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PubbleCity
piccola agenzia di marketing semantico

La prima sessione

L’OdiGiOtto

A: i tempi sono stretti, bisogna agire in fretta; trovare l’idea e realizzarla, entro breve
T: ah ah, nemmeno buongiorno?
A: non c’è niente di buono, c’è solo da spremersi il cervello. Fatelo
U: about?
A: l’invendibile, il G8
I: una sigla?
A: più o meno; dobbiamo ripulirla di tutto il fango che c’è finito sopra
D: e anche venderla?
A: certo, si deve trasformare la repulsione in desiderio... usare l’attesa che s’è creata in modo utile
U: in che modo?
I: reinventandola
D: mmh, mettendoci su qualche colore piacevole
T: il verde?
A: vecchio! è tempo di trovare qualcosa di nuovo: il rosa, o qualche colore pastello... giallino, celestino, marroncino
U: sì, può essere utile smussare gli angoli; dire che in fondo è solo un meeting
A: quello lo è sempre stato, il fatto sta nel dare un po’ di vetrina a tutti
T: che è quello che interessa
U: ovvio, ma come? proponendo un videobox? una scatola mediatica nella quale lasciar entrare tutti... dare a ciascuno i 5 minuti che gli spettano?
A: non male; si potrebbe sistemare una serie di postazioni, metterci una telecamera smaltata, una bella sedia comoda e uno sfondo del colore giusto
I: lo hanno già fatto! quelli del BB, e in Italia lo hanno chiamato "confessionale"… e prima di loro non si sa quanti altri
D: ma non in questo contesto… si potrebbe definire un confessionale ad hoc per l'occasione
U: una sorta di spazio per l’amore universale
A: mmh sì, in fondo è quello che affermano di provare, amano il mondo e vogliono difenderlo
T e i poveri? sono nel cuore di tutti, e a tutti tolgono il sonno… come li sistemiamo?
U: non hanno tv, non hanno cellulare, non hanno cinema e popcorn a sufficienza... come prenderli?
A: con altre postazioni videobox nei diversi paesi: nelle principali città, o nei paesini sperduti;
creare una rete diffusa, portarla in Internet… mettiamo su uno spazio-tempo unico universale del G8, di cui potersi sentire partecipi, a Genova e ovunque; sarà la dimensione giusta per dare voce a chi la vuole
U: l’idea è buona, ma non basta, non c’è solo la voce…
come si fa con quelli che hanno voglia di fare movimento?
bisogna trovare qualcosa da fargli rompere
D: tutta quella aggressività, da qualche parte dovrà venire fuori
I: anche qui c’è già la soluzione
T: dove?
I: il transfert; si deve trasferire il conflitto… tirarlo via da loro e portarlo dentro una rappresentazione efficace
A: un videogame?
I: no, meglio qualcosa di più crudo: uno scontro tra gladiatori… sangue e arena; ogni squadra sceglierà il suo campione e lo presenterà nello stadio
D: ..un’ottima occasione per tutti, per i belli e per i brutti
I: certo, anche i brutti e i cattivi; e la regola sarà che non ci saranno regole
A: uhm, non sarà facile
T: già, come lo proponi ai big? chi di loro potrà accettare di presentarsi in mutande di ferro e spadone?
D: troveranno chi lo farà per loro, e anche questo potrebbe diventare un grande evento mediatico
I: ogni governo avrà il suo campione, e lo stesso accadrà per i non governativi, così li prendiamo tutti; la forza, la furbizia, la velocità… vinceranno
A: ottimo! sono i valori del nostro mondo; nessuno è totalmente buono, nessuno è totalmente crudele: è solo realtà
Il cerchio si chiude

(continua?)



 

 

 

 

Chi sono
I personaggi della storia: 5 soggetti, per ora solo abbozzati (ma forniti di una linea di sviluppo tipica per ciascuno di loro); tre maschi (il duro, il creativo, il dubitativo) e due femmine (una realista e una fashionable).
L’idea è che i loro caratteri vengano fuori per accumulazione, nel corso del tempo, nello svolgimento delle sessioni di lavoro.
E’ un gruppo di persuasori, palesi; e falsi.
Nessuno di loro esiste, o forse, invece, esistono tutti; tanto da essere fondamento dello stesso meccanismo di narrazione, che vuole, nelle intenzioni, creare dei tipi familiari, e farli simpatici o insopportabili (ma comunque non dimenticabili).
Dove sono
Nel sito Internet del quotidiano, che offre loro ospitalità all’interno di una sezione dedicata.
Lì ha sede l’agenzia, le sue attività e le sue pubblicazioni (mensili? settimanali?).
Il giornale cartaceo partecipa offrendo diffusione ai lavori del gruppo, in forma parziale, come semplice report delle loro riunioni, o più estesa, raccogliendo proposte, lettere e commenti di qualunque genere.

 

(continua)

E se ti tradisse?

T: sono appena tornato dalla **
A: vacanza premio? non mi sembra di aver autorizzato nulla
T: è stata una fuga, serviva forse un permesso? Io faccio le cose di nascosto, altrimenti che gusto c’è?
I: e infatti (scemo you are) eccoti qui a raccontare
T: non l’avrei mai fatto, ma è più forte di me, quello che ho provato è stato intensissimo, ed è impossibile da trattenere
U: allora confessa, di quale uggia sei portatore: è un tradimento? L’hai fatto con la concorrenza?
T: l’ho vista con altri, mooolti altri.. credevo non fosse lei, ero sicuro non fosse lei (all’estero! Nel gelatissimo Nord!); perché non poteva essere lei. Così vestita, dipinta in altri colori; ma invece era lei!
A: la tua donna?
T: una donna? nooo, la mia automobile!
D: come è possibile? È stata qui, nel tuo garage, per tutto il tempo della tua assenza; è sicuro che ti sbagli!
T: la mia utilitaria, la mia piccola, amatissima, Fiat. Non la mia, propria, macchina; ma lei, nelle sue infinite repliche: tutte quelle che son riuscito a contare
U: ma se qui in Italia nemmeno la guardi! E magari la usi con disprezzo; e ancor di più, se la incontri in strada, la scansi e superi con uno strappo in velocità e un potipoti di scherno
D: sei il solito uomo italiano, la pensi e consideri come una moglie
T: ti sembra poco? È come una bella moglie: sicura, presente, garantita (affidabilissima e condiscendente; certo… dove io posso, lei deve)
U: lei: casalinga, in tuta ordinaria e bigodini; tu: professionista, in grisaglia e scarpe di cuoio
A: ecco il guaio, la Fiat è la nostra mogliettina: belloccia senza strafare, carnosa dove è giusto e spesso troppo; sappiamo o crediamo di sapere tutto di lei. L'abbiamo in casa e non abbiamo alcuna motivazione a desiderarla al di là di quel minimo indispensabile
T: perché e già nostra
D: e se ti tradisse? Se davvero fuggisse via da questo Paese dove è bistrattata per andare a godersela in un mondo nuovo? Un posto in cui le italiane sono apprezzate, e magari per quegli stessi motivi che a noi che le abbiamo davanti tutti i giorni ce le rendono banali o anche solo normali. Solo nella mancanza si sente la mancanza
U: lo hai visto, ne è capace. La hai incontrata lassù, dove tutti siete convinti esistano solo amazzoni vikinghe
I: e invece la cara, piccola, docilissima Fiat è lì, numerosa e agile. Una carezza in ogni curva, morbida nei toni e quieta, ancorché decisa…
D: ma non emoziona!
A: non deve emozionare! La Fiat appartiene alla realtà; e del mondo reale porta tutta la solida consistenza. È una cosa, una sostanza. È succo, non fantasia
U: una sostanza che stiamo perdendo, a quanto pare. Ancora un po’ e avremo solo lunghissime e luccicanti berline germaniche; o forse solo esotici e ipertecnologici ovoidi orientali; o invece quelle sofisticate francesine, ora stranissime, soprattutto in alcuni modelli un po’ spigolosi: eppure, anche loro, bramatissime…
I: ottime automobili, utilissime per andarsene in giro tutti profumati a fare i belli, ma seconde auto
A: cosa intendi?
I: che la tua prima automobile deve essere una Fiat. La tua prima volta, la tua esperienza originaria deve consumarsi in un abitacolo Fiat; altrimenti è inutile e anche impossibile apprezzare nel modo giusto le sciccherie che ti offrono altrove
D: così: spassatela con chi ti pare, ma solo dopo aver guidato (e posseduto) una Fiat. È anche più piacevole sgommare con una tedesca dopo aver goduto della paciosa serenità di una Fiat. A che serve avere un’amante se non si ha una moglie?
A: allora: "sposa una Fiat, e poi tradiscila (godi due volte)"
U: mi sembra un ottimo slogan!
T: mh mh, la cosa può essere efficace. Ogni famiglia acquista una Fiat, con tasso agevolato (quasi fosse la prima casa); e solo dopo può pensare allo sfizio eventuale di prendersi una straniera, frequentando tutti i concessionari che vuole
I: vendere la normalità ai normali, non è un miracolo?
A: vendere una Fiat oggi, questo è un miracolo!

Cosa vogliono
Intrattenere (soprattutto), spacciare idee e mescolare significati.
Rendere il loro spazio sul web (e quello cartaceo) una sorta di laboratorio aperto, in cui il navigatore possa seguire il brainstorming del gruppo, offrire elementi di discussione, ma anche introdurre proprie sessioni di lavoro (con personaggi e stili personali).
L’attività principale dell’agenzia si svolge su temi impossibili, irreali o irrealizzabili, ma può anche comprendere campagne già esistenti.
E’ un gioco, una sfida intellettuale per i cinque, ma anche una possibile vetrina per i frequentatori del sito (e i lettori del giornale) che vogliano mettere in mostra le proprie capacità.
Si può anche organizzare un concorso per il progetto più interessante o fantasioso, con premi normali o di tipo speciale (come stage di lavoro in vere agenzie di pubblicità).
Quanto valgono
Miliardi, o nulla.

( leggere prima il pezzo di destra) >

 

NO LOGO

A: ho letto roba interessante stamattina
T: sul tema?
A: sex&nodrugs, caso è poi che la stessa questione mi sia arrivata come commessa mensile
I: bella ragazza che lavora in supermarket?
A: uuuuu, battuta memorabile! ciappo il punto: c’è questo nuovo (?) trend di pensiero politico che sta lì lì per rimettere in piedi le Case Chiuse
U: davvero mai vista cosa (e casa) meno chiusa delle Case Chiuse; Voi, uomini, e le vostre voglie! i vostri mollacciosissimi vizi!
A: niente morale tra noi, ti prego! risparmia e accantona discorsi etici; non hai letto l’intervista che è sul Corriere di stamattina? io la condivido in pieno, si ha da essere realisti e professionisti
T: hanno scelto i migliori, no?
D: vanitas vanitatum
I: voi incerottatevi la lingua e ditemi, fate capire anche a me: qual è il lavoro?
A: finalmente uno che ha voglia di lavorare (sarai mica malato?). Il succo della cosa sta proprio nel tema di quell'intervista: si apriranno nuovi Bordelli, pardon, Case di appuntamento, e i nostri committenti, fiutato l’affare, vogliono entrarci nel modo più sopraffino
D: il web? è trendissimo
U: il web? è preistoria! non hai letto le parole dell’espertone sul giornale? pare che veda già un post-tecnologico, anche per i non ancora esistenti Bordelli hightech
A: proprio proprio, parla di luoghi in cui acquistare l’amore in qualità garantita, come fa tanto chic coll’Alimentare del duemila: prodotti tipici, dop igp ppp tpi chchch
U: acquistare l’amore è una espressione orribile, te la lascio passare solo perché non ha molti sinonimi efficaci di pari pulizia verbale
T: e allora? Bordelli doc? è questo che si vuole metter su?
A: sì, roba tipica appunto, territoriale
I: AGRISCOPOTURISMI?
A: certo! azzeccatissimo! accoglienza soft, aria leggerissima ma di sesso ruspante: pulito, dolce, piccante, integrale o selezionatissimo
D: ma pochissimo chic! juta e spalti in pietra dura?
I: tutt’altro, sciccosissimo ma in stile: fienili, mulini, lettoni in lana filata, tavolacci in legno, ma anche marmo bianchissimo, tepori in ghisa nerofumo
T: scorpacciate in salsa marina; montagne altissime, fiori, profumi d’alpeggio
A: ce n’è per tutto e tutti, non si può non convenire con l’espertone di cui sopra: si apre un business di dimensioni incredibili. L’Italia è fatta di minutissime e infinite piccole realtà, tutte diverse e a lor modo speciali, sistema un Bordello in ogni set e avrai un catalogo di tremila pagine
U: roba da rabbrividire
T: roba da vendere in tutto il mondo, già vedo accanirsi i tour operator nel costruire pacchetti vacanze "fave e piselli"
I: mmmh, ma così è troppo volgare! nessuno vuole comprare sesso nell’apparenza di stare comprando sesso
A: e allora? come lo proponiamo? serve una metafora adatta: restiamo nell’Alimentare?
D: pane e pene?
I: io dico che è ancora troppo, necesse scarnificare il concetto: total life, ecco ciò che viene offerto. degustazioni e piaceri per il palato e per tutti gli altri sensi disponibili, una sorta di "nulla escluso"
A: quindi? SERVE SLOGAN!!! e anche non puoi vendere agriscopoturismi con questo nome
D: ecco: mmh, sapori di terra e d’amore
I: nei Casali della libertà!
U: perché io già vedo la galera per tutti?

NO LOGO
a. Una nuova legge per la regolamentazione della prostituzione: un limite da porre per raggiungere l’obiettivo di un male minore? Oppure una serena condiscendenza per dare ordine a un fenomeno incompressibile?
r. La prostituzione è eticamente accettabile per la nostra Civiltà? Credo sia inutile mettersi a discutere della sua esistenza, (passata) presente o futura. È un dato di comportamento tipico dell’essere umano, una sorta di must biologico (non lo dico io, ma l’evidenza della storia dell’Uomo). Non rimane che prendere posizione, e decidere se occuparsene con serenità, un po’ di cinismo e molto raziocinio, oppure continuare a tenere le fette di prosciutto sugli occhi e rimandare.
a. Lei sembra già oltre la questione morale; cosa può dirmi della libertà personale?
r. Irrinunciabile! Prima di tutto è indispensabile impedire che esistano situazioni di sfruttamento; che la debolezza di una persona o di un intero popolo vengano utilizzate per il sollazzo dei ricchi annoiati. Fatto questo, si può decidere di accettare la scelta di quelli che vogliono vivere il sesso, proprio e altrui, secondo le regole del libero mercato (domanda/offerta/valore/prezzo/ecc ecc).
a. Non è un po’ freddo messo in questo modo?
r. Suona male? Le nostre relazioni sono sempre misurabili in termini di scambio. Il più semplice e immediato e spontaneo legame affettivo, il più crudo e disonesto e impari rapporto interpersonale: in entrambi gli estremi, e in tutto quello che c’è nel mezzo, c’è un flusso bi-direzionale rappresentabile come scambio. Diversi sono i rapporti di forza, diverse le percezioni identificabili nei soggetti coinvolti, diverse le motivazioni: di sicuro, però, nessuno dei due resta indifferente o non è in qualche modo cambiato dall’esperienza.
Le piace pensare alla gratuità? È un termine che appartiene allo Spirito, alla Metafisica.
a. E allora? Cosa propone? Cosa vede nel nostro futuro? Torniamo al tema: ci sarà il sesso digitale?
r. No. O meglio, anche sì, ma non per noi. I bordelli ipertecnolgici, il sesso hi-tech, li possiamo bellamente lasciare a quelli che gradiscono il silicio. Non è roba che ci appartiene, noi siamo più ruspanti.
a. Cosa fa? Mi va controcorrente?
r. Tutt’altro! Resto nella tradizione. Ci sono, in Italia, “giacimenti gastronomici”; perché non individuare i territori del sesso tipico? Non crede che fare l’amore sulle Alpi sia diverso che avvinghiarsi su di una spiaggia siciliana? Io dico che anche nell’organizzazione di questi costruendi “Bordelli d’Italia” si deve tener conto delle differenze.
a. Devo riconoscere che si aprirebbe un mercato (per usare la sua parola) di proporzioni inimmaginabili.
r. Certo! L’Italia è il paese della fantasia e il posto in cui trovi centinaia di formaggi diversi. Avremo il sesso aromatizzato al sesamo; e quello sciapo, senza sale, da arricchire con i condimenti più graditi. Quello svelto, per gli indaffarati e amanti del fast; e quello molto slow, per i gourmet, i buongustai, i raffinati.
a. E lei? Quale sceglie?
r. A me piace molto il meridione, coi suoi tempi infiniti, e i suoi calori e colori; ma confesso grande curiosità per l’amante nordica.
a. Allora non mi resta che augurarle: Buon Appetito!
(estratto dal “Corriere della Pera”, 14 febbraio 2003)

 

Mammazzo

A: oggi un tema che suona un po' strano, un prodotto difficile e complesso; stimolante, ma delicatissimo da maneggiare; più del solito: mercato di nicchia, rischiosissimo, ma non per questo intrattabile
I: allora lo infiliamo come un coltello nel burro, è uno spazio vergine? A: è un lavoro per una società che offre soluzioni
U: roba chimica?
A: anche, ma non solo; l'interfaccia col target di riferimento è una rivista di prossimo lancio: AK, "AutoKill"
T: c'è un target di riferimento? E dov'è? E' visibile?
A: tutt'altro: totalmente sommerso! Leggibile solo alle menti sensibili, agli occhi attenti
T: allora come lo raggiungi? Se non ha interesse a mostrarsi, come arrivi nelle sue mani?
U: popolarizzandolo! (e, com'è di moda dire) Sdoganandolo! Rendendo "normale" l'argomento, così come è accaduto col (di voi maschi arrivistisciovinistiegoisti) Porno, che era la somma vergogna per gli acquirenti di riviste negli anni scorsi, tanto da costringerli al celamento fraudolento in fra le pagine dei quotidiani finanziari (sarà questo il motivo del loro successo?)
D: e ora visibile anche in prima serata, in voce e corpo di ponostar negli show di massimo ascolto
I: allora? Quale argomento è invece il nostro?
A: il SUICIDIO!
D: siamo matti? Cosa c'è di normale nel suicidio?
A: le statistiche: conta i morti, i morti tentati e quelli riusciti; e trovi un numero grosso, più grosso di quanto si possa pensare
T: mmh, ecco il target, quindi; e il prodotto?
A: soluzioni, come s'è detto: vie d'uscita, fughe, proposte di modelli, strategie d'attacco. Il suicida ha la volontà; gli mancano i mezzi? Forniamoglieli!
U: al di là della follia di quanto dici a me sembra l'esatto contrario: il nostro mondo, chimico e fisico, fatto di veleni e lame affilate, non offre alcuna resistenza ad una volontà orientata all'autosoppressione. Tutt'altro: troppo facile è il cadere in tentazione
A: infatti, ed è proprio quello che si vuole intercettare: darsi la morte è la soluzione sbagliata a un problema reale
I: è che l'inquietudine, il peso di una vita difficile, le aspettative esagerate e mal riposte finiscono per esaurire le capacità di adattamento di una persona al suo contesto; ed ecco che non si trova altra soluzione che sparire da esso, cancellarsi con un tratto di penna dal proprio foglio d'anagrafe
T: morituri te salutant! Perché si avrebbe interesse a leggere questa rivista? Perché accettare le soluzioni/prodotto preconfezionate da questa società?
A: perché, prima di tutto, offre un contesto di comprensione: il primo passo per lenire lo stato di sofferenza che porta al desiderio di morire: sentirsi non pi soli, sentirsi capiti, condividere il fardello; e poi, vero surplus d'innovazione, ci sono i gadget allegati
D: ma va? Libri d'istruzioni? "mi sparo in cento mosse e mi offri anche l'aggeggio meccanico per farlo"?
A: proprio questo! Può sembrare assurdo, ma è uno dei fondamenti delle teorie relative ai processi dapprendimento: il Gioco come esercizio della realtà in termini di fantasia
U: boh! Detto in facile?
A: attraverso la rappresentazione di un contesto, di una scena, di un processo, di una regola, si riesce a portare la mente a riflettere sugli elementi che ne determinano lo svolgimento, così da capire, introiettare, migliorare le condizioni di adattamento per sé e per gli altri
U: attraverso la simulazione del proprio suicidio?
A: certo! (ovvio che non è certo! Ma è comunque una proposta rivoluzionaria!) Lame in plexiglas e polverine allo zucchero per
I: "giocare" a uccidersi? E farlo come meccanismo esorcizzante? E' da matti!
A: provare i passi che portano all'exitus per capire che non è quello il proprio obiettivo
T: come i giochi di guerra? Le pistole di plastica in mano ai bambini? Non mi sembra che sostituiscano nulla o abbiano un gran valore esorcizzante: il mondo è pieno di guerre, dai conflitti coi vicini di casa ai bombardamenti in diretta tv!
A: il metodo non è perfetto, e anche non cancella del tutto le pulsioni e l'aggressività dell'uomo, intercetta solo i più virtuosi
U: quelli che hanno voglia di capire, ma gli altri?
D: già, e gli altri? S'ammazzano? E, di più: gli offri anche i suggerimenti per farlo bene!
A: gli offri la possibilità di vivere l'aspetto emozionale dell'esperienza, senza che abbiano a provarne l'irreparabile vissuto di realtà
T: mi sembra irreale, e anche molto pericoloso
A: iperconcreto! E' la prima rivista che tiene moltissimo ai suoi lettori, fino a salvar loro la vita
U: proponendo loro progetti di autosoppressione!
I: esperienze di gioco a sfondo conoscitivo, gruppi di discussione adatti ai diversi contesti sociali, moduli prestampati per trovare le parole capaci di esprimere il proprio disagio
T: morte plastificata! Fiction venefica! Relaxatio etica! Ma perché non lavoriamo mai su prodotti normali? Perché non ci occupiamo mai di una bella e paciosa fabbrica di merendine?
A: ma perché? Noi siamo forse NORMALI?

 

 

 

 

 

 

“Ogni giorno, sono circa 8 i cittadini italiani che si suicidano. Ungheria, Bielorussia e repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) sono le nazioni con il tasso di suicidi più elevato: da 34 a 36 per 100.000 abitanti, contro 11 degli Stati Uniti e 6,4 dell’Italia. In Italia il rapporto di morti per suicidio tra maschi e femmine è di 3 a 1, negli Stati Uniti è invece di 4 a 1. Le statistiche europee e statunitensi indicano che ci sono dai 7 ai 10 tentati suicidi per ogni suicidio riuscito e che questo fenomeno interessa in grande maggioranza il sesso femminile. Le statistiche ufficiali italiane indicano un numero di tentati suicidi pressoché uguale a quello dei suicidi riusciti, il che ha sollevato polemiche circa la verosimiglianza delle rilevanze in merito. Le persone sopra i 75 anni si suicidano con una frequenza 4 volte maggiore rispetto alla media nazionale. La città italiana con più suicidi è Trieste, la cui popolazione ha però anche un’età media decisamente più elevata di quella nazionale. La regione italiana con il più basso tasso di suicidi è la Campania. Il numero di suicidi in Italia è costantemente cresciuto dal 1950 al 1993, quando ha superato i 4100, per poi decrescere fino ai 3100 circa del 2000. Stime statunitensi valutano che circa il 7 per cento delle persone che mostrano una dipendenza dall’alcool morirà suicida. Negli Stati Uniti il 60 per cento di tutti i suicidi viene attuato con armi da fuoco. In Italia le modalità di suicidio più frequenti sono stabilmente l’impiccagione e la precipitazione. In Italia il numero di suicidi supera di quasi 3 volte quello degli omicidi.” (“Perché??? La neuroscienza del suicidio”, di Carol Ezzell; su: “LeScienze”, n. 415; marzo2003) “Jennifer era bella, intelligente e fortunata. E si è uccisa. Perché? Il caso più difficile del detective Mike Hoolihan.” (“Il treno della notte”, Martin amis; 1997)

ICONOC(L)ASTA

A: un ginepraio, inestricabile! Abbiamo un doppio lavoro: su un oggetto simile, ma in prospettiva antipodotica
T: hai forse mangiato pesante? Che dici mai?
A: i due schieramenti, ora contrapposti, ci hanno spedito lo stesso materiale per promuovere le proprie rispettive intenzioni
U: di cui fan parte le foto che abbiamo in allegato?
A: già! In Rete sta girando un sacco di roba; che se non fosse crudele a dirsi in rispetto a chi adesso sta morendo potrebbe anche essere divertente
I: ma È DIVERTENTE, e questo è il guaio!
D: per questo le guerre non finiranno mai! Quale tragedia riuscirà a strappare il riso dalla bocca degli stolti?
I: vuoi eliminare il riso? Aspetta la prossima guerra con la Cina! È già in programma, ho letto le previsioni per il decennio che viene
U: che battuta scema! Scema come la guerra!
A: Tutto nasce da un incrocio di destini: l’aggressore di oggi che non vuole più essere aggredito in casa come è accaduto ieri; l’attuale aggredito, ieri aggressore dell’aggredito che oggi aggredisce, vuole, domani, tornare aggressore; vuole smontare l’altrui boria e cancellarne l’odiata immagine
D: cos’è? Uno scioglilingua? CHI aggredisce CHI?
T: ecco il tema fondamentale! S’è perso il senso, le guerre sono sempre (sempre?) state un momento di contrapposizione tra due tesi diverse, e adesso, invece, non si capisce più dove sia la ragione
U: la guerra è ben poco ragionevole, questo è sicuro; l’unica ragione va ai morti, che, ragionevolemente, avrebbero preferito esser vivi
D: e queste immagini? Sono guerra? Ci rendono complici?
T: dobbiamo distruggerle o diffonderle? A chi giovano?
I: ridere uccide la guerra?
A: sempre meglio ridere che far la guerra! Infiliamo un serpentone in Rete che faccia coagulo di tutto il materiale dissacrante sul conflitto: generiamo il nucleo fondativo, sistemando queste immagini in maniera coerente, poi lasciamo che faccia da sé, rotolando secondo il più classico webstyle. Il suo progressivo allungamento, pari alla sua diffusione e alla raccolta dei successivi contributi riuscirà a sommergere le parti in lotta, dal basso
U: le immagini di guerra crollerano sotto il peso delle immagini di riso, e l’umanità capirà che...
T: DISSACRANDO S’IMPARA? Ne siamo convinti? Non credi che ci siano eventi non risibili? O, quantomeno, immuni rispetto alle battute di spirito?
D: poteva esserci letteratura dopo la Shoah? E i fumetti? I panini? Le bibite? Le gite fuori porta?
T: il lume della ragione si alimenta con la riflessione, non col bibitone macedonico di un serpentone di immagini e frasi sciocche! Per il collasso del sistema mediatico è sufficiente attendere l’autosaturazione: è prossima! C’è in giro un tal chiaccherume che del globo farà pattume
U: Sì, ma la guerra? Chi ferma la guerra?
D: l’ATOMICA!
I: Rita Hayworth?
 

Blog TV
(promozionarsi è una brutta parola)

a. Do you blog?
r. No. Preferisco la corrispondenza diretta, la scrittura dedicata, il pensiero affettivo orientato.
a. Le parolacce, direi! Scusi l’impertinenza, ma lei non può ignorare questo nuovo straordinario fenomeno! Non le sembra fantastico che chiunque possa scrivere in piena libertà e in quella stessa libertà vedersi pubblicato e letto da altri?
r. Non le sembra che la stessa cosa accada nei reality-show della televisione tutti i pomeriggi? Non crede che sia la stessa gente che sgomita per apparire in TV (salvo poi, a parole, disprezzarla)? Non trova che l’ostentazione della propria normalità sia solo un pretesto per vantare una presunta eccezionalità?
a. Mmh, lei è molto caustico. Non sarà mica invidioso? In fondo, per certi versi, lei non esiste!
r. Proprio così, e me ne gusto l’impalpabile essenza. Perché bisogna desiderare di ricevere la patente di esistenza attraverso la pubblicazione (la “resa pubblica”) delle proprie opere, in scrittura o in immagini? Non sarebbe sufficiente “esistere” e basta?
a. Mi perdoni, ma anche lei è qui, sul web: non le sembra di sputare nel piatto in cui mangia?
r. Sono qui perché il web è il vero terzo polo della comunicazione, dopo l’audiovisivo tradizionale e la carta stampata. Sono qui e non giudico il mezzo; magari addito, ardito, le intenzioni. Niente di male ad esserci, ma almeno ci venga risparmiato l’ennesimo proclama di rivoluzione mediatica.
a. Lei non trova rivoluzionario che il passaparola possa sostituire gli ingessatissimi grandi canali della comunicazione? Che il piccolo, il singolo, il marginale, possano diventare: “Grande, Massa, Evento”?
r. Lei trova rivoluzionario che un hacker diventi consulente di un sistema che un attimo prima ha violato? Lei trova rivoluzionario che da fuori si voglia scombinare, scardinare, riformare e poi, da dentro, ci si accomodi bellamente in poltrona? Io non trovo nulla di rivoluzionario a voler desiderare di essere parte di una comunità che ormai riunisce tutto il mondo. Ogni nuova generazione di idee punta a rimpiazzare la precedente, salvo poi integrarsi ad essa.
Siamo dentro un percorso evolutivo comune, nel suo procedere per tratti continui o discontinui, a seconda dei momenti storici: è tutto qui, nessuna rivoluzione.
a. Ma qui, dietro le idee, ci sono persone: milioni di milioni di miliardi di singole persone, in piena e totalmente disinibita e libera attività creativa.
r. Che in fondo vogliono essere amate, ricordate, viste. Che ambiscono ad essere lette, cercate, scrutate. Si desidera essere desiderati tutto qui.
a. E lei, ne è immune? A lei non piacerebbe esistere? Essere desiderato?
r. “Immagino” di sì

 


A: di un grandissimo contributo
T: mh?
A: che implementa la valutazione globale dello stato interrelazionale compatto
T: mh? mh?
A: coniugato a quel magma indistinto chiamato Sé, quotato in campo cognitivo secondo criteri
T: mh? mh? mh?
A: e i parametri offerti, cristallizzati per tipi variabili di lemmi semplici
T: aaaahhhhhhaahhahahhh!!! Ma cos’è che stai leggendo? Qual diavolo d’un brodo primordiale?
A: leggo la brochure posta in postilla di un nuovo progetto
I: una brioche innovativa?
A: ah-ah spirito galattico! Leggo le indicazioni per lo sviluppo della prossima campagna promozionale della **, la famosa azienda che si occupa di scarpe per donne dai capelli rossi. Ha deciso di diversificare la sua produzione e dare una forte sterzata in senso umanistico alle sue attività
I: nonsolotacchi, ci si perdoni, non siamo allocchi! Cos’è che vogliono fare?
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A: stanno seguendo questo nuovissimo strabiliante originalissimo fenomeno: i Blog; hanno fatto qualche piccola indagine , letto qualche pagina: s’è dedotto che c’è spazio per agire
U: in che settore? E in che modo? I Blog sono fenomeni privatissimi, prodotti in proprio, una delle cose meno commerciabili. È vita vissuta!
A: ecco! Vita vissuta! Questo è il succo del progetto! Il suo core business!
D: non potete immaginare quanta gente brami una vita brillante! O almeno fornita di un qualche mordente; ed è sufficiente roba da minimarket, consumismo spiccio, financo discount, niente di eccessivamente straordinario
T: nessuna Arca perduta? Nessun libro della giungla? Credi davvero sia sufficiente un’avventura semplice?
D: Così pare: basta un bel giro di incontri dal parrucchiere e dal salumiere, un amico musicista o una chiacchiera intrigante nel ristorante dei vip
I: tredici piante di lattuga piccante, vicini paraggi di pomodori selvaggi, un fante di broccolo in salsa d’amante
U: raffinatissimo!
T: c’è poco da snobbare! La vita delle persone normali è una vita normale. Così se una persona normale crea un blog lo riempie di eventi normali: sono uscito, sono entrato, ho visto, ho detto, ho pensato, ho sentito
D: ma perché? Di cosa è fatta la vita?
I: non è forse un fiume di media portata, che scorre silenzioso a piccole onde verso il suo mare oceano?
U: raffinatissimi e poetissimi!
A: in quel fiume, ecco, ecco che ci sta come il pistacchio nella mortadella un po’ di gusto supplementare, un aiutino
T: qualche evento, diciamo così, un po’ fittizio, ma solo un po’? Qualcosa di eccitante da scrivere nel proprio Blog così da potersi sentire “qualcuno”?
U: cosi’ da poter perdere un po’ di quella normalità che pare faccia schifo a tutti, quando invece c’è chi se la sogna e ci scrive i libri e auspica i paesi normali come prossimo Eden urbanizzato
D: e com’è che andrà? C’è una fabbrica che produce pezzi di vita straordinaria?
A: c’è l’idea di reclutare un gruppo di sceneggiatori, divisi per aree tematiche: casalinga, studente in e fuori sede, impiegato, geometra o anche manager rampante (nessuno sfugge al fascino del Blog). Gli autori si occuperanno di produrre eventi preconfezionati, che il cliente potrà acquistare in pacchetti singoli
T: oppure, per i più esigenti, si potrebbe avere l’intero profilo, offrire in vendita una vita completa, attimo per attimo, da vivere come se fosse la tua
D: mirabolante! Ma a quel punto cosa ti resta da vivere?
T: Ma a quel punto che t’importa di vivere?

I Brutti

“Vorrei spezzare una lancia a favore di noi brutti. Siamo persone meno fortunate, ma abbiamo le stesse esigenze di tutti i comuni mortali. Non avendo mai trovato una compagna, devo rivolgermi alle lucciole. Faccio un appello a tutte le persone che giudicano triste la nostra situazione. Voi che tanto criticate siete le prime a ignorarmi. Quindi o cambiate atteggiamento o io continuerò a rivolgermi alle lucciole.” (metro lettere, “Metro”; lunedì 19maggio 2003)

T: non li chiamerei brutti, meglio dire: diversamente belli
D: stai parlando di te stesso?
T: SCHERZI? Io non sono affatto brutto!
D: allora sei bello?
T: sono fascinosissimo!!
U: è per questo che la società ** ha scelto te come team-leader per la sua campagna promozionale?
T: ovvio! Sanno che su di me si può contare; e infatti contano sulla mia oculata saggezza, riconosciuta lungimiranza, chiara chiarissima visione prospettica, ampio respiro
D: cioè sei brutto e conosci il mondo dei brutti: due target, un goal
T: la tua impertinenza ha qualcosa di sgradevole, c’è dell’invidia?
D: tutt’altro! Mi piacerà moltissimo essere della partita, c’è spazio anche per me?
T: NO! Un no assoluto, sei troppo carina per entrare nel team! Che ne capisci tu dei bisogni di un brutto "patentato"?
D: con un piccolo sforzo potrei
A: non credo sia sufficiente; la società sta organizzando un istituto per la certificazione, senza il quale non si accede ai benefit
D: ma è assurdo! Chi dice che puoi o non puoi esser brutto? Chi può deciderlo? Tu?
I: ci sono dei criteri oggettivi: circumnavigazione del girovita, rapporto altezza/larghezza nelle tre dimensioni dello spazio, sproporzioni nei lineamenti del viso, iniqua distribuzione della peluria, adipe freestyle, odori corporei fuori limiti allo sniff-test
U: brrr, un vero campionario! Davvero molto divertente!
I: divertente lo è di sicuro, perché col certificato si va al club, si viaggia, si hanno posti riservati sui treni, si va in vacanza
U: si rimorchia
T: certo! Villaggi turistici, convegni, testimonial di prim’ordine. Sarà un’operazione a tappeto: la vostra bellezza verrà soffocata!
A: vedrai quanti chirurghi plastici modificheranno l’offerta dei propri servizi. I brutti sono numericamente prevalenti, è giusto che i loro canoni estetici abbiano la rilevanza e il lustro che meritano
D: comincio a spaventarmi, finirò per desiderare di imbruttirmi?
T: faresti bene! Dovrai sentire lo stesso senso di colpa che oggi provano i brutti!
I: vedi? Subito il viso ti fa una smorfia, con un piccolo sforzo chiunque può esser brutto
T: ma non abbastanza per avere la patente! Per quella servono qualità eccezionali
D: come le tue?
T: ma io non sono brutto! Piuttosto direi: diversamente bello.

Gerontochic

“Regione Lazio. Scoppia polemica sulle dentiere gratis.” (Avvenire, domenica18 maggio 2003)

A: ancora ieri sera, s’è ascoltata l’ennesima pippa sui senior
U: chi? I senior?
A: proibito chiamarli anziani, sgradito chiamarli vecchi, consigliato dirli maturi
U: o senior?
T: suona molto bene, richiama l’antica consuetudine senatoriale: vecchi, ricchi e scicchi (ovverosia: sciccosi). Hanno soldi, salute, voglia di divertirsi; spendono e spandono
U: ottimo! Ottimo per loro! E i poveri vecchi? I vecchi poveri?
T: per loro c’è un milione di posti che li aspetta, pronti prontissimi per essere occupati
D: posti di lavoro?
A: “arredo urbano”, ma anche domestico
D: cooosa? Sono forse oggetti? Manufatti?
T: non c’è da essere tanto schizzinosi! Il progetto prevede la riqualificazione di questa massa critica di vecchietti in tempi e modi che sono stati ordinatamente programmati
A: ne stiamo accumulando più di quanti la Comunità sia capace di assorbirne; si moltiplicano, vanno sistemati
D: coi tuoi metodi li sistemi di sicuro, mi fai rabbrividire!
T: c’è da superare qualche remora, ma subito dopo tutto si chiarifica
I: ho in mano il catalogo; offre una amplissima scelta, completa di soggetti e accessori: c’è il vecchietto da panchina: ideale per parchi e giardini, col suo bastone, il mocassino di cuoio consumato, il cappello a falde cadenti; o anche la coppoletta se piace lo stile etnico
A: e c’è quello per il design affettivo, da tenere in casa, affondato in poltrona davanti una tv perennemente accesa (se prendi entrambi hai uno sconto sull’acquisto): è ottimo per fare il nonno!
I: mentre la nonnina va in cucina: sa fare torte, e può anche adattarsi ad essere una splendida babysitter (trovi anche la versione in scialle su sedia a dondolo: fantastica per un ambiente country!)
A: e poi, il colpo da maestro: la “rottamazione”! Porti il tuo vecchietto usato e te ne danno due nuovi, in coppia, appena appena senescenti; dotati di pensione da un milione di lire ciascuno, capaci anche di esercitare il diritto al voto. Ottimi cittadini-consumatori di livello medio, plasmabilissimi!
D: roba da capogiro, sto per sentirmi male! E la dignità? La vostra dignità? Che vi rende complici di un simile progetto? E la loro dignità? Che li trasforma in prodotti? Che li fa merce in una squallidissima maniera?
A: ma la BRIZZOLAGE è una società serissima! E non ha alcun problema a garantire il riconoscimento di una piena dignità ai suoi associati! È una società, mica una fabbrica di corpi!
T: ci si iscrive, si versa una piccola quota
A: è una società di mediazione intergenerazionale, offre sentimenti in formato interinale: acquisti solo ciò di cui hai bisogno, niente speculazioni
D: assoluta follia! È questo il futuro?
A: no no, darling: questo è il presente! Vuoi forse iscriverti?
Basta una piccola quota





A: loro vengono qua? E noi andiamo là!
D: chi? Dove?
A: emigranti! Masse dolenti, tampoco cantanti. Il gran movimento di questi giorni; che segue ad anello il solito tran tran clandestino di va e vieni, solo che il “vieni” è per un sacco di gente, per il “va” non c’è nessuno, a dispetto delle nostre modernissime leggi
D: e tu, vorresti
T: NOI! Noi andiamo nel loro paese! Loro vengono qua in milioni e milioni? Vogliono la nostra terra? La prendano! Non gli lasceremo neppure uno spillo, gli faremo trovare tutto lindo e pinto, spazzolato fino all’osso! Ci portiamo via tutto e ce ne andiamo nello spazio che nel frattempo stanno liberando. Ce n’è un’enormità: vedo già una serie infinita di villette a schiera a mo’ di corona del lago Vittoria; e tredici file di grattacieli nel Sahara, coi vetri a specchio, gli interni forniti di climatizzazione dinamica e un catalogo di miraggi temporizzati visibili dalle finestre del lato est
U: vaneggi! Non pensi che forse non vogliano il nostro Paese? Ma solo un’occasione, un’opportunità di riscatto, di
A: è solo propaganda! Vengano qui a provare quanta fatica e sudore stanno dietro il nostro sviluppo!
T: vengano qui e noi andremo lì, dove si sta liberando un sacco di posto. Sao ko kelle terre che cosa ci possiamo fare? Con la forza del nostro spirito di iniziativa?
D: il tuo discorso fa venire l’emicrania, la Comunità Europea non può accettare
T: l’Europa è vecchia! E questo progetto ti risolve il problema emigrazione in quattroequattrotto, la **, che è una società intelligente, lo ha capito benissimo!
I: stiamo già collaborando per la realizzazione della campagna promozionale, che, ovviamente, dovrà utilizzare canali alternativi per la propria diffusione
A: non possiamo rischiare che gli stessi migranti capiscano cosa sta per succedere e si mettano in coda per aggiungersi a noi, si creerebbe un insopportabile circolo vizioso
I: secondo le stime i loro paesi verranno liberati entro il 2010; purtroppo il ritmo è lento, le barchette sono assurdamente minuscole e poco capienti, e Lampedusa è un’isola troppo piccola
U: magari si riuscirà ad organizzare spostamenti più numerosi, come ai tempi dell’esodo in Adriatico
D: così da accelerare i tempi
T: e in contemporanea ci spostiamo noi! Una gran parte delle strutture di accoglienza è già pronta. Ci sono interi villaggi completamente vuoti, edificati in stile rustico, bianchi come i nostri sogni migliori
A: e in più, rispetto al nostro rugoso e logoro continente, avremo risorse naturali, petrolio, minerali, sterminate foreste, lunghissime spiagge, zoo all’aperto, sole a volontà, mare incontaminato e grandissimo
I: pizza e mandolini! Che idea fantastica! Quando si parte?
U: C’è però una cosa che non torna: e quando NOI saremo tutti là? E LORO tutti qua?
A: allora capiranno cosa hanno perduto, e vorranno tornare indietro. E torneranno! E anche noi torneremo, a riprenderci le nostre case e la nostra terra, finalmente liberi da questa noiosissima, barbosissima, pesantissima solfa sull’emigrazione!
T: vedi? TUTTO TORNA! Li faremo impazzire!
D: non c’è alcun dubbio!

PROPAGANDA (UE UE migraine)

“Una serie di bustine, simili a quelle per lo zucchero, segnano il primo passo verso la produzione industriale, dosata e confezionata delle polverine medicinali. I disegni sono gli stessi, stessa efficacia comunicativa. Le bustine sono tutte verticali, tranne una. Qui l’omino (è evidentemente un maschio!) sta sul lato sinistro, in piedi, quasi appoggiato al bordo. Il resto dello spazio è occupato dall’effetto miracoloso che la polverina promette. Messo in verticale sarebbe stato penalizzante. Così è evidente: l’omino, pur con le mani lungo i fianchi, raggiunge il bordo opposto della bustina.
Ma la scritta che più di tutte colpisce campeggia sull’insegna di un gommista: La sagesse du pneu. Ha un accento quasi metafisico. Lascia senza parole. Nemmeno Magritte avrebbe sintetizzato meglio l’assurdo che sta intorno a noi.
Sul muro di un edificio è stata disegnata, in modo naif, una telecamera. È l’insegna delle pompe funebri. La cassetta dei funerali da mostrare agli ospiti è l’ultima moda qui in Benin. Alla tv trasmettono persino annunci funebri. Lo sfondo musicale è una sorta di canto gregoriano un po’ melenso. Sullo schermo appaiono via via le immagini dei defunti, affogate in sfondi fucsia, pisello, canarino. Una scritta ricorda la data della morte, mentre la voce narrante annuncia il dolore dei cari, enunciando quali tra i parenti hanno commissionato lo spot.”

(“African Graffiti”, di Marco Aime; su “Nigrizia” luglio/agosto2003)

 

 

A: c’è un lavoro nuovo, un po’ poco ortodosso; ma noi siamo così flessibili da poter dare cento passi di vantaggio a un elastico ed essere ugualmente vincitori di schicchera
U: ma che bella metafora! Cos’è che abbiamo stavolta?
A: un lavoro politico, di politica sociale, una specie di pubblicità progresso
T: una campagna di sostegno rivolta alla rivalutazione dell’immagine della “Zanzara Tigre” in Italia
D: cosa? Sei matto? Accettare un lavoro simile? Le zanzare tigre sono una maledizione!
A: questo è quello che si dice di loro, ma Benedetta Zanzic, loro suprema rappresentante per le comunità italiane e per la UE, mi ha assicurato che è tutto dovuto ad una campagna mediatica ostile, che le ha ingiustamente relegate in posizioni di cattiveria (non hai letto il “CorPera” di stamattina?)
U: e invece loro, poverine, non meritano tutta questa acredine?
T: pare che sia tutta una montatura! Poteri occulti e d’indubbia forza hanno saggiamente orchestrato la propria rete informativa con l’intento di demonizzarle
U: tutte balle quindi?
T: ci hanno fornito un dossier in cui si racconta dei traffici, degli scambi di favori tra oscuri faccendieri al soldo di politici senza scrupoli e le nostre zanzare indigene (che pare si siano impegnate a pungere meno e in momenti precisi della giornata). Si parla inoltre di garanzie su forniture di aiuti allo sviluppo (migrazioni controllate in paesi terzi e lasciapassare diplomatici), in appoggio ad un non ben definito progetto di sostegno reciproco
I: in effetti non si vede una zanzara italiana da un pezzo!
A: quasi tutte fanno l’estate all’estero, in vacanza, satolle e in panciolle. Hanno avuto le scorte di sangue donato e non controllato che giacevano nei nostri magazzini, quelle ormai giudicate inservibili per l’uso trasfusionale, che stavano per essere smaltite come addensanti nel concentrato di pomodoro destinato ai mercati emergenti. Alla fine si è trovato un uso migliore, che soddisfa produttore e consumatore
U: e le Tigri che cosa vogliono? Papparsi una fetta di quella torta?
A: non ambiscono a tanto, ma vogliono una controffensiva mediatica. E stanno segretamente lavorando (offrendo aree di punture-free alle persone giuste) ad una riduzione dell'intensità della campagna ostile, completamente irragionevole, che stanno subendo, anche in conto dei problemi che hanno
T: ma lo sai che hanno una pessima efficacia pungitoria? E che è questo il motivo che le spinge, anzi le obbliga a fare tutte quelle punture e a lavorare ininterrottamente giorno e notte?
I: in spregio di ogni conquista sindacale!
A: certo! Le nostre zanzare, quelle poche che son rimaste, poltriscono l’intera giornata, beate! Basta loro qualche punturina serale e hanno fatto il pieno, sono sazie e strasazie. Nel tempo perduto si danno al dancing
D: e le Tigri?
T: sono costrette ad assurdi espedienti: solventi cutanei, aghi sintetici monouso (sono attentissime alla nostra salute!) doppi turni, tutoraggio per i nuovi arrivi
I: in sostanza chiedono una cosa semplice: PUNGERE MENO, PUNGERE TUTTI!
D: pungono TROPPO, è solo questa la verità
A: eppure dovrebbero piacerti, sai che la loro comunità è governata dalle donne? E sono solo le femmine che pungono, i maschi hanno un semplice ruolo riproduttivo, instupiditi e ridotti in batteria come torelli sciocchi
T: sarà mica per questo che sono nei guai?

 

Roberto Ciorra

 

 

 

 

 

ZANZAGANG

a. Anche quest’anno la stessa calamità: le Zanzare Tigre! Ronzano a bassa frequenza, volano scure, puntiformi e numerose in folla mistica. Non c’è proprio nulla da fare?
r. Purtroppo c’è solo da conviverci; abituarsi alla loro presenza e mettere in atto i presidi a disposizione per combatterle. Non sono molti, ma se ben utilizzati riescono ad essere efficaci
a. Tipo?
r. Eliminare gli accumuli d’acqua, anche i più minuscoli (esempio tipico e malauguratamente sciagurato è il sottovaso, dove le trovi che sguazzano in pochi mm di acquetta sporca), poi l’uso sapiente di insetticidi e l’applicazione di barriere meccaniche alle finestre
a. Ah! Fastidiose creature! Ma come hanno fatto a metter da parte le nostre zanzare, le care, leggerissime, discrete, acutamente ronzanti zanzarine domestiche?
r. In natura vince il più adatto, e loro sono più adatte. È stato gioco facile arrivare qui e prendersi tutto. Sono fuori controllo, e hanno sfruttato i buchi del sistema. C’erano delle regole precise su tempi e stagioni di sviluppo, e sui momenti della giornata concessi alle punture, loro (già arrivando come clandestine -perfide!- all’interno di segrete e inopinate raccolte liquide nei copertoni destinati al recupero del materiale gommoso -nobile intento!-) le hanno ignorate. Potevano giungere in traghetto, chiedere asilo, aspettare che le istituzioni preposte compissero gli atti necessari per il riconoscimento e tutto sarebbe andato meglio. Sono arrivate qui con l’inganno, portando in dote caratteristiche biologiche illegali. Riescono a vivere e riprodursi anche a temperature più basse rispetto alle nostre zanzare (che invece, poverine, sono costrette a svernare in Riviera), basta che ci sia luce a sufficienza
a. E pungono a ogni ora del giorno! Anche questo è nel loro carattere?
r. Purtroppo sì, e non c’è modo di far loro cambiare idea. S’è provato con la diplomazia, ma gli ambasciatori hanno fallito
a. Allora? Che si fa? C’è qualcosa nell’aria? Qualcosa di nuovo e più drastico?
r. Attività organizzate e dirette all’eliminazione fisica dei soggetti ostili in tempi antecedenti la realizzazione dei loro intenti destabilizzanti l’ordine costituito, con l’idea di rendere inoffensivo fin dalla sua fase teorica e ancorché immaginativa ogni progetto potenzialmente capace di recar danno
a. Guerra preventiva! Le sembra una buona idea? Come si sta pensando di procedere?
r. Bombardamenti selettivi dei sottovasi presenti nei nostri balconi; mitragliamento a tappeto di obiettivi sospetti con speciali mini-proiettili intelligenti, dotati di software capaci di riconoscere le zanzare tigre e colpirle nel basso ventre, soffocando la loro capacità riproduttiva; diffusione di insetticidi geneticamente modificati (per essere nocivi solo nei confronti delle zanzare ) con la rete idrica; istruzione di zanzare kamikaze
a. Mmh, un programma piuttosto aggressivo? Riuscirà?
r. I nostri servizi hanno ottime carte in mano; e informazioni precise che ci chiedono di agire alla svelta. Pare che stiano cercando di introdurre una sostanza radioattiva nel loro organismo capace di renderle immuni ai nostri insetticidi; si dice che il commercio sia già in ballo, si parla della complicità di un paese africano
a. Lo scenario è tutt’altro che rassicurante, cosa può fare un comune cittadino per collaborare?
r. Credere nella sua Patria, nei suoi governanti, nella politica
a. E lei? Lei ci crede?
r. È vero che Manuela Arcuri sta per sposarsi?

(estratto dal “Corriere della Pera”, 31agosto2003)


 

 

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