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Sara Regimenti |
| A volte non bastano le parole per descrivere ciò che si vede, e così anche una grande firma del giornalismo internazionale come Ryszard Kapuscinsky (1932) può decidere di pubblicare un libro di sole foto, tutte dedicate al continente più amato: lAfrica. Gli scatti de reporter polacco (in mostra a Roma - giugno 2002 - Primo festival della fotografia) stringono lobiettivo sulla figura umana. Non ci sono paesaggi né fauna nel ritratto dellAfrica che il giornalista ha deciso di restituirci: soltanto sorrisi, facce, sguardi in primo piano, o scene di vita lavorativa. Le foto sono simili a quelle che si riportano dai viaggi, scatti che restituiscono momenti di vita vissuta nei posti dove si è stati. A giudicare dai sorrisi divertiti verso lobiettivo, per esempio, le persone ritratte sono tutti amici dellautore; guardando quei volti si ha quasi limpressione che pensandoci un po ci si potrebbe anche ricordare i loro nomi. Forse chi ha letto almeno uno dei romanzi-reportage di Kapuscinsky riconoscerà dietro queste notazioni uno dei caratteri essenziali della sua opera giornalistica, e cioè il mettere al centro del reportage le storie degli uomini incontrati durante il cammino. Non per rifuggire la Storia con la S maiuscola, anzi. Quello di Kapuscinsky è più che altro un cambiamento di prospettiva, il voler ricostruire gli eventi dal basso, dando voce a chi li ha vissuti o subiti. |
I suoi sono stati definiti reportage "dal basso"
appunto perché la notizia è ricostruita a partire dalla parte
in causa, e perché da sempre il suo metodo è quello di scrivere
le storie dei singoli evidenziando come in essi si rispecchi la Storia in
grande. E allora si capisce perché per il reporter è stato
importante condividere fin nei gesti quotidiani la vita di una comunità,
nel tentativo di raccontarne la storia. Come ha dichiarato recentemente
lui stesso, è meglio abitare una stanza in un villaggio tribale invece
di rinchiudersi in un albergo, anche se ciò significasse rischiare
di contrarre la malaria: ciò che se ne ricava in cambio è
infatti fondamentale, è conoscere la gente del posto, e al di fuori
delle parole della gente del posto la Storia è solo la versione ufficiale
che ne dà il potere, e non serve a niente. Per raccontare lAfrica
in immagini, allora, la cosa migliore era proprio fotografare i venditori
dacqua seduti contro un muro ai bordi della strada, in quanto nella
loro situazione cè molto della storia dellAfrica. Queste
foto, cartoline allegre e colorate - in contrasto con lo sfondo di miseria
degli ambienti dei nostri "vicini di casa" africani, sembrano
dire proprio questo. La Storia, in fondo, è quella che si legge nei
volti degli uomini e delle donne comuni, nelle loro piccole ansie quotidiane,
nelle storie dei singoli modificate, loro malgrado, dagli Eventi dei "grandi". Sara Regimenti |
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