COLIBRI'
S'E [«indietro

La Repubblica

Semiologia Il gusto di cogliere la realtà
una collana di Paolo Fabbri
Giuseppe Dierna

Quando nel 1973 Italo Calvino pubblicava da Einaudi Il castello dei destini incrociati, splendido esempio di combinatoria narrativa, nella sua nota finale spiegava che uno degli impulsi alla scrittura di quel testo bizzarro gli era venuto dall'ascolto di una relazione di Paolo Fabbri sulle "strutture del racconto". Veniva in tal modo colta già da Calvino quella che sarebbe stata una delle funzioni primarie della molteplice attività di Paolo Fabbri, semiologo, presidente del Dams di Bologna e irruento ex direttore dell'Istituto italiano di cultura di Parigi: l'azione di stimolo permanente e di pungolo da lui esercitata, negli ultimi tre decenni, tra Francia (la Parigi dell'Ecole des Hautes Etudes) e Italia, in ambiti di analisi fra i più diversi - letteratura, discorso politico, scientifico, religioso. - ma sempre riconducibili ad una messa a fuoco delle strategie della comunicazione (come testimoniato dall'antologico Elogio di Babele, uscito l'anno scorso nelle edizioni Meltemi, e dal corposo omaggio a lui riservato dagli amici per i suoi sessant'anni: Eloquio del senso. Dialoghi semiotici per Paolo Fabbri, Costa & Nolan).

Luogo privilegiato di un simile approccio che prediliga l'aspetto comunicativo (e comunicabile) del sapere non poteva che essere il mondo dell'editoria. Da tale necessità era nata dieci anni fa - in collaborazione con Omar Calabrese - la collana "Teoria della cultura", pubblicata a Bologna dalla Società Editrice Esculapio, con volumi importanti come i saggi del semiologo francese Algirdas J. Greimas (Miti e figure), o i due tomi curati da Lucia Corrain sulle arti figurative (Leggere l'opera d'arte) o, della stessa, lo studio dedicato al seicentesco "quadro a lume di notte" (Semiotica dell'invisibile).
A quell'importante collana se n'è affiancata ora una seconda, dalla veste grafica sobria e divertente, da Fabbri diretta insieme a Gianfranco Marrone per la già citata Meltemi: "Segnature" (dal latino "signatus": "sigillato", "firmato", quasi un richiamo alla responsabilità di chi produce comunicazione), ancora più esplicitamente orientata a una rifondazione fattiva della semiotica intesa come grimaldello interpretativo del reale, da un lato ripercorrendone i fondamenti teorici, dall'altro proponendo in presa diretta concreti esempi applicativi.

Dopo i due volumi d'esordio (insieme a una doverosa ristampa, riveduta e corretta, della fondante Semiotica in nuce che antologizzava e storicizzava lo sviluppo della materia fino agli anni ‘70: da Jakobson a Barthes e ad Eco) e dopo lo smilzo libricino che riuniva i risultati del dialogo, spesso solo a distanza ma estremamente stimolante, fra Greimas e il filosofo Paul Ricoeur (Tra semiotica ed ermeneutica), arrivano in libreria due nuovi titoli: Della rappresentazione di Louis Marin (a cura di L. Corrain, pagg. 282, lire 45.000), che presenta per la prima volta in Italia i lavori di uno dei più originali studiosi di arti figurative (con testi che spaziano da Le Brun e Poussin fino a Paul Klee), e il secondo tomo di Semiotica in nuce. Teoria del discorso (a cura di P. Fabbri e F. Marrone, pagg. 371, lire 49.ooo), dove studiosi dell'ultimo quindicennio - J. Geninasca, D. Bertrand, F. Bastide. - affrontano con raffinata strumentazione critica le diverse modalità di produzione del senso, analizzando una parabola evangelica o un frammento di Nabokov, la ricetta del pesto o quella per la fabbricazione delle lastre fotografiche.
L'assenza di concrete analisi del "politico" potrà essere proficuamente colmata attingendo a un altro bel volumetto della stessa Meltemi: Leggere la comunicazione, a cura del Centro Ricerche Semiotiche di Torino: le ragioni di una vittoria elettorale nell'organizzazione dello spazio di Berlusconi a Tempo reale di Santoro.