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Il
bambino della foto (un particolare) può far pensare ad un bambino
palestinese, quando l'Intifada era un lancio di pietre.
Un'immagine inquadrata da una certa angolatura quasi diventa un'altra.
E', banalizzando, il punto di vista, sia di chi scatta la foto sia di
chi poi vedrà la foto. Dal momento che non esistono immagini totali,
capaci di contenere se stesse (può farlo solo la meravigliosa cartina
geografica di Jorge Luis Borges, sulla quale è segnata la cartina
stessa, in una successione infinita), la nostra visione quotidiana è
ovviamente una scelta di inquadrature, comprese le ombre e le luci.
Il bambino indossa la sua maglietta come un copricapo medioorientale;
il girocollo dell'indumento è una maschera aperta. Potrebbe essere
un momento di gioco, in improbabili piazzette o vicoli mediterranei, mescolando
guardie e ladri, pirati e spadaccini o guerriglieri e soldati. Se la guerra
è un gioco, i generali e i colonnelli cosa hanno fatto nella loro
infanzia?
Il bambino ci osserva. Occhi che traducono una vivacità sprecata
(ma ancora non lo sappiamo).
Allarghiamo l'inquadratura. Lo sfondo è cielo e nuvole. La storia
è ancora bloccata all'immagine di un bambino che forse sta giocando.
Bisogna allargare ancora l'inquadratura per scoprire un indefinito contorno
di persone, e di cose. Sembrano macerie. Una guerra? Un terremoto?
Allarghiamo ancora, fino all'immagine totale, un totale forse parziale,
perché comunque è sempre un'inquadratura che probabilmente
ha tagliato qualcosa. Però l'immagine non lascia altre interpretazioni.
Fortaleza, Brasile. Lavoro minorile alla discarica.
La maglietta del bambino è una maschera che dovrebbe proteggere
dal fetore, dal respiro marcio. Macerie e spazzatura si assomigliano,
in fondo sono un buttar via.
Che lavoro si fa in una discarica? Divisione dei materiali, recupero di
oggetti. La raccolta differenziata! Solo che ad essere differenziata,
qui e altrove, è l'umanità.
La foto di F. Zizola, dell'agenzia Contrasto (pubblicata dall'Espresso,
marzo 2002) è una "bella" foto, "pulita" come
da manuale: soggetto al centro, orizzonte diviso in due parti precise
(cielo e discarica), diagonali del braccio e del bastone (con una diversa
inquadratura non sarebbe stato così), testa di un altro ragazzo,
a destra, a bilanciare la presenza del ragazzo di sinistra. E, importante,
gli occhi/viso del bambino. Occhi che parlano, sentono, ascoltano, odorano.
Il suo presente (il futuro ci sarà?) è in quella fossa enorme
di rifiuti (che non sono le "cose del passato"). Chissà
se, davanti al fotografo, il bambino ha fatto un sorriso. Ci sono sorrisi
che non si vedono; il più delle volte è perché non
si fanno.
MDN
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