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Da: La Repubblica
L'attimo che fugge negli scatti di Erwitt "Snaps" il titolo
volutamente sbrigativo della rassegna
ADRIANA POLVERONI
Il fotografo Elliott Erwitt, che oggi compie 74 anni, l'ironia ce l'ha
inscritta nel nome. In realtà si chiama Elio, Elio Romano per la
precisione. Nome datogli dal padre architetto, affascinato dalle bellezze
del nostro Paese a tal punto da scegliere Milano a Parigi, dove Elio era
nato. Ma gli Erwitt, ebrei russi, a un certo momento (siamo all'epoca
delle leggi razziali) sono costretti a lasciare la città meneghina
alla volta di New York e per gli americani è un po' dura dire:
"Hallo Elio". Contraggono, paperineggiano come fanno sempre
per le nostre orecchie quando parlano, e voilà: esce fuori Elliott.
Nome che gli rimane a vita.
Fino al 20 ottobre una ricca selezione di scatti di Erwitt è in
mostra a Milano (Spazio Oberdan, a cura di Contrasto in collaborazione
con Magnum Photos). "Snaps" è il titolo volutamente sbrigativo
della rassegna. Scatti, insomma, con nessuna velleità artistica,
ma uso nudo e crudo della macchina fotografica. Sentite che cosa ha da
dire a proposito: "Forse non dovrei rivelare questo segreto: la fotografia
è una professione per pigri. Non sei costretto ad allenarti, come
fanno musicisti e ballerini. Non serve un gran talento per ottenere ordine
e composizione, o per trovare la giusta disposizione d'animo. Ogni tanto
può accadere di scoprire un messaggio nella tua opera e questo
è sufficiente. Può essere utile anche trovarsi nel posto
giusto al momento giusto". Tutto qui, insomma. E sarà per
questa sorta di svogliatezza che rende Erwitt parecchio simpatico, sarà
perché come lui stesso rivela le foto migliori le ha fatte nelle
pause di lavoro, tra un set di moda e di pubblicità, perché
insomma "si annoiava a non far niente" - racconta sempre lui
- fatto sta che la mostra milanese è piena di "snaps"
inediti. Vecchie foto dimenticate, che coprono cinquanta anni di attività,
accatastate negli scaffali del suo appartamento di Manhattam e tirate
fuori oggi.
Scatti che dimostrano che la storia sta tutta nel momento colto al volo.
E che qui sta anche la chiave dell'umorismo. Come ad esempio la famosa
foto con il cagnolino e i piedi della signora che lo tiene al guinzaglio,
uno dei tanti "snaps" che Erwitt commenta in questo modo: "A
volte, l'aspetto umoristico è nella fotografia, non nella scena
fotografata. Voglio dire che può succedere di fotografare una scena
meravigliosa e di ottenere una fotografia senza vita, che non trasmette
nulla. Poi scatti una foto senza importanza, di qualcuno che si gratta
il naso, e viene fuori una grande fotografia".
Di grandi foto poi Erwitt ne ha fatte parecchie. Oltre la celeberrima
immagine dei due fidanzati (amanti? Innamorati? Va tutto bene) catturati
dal suo obiettivo ma soprattutto dallo specchietto di un auto in corsa
che immaginiamo sfrecciare sulla Costa Azzurra o su una superba panoramica
della California, Erwitt ha immortalato il lutto di Jackie Kennedy, lo
stravagante accostamento di un Cristo e una Pepsi, oltre all'incontro
a Mosca nel '59 tra Nixon e Kruscev, l'indimenticata Marilyn Monroe sul
set del film 'Gli spostati'. E poi luoghi, cose e animali.
Un fotografo a tutto tondo, dunque, autore anche di film e documentari.
Pluripremiato e riconosciuto ovunque, a dispetto di quella sua gigioneria
che sembra farlo prendere poco sul serio il mestiere. Eppure Elliott Erwitt
per diventare fotografo ce l'ha messa tutta. Nel '44, quando è
liceale a Los Angeles (ultima tappa del nomadismo famigliare) trova lavoro
nello studio di un fotografo dove impara i segreti della camera oscura.
E solo dopo anni di gavetta, una volta tornato a New York, dopo aver viaggiato
tra Francia e Italia e grazie all'incontro con il mitico Robert Capa (un
altro dal nome tutto inventato e fortunato), Edward Steichen e Roy Stryker,
comincia a lavorare come fotografo professionista. Fino a che nel '53
Robert Capa lo invita ad entrare a far parte di Magnum Photos, di cui
poi sarà più volte presidente.
© Elliott
Erwitt/Magnum © Contrasto ELLIOTT ERWITT SNAPS
Milano, Spazio Oberdan 24 Luglio / 20 Ottobre 2002
Essere fotografo per Elliott Erwitt ha significato percorrere il mondo,
osservarlo, conoscerlo e farsi sorprendere dai mille aspetti curiosi,
tragici o teneri in cui la vita si manifestava di fronte a lui e al suo
apparecchio. Snaps presenta una serie di immagini, frutto
di una lunga e accurata selezione, che ripercorrono tutta la carriera
di Erwitt: classe 1928, di origine russa, vissuto in Italia e ormai americano
da tanti anni, fotografo di Magnum dal 1953.
E una raccolta di immagini sorprendente quella che si può
visitare a Milano dal 24 luglio presso lo Spazio Oberdan. Molte sono inedite
o poco note e, accanto a quelle ormai diventate dei classici, mettono
a fuoco come non mai la personalità affascinante di un grande interprete.
Perché Snaps? Elliott disprezza il gergo iperestetico
e artistoide con cui tanti parlano del mestiere del fotografo. Ma, per
lui, il termine snap (scatto) è semplice e calzante.
Quando acquistò la sua prima macchina fotografica, alletà
di 14 anni, Elliott scattò fotografie: è questo il termine
con cui si definisce quellazione. Ma cè anche un altro
livello di significato: Erwitt vuole che i suoi scatti colgano la frazione
di secondo perfetta dal suo punto di vista. Azione o espressione congelata,
composizione esattamente calcolata, congiunzione casuale, bizzarra o toccante
di immagini della vita vera. La storia sta tutta nel momento colto al
volo: snap, scatto.
Questa raccolta di foto di cinque decenni ne comprende alcune note in
tutto il mondo e altre, dimenticate, che Erwitt ha ripescato di recente
dalle montagne di raccoglitori impilati nel suo studio di Manhattan e
può accadere che egli, anche a distanza di tanti anni, scorga di
colpo un nesso, unilluminazione calzante, un rimando inaspettato
tra due immagini. Gli scherzi, visivi e verbali, impongono di fare un
lieve passo indietro rispetto al significato, di scollegarsi mentalmente
e di riconoscere che segni e simboli denotano ma non incarnano.
Erwitt è molto legato all'Italia (il suo vero nome di battesimo
è Elio Romano): il padre, infatti, era un architetto affascinato
dal nostro Paese e dalla sua eredità storica e artistica. Nato
in Francia da una famiglia di ebrei russi, il piccolo Elio fu subito portato
a Milano, dove la famiglia Erwitt aveva deciso di trasferirsi. Qui, Elliott
crebbe nei primi dieci anni della sua vita, parlando italiano a scuola.
Poi, le leggi razziali dellepoca costrinsero la famiglia a lasciare
l'Italia e a trasferirsi negli Stati Uniti, ma Elliott ha sempre amato
molto il nostro Paese (che considera una sua seconda casa) e, soprattutto,
la città di Milano (dove ha ancora parenti, oltreché molti
amici) e dove ama tornare ogni volta che gli è possibile.
Pur essendo noto soprattutto per le immagini umoristiche o toccanti, capaci
di cogliere momenti spontanei del flusso dellesperienza, Erwitt
è anche un giornalista di grande efficacia e, quando loccasione
lo richiede, un tragico. Per capire le qualità della percezione
che sono esclusive dellopera di Elliott, basta comprendere come
la stessa sensibilità sia in grado di ritrarre la vedova in gramaglie
di un Presidente americano assassinato e di registrare altrove il surreale
accostamento di un Cristo e di una Pepsi, accettando entrambi i tipi dimmagine
e scorgendone le affinità emotive.
La mostra Snaps presenta una selezione di circa 140 fotografie,
in una serie di stampe di due formati, 50x60 e 70x100, realizzate appositamente
per questo evento.
Nel percorso, si alternano immagini famose e scatti inediti, in un equilibrio
non casuale: dalle sue famose foto di Kruscev e Nixon che discutono a
Mosca nel 1959, a quella di Marilyn Monroe sul set del film Gli
Spostati, alle numerose immagini (scattate per desiderio personale
più che per lavoro) di luoghi, cose e animali.
Lo stile inconfondibile e spesso arguto di Erwitt riesce a registrare,
in oltre mezzo secolo di vita, gli istanti più bizzarri, ordinari,
celebri, strani fermati dallobbiettivo di uno dei più ironici
creatori di immagini dei nostri tempi.
Il percorso espositivo, studiato insieme allautore, rileva inusuali
accostamenti, ironici e sottili rimandi visivi esistenti tra le immagini.
I gruppi di foto seguiranno dei possibili percorsi tematici, in cui assonanze,
similitudini e associazioni visive creeranno un ordine spesso giocoso.
Ma, nellinsieme, i suoi scatti più famosi testimonieranno
il ruolo che Erwitt ha avuto come testimone di questo secolo, fotoreporter
tra i più profondi e acuti. In filigrana emergerà dalla
mostra non solo il lato ironico ma la grande professionalità di
questo autore.
Milano, Spazio Oberdan Viale Vittorio Veneto 2 (ang. Piazza Oberdan, MM1
P.ta Venezia)
10-19.30, martedì e giovedì 10-22 giorno di chiusura: lunedì
Biglietti
ingresso: intero € 4,10 ridotto € 2,55 gruppi
e scuole € 1,55
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