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Ci
vorrebbero una headline e un brevissimo bodycopy per riassumere il bel
libro di Emanuele Pirella, "Il copywriter Mestiere d'arte".
Non li ho. In copertina, il copy più famoso d'Italia ha messo una
vecchia pubblicità del settimanale Epoca, precisamente la pubblicità
ai Contatti di Lavoro Selezionati su Epoca. Un servizio al cliente, e
alle aziende, firmato Epoca. E' (era) una buona ragione per acquistare
il settimanale: si scorre l'elenco delle offerte e aumenta la speranza
di un lavoro da non disprezzare.
La stessa immagine è stata scelta per la quarta di copertina. E'
normale pensare che questa pubblicità sia molto cara a Pirella.
Forse per l'headline (il titolo)? L'immagine ci mostra un giovane-maturo
(tipo impiegato o area-manager) in giacca e cravatta. Il personaggio è
una marionetta caricaturale (realizzata da un artigiano inglese; la scuola
palermitana ha tutt'altro stile). Questo "pupazzo" realistico
è sostenuto e mosso da fili, come una marionetta, appunto. I riferimenti
al "qualcuno ti comanda e decide per te" sono evidenti. Il titolo,
in alto, dice: "Cosa farai da grande?".
E' un interrogativo che agita la coscienza di chi si ritrova colpito dalla
sindrome di Peter Pan. Una domanda: ma un mestiere d'arte è giusto
raffigurarlo con un burattino alla mercé degli altri? Altra domanda:
chi sono gli altri? Ancora domande: sono forse i clienti (le aziende)
che ti dicono come fare quel titolo, quel testo, quel colore, quella foto,
quel marchio, quel tutto? Il pubblicitario lotta quotidianamente con direttori
marketing, responsabili produzione e comunicazione, figli di imprenditori
e schiere di "sapienti" che trasformano un mestiere d'arte in
un lavoro d'armi. La marionetta, certo, non nobilita. Mi convinco allora
che Pirella sia affezionato più al titolo (credo sia di un altro
copy, sbaglio?). La sindrome di Peter Pan, sulla base di mie sporadiche
letture sull'argomento, pare che trovi fertilità d'espansione nei
corpi dei cosiddetti "creativi", eterni fanciulli giocherelloni
di parole, colori e forme. Fosse anche il contrario, il problema resta
quelle cordicelle che fanno muovere un corpo in modo involontario. Morale
(che avercela non fa male): la copertina di questo bel libro di Pirella
non la capisco. Limite personale. E' la seconda volta che dico "bel
libro". A pagina 12, Pirellla scrive, a proposito di come dovrebbe
essere (o sarebbe dovuto essere) un annuncio: "Che
fosse insieme la descrizione di una caratteristica del prodotto e la premessa
di un prodotto innovativo". Il mio aggettivo "bel"
riassume queste due condizioni, nella possibilità di elencare sinonimi
del "bello", inteso come interessante, utile, coinvolgente,
divertente, curioso, istruttivo. Il tutto pensando non solo ad un target
di "nicchia" (i pubblicitari), ma ad un pubblico certo selezionato
però non ristretto. Penso, tra gli altri, agli imprenditori e ai
product manager che dovrebbero leggerlo un libro così, almeno si
rendono conto, fin dalle prime pagine, perché un copy (attraverso
un paziente account) propone quel gioco di allitterazioni, quella metonimia,
quella allegoria, quella litote, quell'iperbole e persino quella congiunzione.
Il libro di Pirella è in fondo un libro di ricordi. Non so se questa
"memoria di un pubblicitario" renda più vecchio il nostro
autore (forse per questo avrà rispolverato il "Che farai da
grande?"?), di certo lo rende molto "maestro", un maestro
che si ascolta volentieri. E' un libro di ricordi che ovviamente (e meno
male) non può non essere anche una sorta di istruzioni per l'uso,
un manuale spigliato per giovani e senior pubblicitari. Scrive Pirella
a pagina 23: "Stavo cominciando a capire che
ad ogni prodotto andava costruita una personalità, un volto, delle
caratteristiche fisiche, un linguaggio tutto e solo suo".
Questa consapevolezza, al tempo di Pirella giovane, era scaturita pensando
a Cesare Pavese, non alla vasta gamma o all'azienda con venti anni di
esperienza leader nel settore.
Lo stile di Pirella è letterario - al di là della sua laurea
in Lettere moderne - perché (parere personale, ma condiviso con
altri) il lavoro del copywriter è con, sul, dentro, attorno i linguaggi.
Anche una USP (Unique Selling Proposition) deve essere costruita lavorando
sul linguaggio. E' una mia convinzione (sono un copy), e mi sembra d'averla
ritrovata nel libro di Pirella. A pagina 44 scrive, riferendosi al testo
e al visual: "cercando il santo antagonismo
tra un elemento e l'altro". Ecco, credo sia questa la formula,
semplice ma non semplificante (posso dire così?), di un atteggiamento,
di un porsi quando si lavora con la pubblicità. Rendere antagonisti
i due elementi significa dotarli di una autonomia, per poi costruire uno
scambio e infine una comunicazione omogenea e unica.
Il libro di Pirella è anche, inevitabilmente, una carrellata sugli
stili della comunicazione italiana, dagli anni sessanta ad oggi. La seconda
parte del libro è dedicata alla comunicazione internazionale attraverso
il profilo dei "grandi maestri".
Pirella dirige anche una agenzia/scuola, che porta il suo nome (La Scuola
di Emanuele Pirella). Pirella se lo può permettere. E' ormai anche
lui un marchio di fabbrica, un logo, un brand. Sa di esserlo (la targa
della scuola lo testimonia). Però è un marchio che si porta
volentieri. In questa agenzia/scuola, dove i ragazzi sono pagati e regolarmente
assunti, "insegniamo l'ironia e l'autoironia.
Svelare i nostri meccanismi e riderne insieme. Lo scopo non è quello
di vendere il prodotto con violenza. E' quello di farlo comprare".
E continua, ancora a pagina 113: "Non è
un gioco di parole. Vendere il prodotto è applicare le regole vecchie
e richiede investimenti massicci, tante e tante pagine per farsi ricordare.
E' proprio ciò che tutti odiamo della pubblicità. Farsi
comprare è farsi scegliere per affinità, per amore, per
desiderio, per amicizia. Proprio questo è creatività: il
modo inaspettato per farsi comprare da un consumatore che ci desidera".
E' così anche per questo bel libro (ed ecco il terzo bel).
Una sola nota: otto pagine di bibliografia sommano un p' meno di trecento
libri, che sono tanti. Il libro più vecchio è del '55, quello
più recente è del '97. Non c'è stato niente di interessante
sulla comunicazione negli ultimi cinque anni? MDN
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Emanuele
Pirella
Il copywriter
Mestiere d'arte
Editore: Il Saggiatore
pagine 133 € 19,00
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