F O T O G R A F F I A R E 06 S'E [in copertina


Ti incappuccio, nego il tuo sguardo al fuori perché così, senza alcun riferimento fisico verso cui proiettarti anche solo mentalmente, sei alla mia mercé. Io posseggo i tuoi gesti. Io ti dico: qua, là, giù, su, sotto, sopra. E tu esegui. Non sei soltanto prigioniero, preda, conquista; io posseggo il tuo orizzonte, il tuo "essere" nel mondo. Ho su di te un dominio totale. So che anche i tuoi pensieri, prima o poi, saranno indaffarati alla fisicità di un corpo che non ha più riferimenti. Smetterai di riflettere, di pensare, di avere memoria, dovrai solo cercare un equilibrio nell'immobilità. I suoni diventano rumori quando si sta al buio, e disturbano come aghi nelle orecchie.
La situazione è ben nota: talebani catturati in Afghanistan (gennaio 2002) e deportati a Guantanamo (base americana a Cuba). Anche questo "ti sto dentro casa, cubano" suona come un possesso.
La prima cosa che colpisce, in questa foto, è – credo – l'incappucciamento dei prigionieri. Sacchetti di iuta piegati in due e tenuti stretti da un giro di nastro adesivo. Sopra gli occhi, così da escludere anche le ombre. Senza ostacoli concettuali, ho pensato ad un burqa, versione maschile. La civiltà del cappello a falde larghe (e del cappuccio del Ku Klux Klan) si fa paladina delle libertà femminili del medio oriente e baratta tette al silicone per sollevare un copricapo un po' ingombrante. Il burqa era (ed è) un non-problema. Il burqa made in Usa chiude totalmente lo sguardo. E' una negazione assoluta; il burqa femminile esclude solo lo sguardo del maschio, ne cancella una bramosia da guardone; il burqa al maschile nega lo sguardo a tutto; tu non puoi guardare, il mondo non esiste e quindi tu stesso non esisti più.
La foto ci mostra un piccolo marine che "accompagna" due prigionieri incappucciati. Sembrano, i prigionieri, comparse di una processione religiosa, quando nella festa del patrono sfilano per i centri medievali delle nostre città gli "incappucciati", i "sacconi", con i loro sai e le fruste della penitenza. Ritualità per mortificare il proprio corpo, anche nella sola reclusione di una vestito che ci avvolge per intero. Antropologie del sacro e del pagano. Però, finita la festa, gabbato il santo. Anche quando le processioni degli incappucciati sono simili a processi, e non solo nell'etimo.
MDN

Foto: Ricardo/AP

 

 

 

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