F O T O G R A F F I A R E 03 S'E [in copertina

 

Pace in terra.

 

La foto è stata realizzata da Marco Ambrosi per una pubblicità sociale apparsa su Max, nel giugno del '99, assieme ad altre pubblicità sociali.
Art: Isabella Bernardi; direttore creativo: Roberto Pizzigoni (agenzia: Pirella & Goettsche, ora Loewe Lintas Pirella Goettsche & Partners). L'occasione era una campagna a favore di Emergency, che raccoglieva fondi per aprire un ospedale nel nord Afghanistan. Ospedale, per Emergency, vuol dire soprattutto qualche attrezzatura per improvvisare una sala operatoria "da campo", anche senza mattoni e finestre.
Sono passati due anni (non è molto, o chissà); la foto non è ingiallita. In Afghanistan, Emergency ha aperto due ospedali, uno nel nord e l'altro a Kabul. Una foto così non ingiallisce, semmai si fa più rossa. Il simbolo della pace è una vera colomba che ha ricevuto una pallottola in petto. Il sangue schizza via, quasi a sostituirsi ad un volo che ormai non c'è più. Anche il rametto d'ulivo, non più trattenuto dal becco, sta volando via, per poi inevitabilmente cadere. La colomba è stata colpita in volo. Il candore, ormai macchiato, resta sul fondo, su una specie di cielo bianco che si mescola al corpo della colomba, assorbendolo. Come "segno", l'immagine è perfetta: le ali della colomba da un lato, la coda pennuta, il sangue e il rametto dall'altro lato a formare una x. Una composizione classica. E' un equilibrio formale, ma serve per aiutarci a guardare meglio l'immagine. L'inquadratura scelta da Ambrosi è "ovviamente" voluta. Così come il taglio dell'impaginazione grafica. Noi non siamo obbligati ad accorgerci di questo lavoro sulla composizione. Se però fosse "impostata" male ci disturberebbe, come lettura visiva, come approccio spontaneo.
La colomba con il rametto d'ulivo è simbolo che ci deriva dalla cristianità. Bisogna andare al tempo di Noè e dell'arca. Noè inviò una seconda colomba in esplorazione dopo il diluvio universale. La colomba tornò con una foglia di ulivo nel becco annunciando il ritiro delle acque dalla terra. Dio aveva fatto pace con l'uomo. Oggi è simbolo di pace per cristiani, musulmani, buddisti, agnostici, atei. Non per chi disegna teschi sulle carlinghe dei jet da combattimento.
La colomba insanguinata realizzata da Marco Ambrosi si sposta dall'Afghanistan e, pur non volando, arriva ovunque. Questa immagine vale anche per la dolorosa attualità del conflitto tra Israele e Palestina. Anche il titolo (l'headline) "Pace in terra" vale per l'oggi.
Il titolo è immediato. La "Pace in terra" (agli uomini di buona volontà) è ormai una "Pace in terra, caduta". Non occorre aggiungere righe di testo. Non servono. Questa immagine e questo titolo varranno ogni volta che parleremo di conflitti, di guerre. Nel pensiero antico la pace riguardava la tranquillità dell'animo e la concordia tra gli uomini, condizioni della felicità individuale e di una repubblica ideale. La stesso è per la pace nel pensiero moderno. Sono differentti le armi per colpire a morte la colomba della pace. Certo, continuando così, alla fine la pace sarà un volatile estinto. Non soltanto simbolicamente.

[Emergency - l'organizzazione umanitaria italiana fondata dal chirurgo Gino Strada - è riuscita ad aprire due veri ospedali, uno nella valle del Panjir (una zona controllata dall'opposizione al regime dei Taliban), l'altro a Kubul (è un ospedale con 160 posti letto, efficiente, accogliente - ci sono fiori, un parco giochi per bambini, una parete affrescata dal disegnatore Vauro - e con attrezzature tecnolgiche)]

 

Marco Ambrosi ci racconta di sé.

Da vent'anni lavoro come fotografo cercando di evolvere con il gusto; per questa ragione ogni tanto apro una nuova porta ed inizio a lavorare a capo chino su nuove idee. I momenti più significativi della professione sono stati:

- la scoperta del colore: fino a 22-23 anni ho fatto tristissime fotografie in BN, assolutamente insignificanti. All'improvviso ho scoperto che il colore mi emoziona più di ogni altra cosa e a partire da questo ho iniziato a studiarmi.

- la scoperta
degli obiettivi a fuoco morbido intorno ai 26-27 anni: ho capito che non la riproduzione ma la trasfigurazione erano la mia cifra e che attraverso l'impastamento dell'immagine potevo affrancarmi dal reale.

- la scoperta
del computer intorno ai 32-33 anni: attraverso un solo strumento potevo attingere a tutte le possibilità di manipolazione immaginabili.

- la scoperta intorno ai 37-38 anni che il mio modo di lavorare andava completamente rivoluzionato: non più "artigiano" ma "imprenditore". Al di là delle etichette questo significa che fino ad un certo punto consideravo fondamentale essere l'autore di ogni più piccolo aspetto dell'immagine, dalla concezione alla realizzazione passando per il facchinaggio eccetera, convinto che ogni soldo risparmiato fosse un soldo guadagnato; da un certo momento ho capito che avrei ottenuto molto di più organizzando il lavoro di altri, dipendenti o collaboratori o partner. Qui è iniziata la fase nella quale mi trovo attualmente e che mi ha completamente assorbito: dire non è fare e per attivare le collaborazioni attuali ho speso un mare di energie e tempo.
Riassumo brevemente: ho dato vita insieme a Cristiano Tedeschi ad un'attività di servizi ai talenti che somiglia molto da vicino a quello che già molti agenti fanno. La società si chiama ZOO.COM e ne sono i principali soci Cristiano Tedeschi - commerciale, Marco Ambrosi - fotografo, Paolo Caneva - fotografo, di altri particolari ti dirò più avanti. La missione della società è di far incontrare domanda ed offerta di lavoro creativo, e sin qui niente di nuovo. La peculiarità rispetto ad altre organizzazioni di questo tipo sta nella precisa volontà di favorire tutti i fenomeni di contaminazione, collaborazione, trasversalità, blablabla che i tempi e gli strumenti moderni permettono, suggeriscono od impongono di adottare. Lavoro in rete, quindi. Non facile quindi. Enormemente interessante.




Mi dedico allo sviluppo (con due assistenti) e ne sto ricavando grandi soddisfazioni.

- la riscoperta
, a 42 anni, della fotografia pura (proprio pura
non direi, ma insomma, poco manipolata e comunque in senso correttivo, non sostanziale) e del fatto che fare mi piace almeno quanto parlare. Dico questo perchè avviare l'attività di ZOO è stato ed è tuttora un lavoro estremamente impegnativo che mi ha portato a trascurare anche pericolosamente il resto. Si è trattato in ogni caso di un rischio calcolato e salutare: i primi frutti stanno arrivando e molti altri ci aspettiamo dal futuro, ma soprattutto l'abbandono della figura del solitario creatore per quella di "operatore" mi ha aperto a nuove idee e nuove energie. Attualmente fanno parte del nostro giro una diecina fra fotografi, illustratori, grafici, sarti ed altro; alcuni di essi, i più giovani e promettenti, un gruppo di giovanissimi grafici dediti alla carta e ai new media, condividono lo spazio che ho a Verona: 500 mq nei quali lavoriamo io e i miei due assistenti, Cristiano Tedeschi, e una diecina di giovin(astri) con il proprio commerciale; il tutto solleva la curiosità (e talvolta anche lo scetticismo) di quelli che ne vengono a conoscenza. Stiamo entrando nella seconda era: dopo l'elaborazione e la costituzione, ora tocca al funzionamento. Mi faccio tanti auguri. Dal punto di vista strettamente fotografico, ho ritrovato la voglia (dopo la crisi del '92 è seguito un lungo periodo di disaffezione per la fotografia pura e, per reazione, di amore per la manipolazione e creazione sintetica) di "esprimermi" attraverso l'immagine, il gusto e il piacere di sondare la mia sensibilità.