo libro è il
caleidoscopio della vita di un nomade tra zero e ottomila metri, è
il raffinato diario di viaggio di un alpinista anomalo e straordinariamente
creativo. "Solo gli spiriti dellaria sanno che cosa troverò
dietro le montagne..." dice un proverbio groenlandese, e da sempre
Kurt Diemberger segue le voci degli spiriti per scoprire i segreti nascosti
nei paesaggi della Terra. È una ricerca inesauribile che si rinnova
in forme sempre diverse: nel vuoto immenso del Grand Canyon, nei misteri
della foresta amazzonica, nei bianchi deserti groenlandesi, nellassurda
tragedia del K2, oppure nello sguardo attonito di Nawang Tenzing sulla
cima del Makalu e nellondeggiare delle luci di Los Angeles che sembrano
gioielli della notte. La scoperta di questi segreti si potrebbe chiamare
avventura, ma è qualcosa che scende nel profondo: a questa ricerca
Diemberger ha dedicato la sua vita. ]
K2 di Roberto
Mantovani e Kurt Diemberger
White Star
K2
il nodo infinito
Corbaccio 2000
K2
Sogno e destino
Vivalda
La
storia del Cristallo Bianco
di Hildegard Diemberger, Maria Antonia Sironi, Pasang Wangdu
Kurt Diemberger, Carlo Meazza
Ferrari Grafiche
Monte
Bianco
Vivalda
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