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Il settimanale
Internazionale (n. 474 - 7/13 febbraio
2003) titola l'argomento di copertina "Ho visto la guerra".
L'articolo è di Robert Fisk, corrispondente dal Medio Oriente del
quotidiano britannico The Indipendent. Accompagna l'articolo una foto
(Corbis/Contrasto): Kuwait,
1991. I corpi carbonizzati dei soldati iracheni nella guerra del Golfo
Tra un po' basterà cambiare soltanto luogo e data. L'articolo di
Fisk parla di situazioni che durante un conflitto (attentati di guerra
o di terrorismo) vengono filmate ma non trasmesse poi dalle televisioni,
perché la brutta morte va cancellata. Sono immagini che non vanno
d'accordo con la finta serenità degli interni domestici costruiti
dalla pubblicità. Saranno fotogrammi per gli archivi dell'orrore.
Fisk dice, con una scrittura "di rabbia" condivisibile, che
"Come nei dipinti dei caduti inglesi sulla
Somme durante la prima guerra mondiale, doveva sembrare che gli iracheni
avessero affrontato una morte pietosa, senza ferite evidenti, senza nulla
di sporco, senza tracce di merda, di muco o di sangue rappreso: solo a
queste condizioni potevano apparire nei programmi in prima serata".
Questa foto
- sarà per il colore bronzo scuro (carboni d'ossa e di carni),
sarà per le pose paradossalmente "da gruppo scultoreo"
delle vittime - mi ha fatto pensare ai monumenti sempre più inutili
piazzati al centro d aiuole da non calpestare. Se i diritti umani fossero
paragonati alle aiuole dei giardini spartitraffico, già avremmo
fatto una comparazione elementare. Invece, hanno già fuso altre
lettere di bronzo per inchiodarle alle maxi lapidi della memoria. Ma che
memoria è quella che di nuovo riproduce la morte, il dolore, l'annientamento
dell'altro? A che serve ricordare un gesto che non va compiuto quando
poi lo si compie di nuovo?
I monumenti alle guerre non dovrebbero esistere perché non dovrebbero
esistere le guerre; ma questo non è un ragionamento. Il papa ha
detto che dio ha volto lo sguardo altrove; non meritiamo la pietà
divina. Se siamo stati cacciati dal paradiso quando non eravamo inquilini
troppo vecchi una ragione plausibile dev'esserci stata. Dio è menzionato
sulla filigrana del dollaro: "In god we trust" c'è scritto
sotto il marchio di fabbrica The United States of America. Che dio potrà
mai essere se gli si dà il compito di banchiere?
La foto dei soldati iracheni sembra uno strano monumento. Questo strano
monumento non ha avuto il drappo dell'inaugurazione (qualche soldato ha
brindato alla vittoria); è rimasto lì il tempo necessario
agli archivisti di fotografarlo. Poi, cenere sabbia e quant'altro si sono
mescolati, forse una ruspa blindata ha svolto le funzioni del camion della
nettezza urbana.
Questo strano monumento, diversamente dal bronzo, per un po' ha trasmesso
odori. Il fetore del massacro.
La foto dei soldati iracheni, come altre foto di altri massacri, diventa
l'inevitabile conseguenza di ciò che è la guerra. Effetti
diretti e collaterali. A dir così l'anima è salva.
In una sala delle Nazioni Unite c'è un arazzo - dono di Rockfeller
- che riproduce Guernica. L'arazzo è stato coperto, prima che il
sottosegretario americano mostrasse le prove che l'Iraq possiede armi
di sterminio di massa (come le posseggono gli inquisitori), prove simulate
con disegni e una fialetta di antrace. Neanche un dilettante venditore
di cosmetici si sarebbe comportato a quel modo. Cos'era: vergogna, un
metter le mani avanti, un non dare adito a quanti hanno paragonato il
junior dabliu al tedesco coi baffi da scemo? Questa guerra vedrà
impegnate centinaia di migliaia di soldati, una quantità enorme
di armi d'ogni tipo, e molte nazioni faranno sventolare le loro bandiere
(come allo stadio?). Ma è una guerra per pochi. Uomini d'affari,
che volendo essere più potenti devono essere molto più ricchi.
E viceversa.
Spesso di dice "è la guerra" con la stessa leggerezza
con la quale si dice "è la vita". Forse per questo si
mettono drappi ad opere d'arte, si copiano tesi di laurea per elencare
prove contro l'Iraq che hanno lo stesso valore del Sole che gira attorno
alla Terra, si mostrano fialette come test dell'urina. A proposito del
Sole, dicono che si spegnerà fra cinque miliardi di anni. Quanto
spreco d'energia, per un pianeta come il nostro che sta morendo d'imbecillità.
E' una imbecillità che brucia, al pari di un missile che degli
imbecilli hanno chiamato intelligente. Se tutto fosse un Truman show avremmo
la speranza di una porta dipinta nel cielo, ma che si potrà aprire.
Che dio ce la mandi buona. Non sarà così: dio è andato
via.
mdn
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