C O N T R O S E N S O S'E [in copertina S'E [in rubrica

La libertà rappresenta da sempre il metameme (le idee fondamentali senza le quali l'avvenire non è concepibile) più potente della civiltà occidentale. L'idea di libera cittadinanza è nata con la nozione di democrazia presso gli antichi greci e da allora ha continuato ad evolversi. La Magna Carta inglese ha rafforzato e reso permanente tale idea. Diffusosi nel Nuovo Mondo, il meme ispirò la fine della schiavitù; più tardi, portò al suffragio universale e al sogno di uguaglianza tra i popoli.
La marcia della libertà procede di pari passo con la graduale presa di coscienza da parte del genere umano. Siamo arrivati ad accettare la semplice verità che non deve esistere alcun tipo di oppressione. Nessuno è il nostro padrone. Siamo noi a controllare il nostro destino.
Punto chiave della libertà è la libertà di parlare l'uno con l'altro, di comunicare. Anche questo principio è antico quanto i greci, che riconoscevano il diritto dei cittadini di esprimere le proprie opinioni. Quando fu introdotto il primo mezzo di comunicazione di massa - la stampa - divenne subito chiaro che la "libertà di opinione" non bastava a garantire la libertà di parola. ( Gutenberg e "i suoi" ebbero problemi con la censura quando cercarono di esprimere le proprie opinioni su papi e re.) Il concetto quindi si ampliò fino a divenire "libertà di espressione". Questa fu tutelata prima dal Bill of Rights in Inghilterra e poi dalla costituzione americana che estese ulteriormente il concetto e sancì per prima la "libertà di stampa".
L'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 cita: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione ed espressione inclusi il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo senza riguardo a frontiere".
A mezzo secolo di distanza dalla ratifica della Dichiarazione dei Diritti Umani i cittadini sono continuamente bombardati da una moltitudine di informazioni. Centinaia di giornali sono a portata di mano. L'"universo a 500 canali" si è rivelato un'idea insospettatamente pericolosa - ora si parla addirittura di 5.000 canali. Le notizie della CNN sono in onda in tutto il mondo 24 ore su 24. Dal tempo del Big Bang della rivoluzione digitale il cyberspazio cresce a ritmo esponenziale. A questo punto, sarebbe facile giungere alla conclusione che la lunga battaglia per la libertà di opinione, espressione e parola sia finalmente terminata.
Ma non è così.
Negli ultimi vent'anni si è delineato un quadro senza precedenti nel panorama mediatico, con gravi conseguenze per la democrazia e la libertà di parola: la nascita di un cartello globale delle comunicazioni. Il flusso delle informazioni è gestito da una quantità sempre minore di società mediatiche transnazionali controllate da sette giganti: Time Warner, Disney, Tele-Communication Inc. (T.C.I.), Bertelsmann, General Electric, Viacom e la News Corporation di Rupert Murdoch. Il grosso potere di queste multinazionali consiste nella loro integrazione verticale. Producono un film, lo distribuiscono nel circuito di sale che è interamente o parzialmente di loro proprietà, lo promuovono sulla loro rete televisiva, ne diffondono la colonna sonora dalle loro stazioni radiofoniche, e commercializzano gli accessori riguardanti il film nei loro parchi dei divertimenti. Un prodotto che sia entrato in uno qualsiasi dei livelli di questa catena verticale, può da lì venire manipolato e diffuso ad altri livelli in qualunque direzione. Così un film diventa prima un libro, poi una canzone di successo, uno show televisivo, e infine un giro sulla giostra. Nel frattempo i padroni dei media posseggono gli strumenti per produrre un flusso continuo di spettacoli sociali, per alimentarli, nutrirli, coccolarli e introdurli indelebilmente nell'immaginario collettivo. E, con l'eccezione di pochi spazi ancora autonomi qua e là (televisione non profit, radio pirata, riviste underground e alcune vette inesplorate del cyberspazio), i padroni dei media si sono già impossessati dell'immaginario collettivo globale e lo hanno trasformato in un parco tematico. Una luccicante Las Vegas mentale dai divertimenti spaventosamente omogeneizzati.
Cosa significa libertà di parola in questo scenario mentale?
LIBERTA' DI PAROLA