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Ogni
tanto si incontra qualcuno a Tangeri che cita con grande enfasi queste
parole. Ma che cosa può significare una città che piange
quelli che non la conoscono affatto? Forse che Tangeri è una
bella donna che desidera essere corteggiata?
In tutti questi ultimi anni ho cercato d conoscere Tangeri ma forse
mi è riuscito solamente di vederla, di guardarla appunto come
una bella inavvicinabile donna. Una bella elegante signora con i segni
di una gloriosa giovinezza.
Nella disperata corsa a uno sviluppo caotico che percorre un malinteso
modello occidentale, la città si dibatte tra un precipitoso progetto
di modernizzazione e la resistenza a quel modello.
Queste fotografie, come tutte le fotografie, non registrano una verità
ma un amorevole punto di vista, uno sguardo "da lontano" su
quella parte della vita della città che ancora porta i segni
del suo antico fascino insieme alle turbolenze di un difficile cambiamento.
Certo Tangeri non è più la città internazionale
che ha vissuto il mito dei grandi artisti e scrittori che l'hanno "attraversata",
ma non è nemmeno più la città esotica di quel mito.
Non c'è un segno di nostalgia nella vita di strada, nelle interminabili
sedute nei tanti caffè, nelle soste al Marshan in vista del mare
al crepuscolo. C'è tanta gente, tanti giovani, tanto affannarsi
per il lavoro e una tenue speranza di un domani migliore. Qui, in questo
paese, senza dovere attraversare le colone d'Ercole.
Tangeri piange quelli che non la conoscono affatto perché chiede
che, sollevato il velo dello stereotipo esotico, la si guardi più
da vicino, si cerchi appunto di conoscerla per quello che è e
che vuole diventare.
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