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26.900
Il libro di Beigbeder mi ha fatto spesso sorridere. Viene voglia di leggerlo
con velocità. Ci sono anche passaggi di storie delle quali non
avrei sentito la mancanza, però mi sono divertito. Non è
un libro comico, ben inteso. Forse vuole essere ironico, con l'intenzione
di graffiare la superficie del mondo della pubblicità, e del mondo
che le sta attorno. Forse. Ognuno, dopo la lettura, clicca il telecomando
come vuole. Io sono un copywriter di campagna (provincia). L'autore è
un copywriter di città (Parigi). Quindi, nulla in comune. Ovvio
che il mio "approccio" alla lettura sia stato anche di parte,
per riflesso professionale. Siccome il libro non è un trattato
sulla comunicazione, sono diventato ben presto un normale lettore del
pomeriggio. Le parti migliori sono però quelle che raccontano di
pubblicità, pur con le banalizzazioni e le esagerazioni che in
una importante e grande agenzia di advertising (pubblicità) risulterebbero
non mancare mai.
Il nostro Octave (il personaggio) guadagna un sacco di soldi, sniffa coca
(strisciandola con il bordo duro della carta di credito), gli piace immaginare
il sesso a tre (con prostitute). Sesso, droga e conto in banca. Il rock
è ormai spento. Sesso, droga e cash nel bel mondo della pubblicità.
Mi sono perso qualcosa?
La storia è costruita con ritmo da spot (ovvio?) e con qualche
azzardato colpo di scena. I colpi di scena sono i meno riusciti, perché
tentano di coinvolgere il lettore con situazioni da guardone pornografo.
Il linguaggio, in molte pagine, è quello del cliché scurrile,
ormai nel dizionario comune. Quindi, ci si abitua e si continua a leggere.
La storia è riassunta nel risvolto di copertina, anche se in modo
frettoloso. Ecco perché non bisogna mai dare ascolto a quello che
gli editori stampano sul retro e sulle bandelle delle copertine. Sono
parole che sanno di crowner da supermercato. Ah, il gergo pubblicitario
(l'inglese) non manca; e se non sei un addetto ai lavori ti sfugge un
po' quello che si dicono un creativo e un responsabile marketing. Beigbeder
sembra voler ridicolizzare di proposito un linguaggio tutto settoriale,
che a sentirlo davvero (si sente, eccome) fa molto fanatico multinazionale.
A volte il tono è ribellista, con nomi e cognomi di personaggi
e prodotti reali. Una sorta di No logo, con intenzioni etiche e denunce.
Quasi a disprezzare il lavoro che si fa, perché alla fine è
la merce la divinità della nostra esistenza. Octave sputa nel piatto
dove mangia.
La storia inizia con una sorta di mettere le mani avanti,
riassunta con: non hai scampo, la pubblicità ti frega. Poi si va
ad una riunione per presentare lo spot di uno yogurt, e poi ancora ci
ritroviamo in Florida per girarlo, lo spot dello yogurt. Si gira anche
una versione simil-porno, allinsaputa del cliente, da mandare al
festival della pubblictà, a Cannes (vincerà). A Miami, in
una serata di droga e alcol succede che Octave, la sua bella prostituta
che è la protagonista dello spot e lamico art director commettono
un efferato delitto, con tiritera ideologica. La vittima è un'anziana
americana siliconata, scelta a caso dalla sorte adrenalinica del trio.
Octave è padre di un esserino in formato ecografia, però
la sua Sophie lha piantato e sta con un collega pubblicitario. I
due amanti scappano. Ma è una fuga verso il suicidio, nei dintorni
di unisola tropicale. Però non è vero, come non è
vero il pavimento troppo polveroso e poi troppo lucido che ci mostrano
nella pubblicità. La storia è un susseguirsi di "colpetti"
di scena, come finali da spot che vorrebbero essere spiazzanti.
La parte meno bella del libro è la descrizione di una sorta di
isola per miliardari dove Sophie e lamico si nascondono (assieme
con molti notissimi personaggi, deceduti per la cronaca e invece vivi
e pasciuti nel recinto doro dellisola fantasma, nella noia
di alcol, droga e sesso. Forse è satira. Forse).
Poi cè anche il processo per lomicidio. Vi lascio la
trama. Come già detto, è un libro che si legge bene e a
volte diverte. Frédéric Beigbeder sa come imbastire una
pubblicità, di sé, del suo libro e della sua scrittura che
ha scandalizzato (e le vendite vanno su, come un tiro di coca, diverso
dal nostro provinciale raffreddore).
Tra un capitolo e laltro, lo scrittore pubblicitario ha inserito
soggetti (trucidi) per probabili spot che nessuno realizzerà mai.
Forse è satira. Forse.
Dieci e lode alla traduttrice Annamaria Ferrero. Non so quando un libro
sia da considerare ben tradotto (non ho il testo originale e poi non sarei
capace di tradurlo se non con il dizionario e la lentezza dei ricordi
scolastici), però Annamaria Ferrero fa scorrere la storia con gusto,
traduce con leggerezza tutte le oscenità (il sesso - la pubblicità
insegna - fa vendere) e i tic e le paranoie dei pubblicitari.
«Non dite a mia madre che lavoro in pubblicità - disse tempo
fa "il" pubblicitario francese Jacques Séguéla
lei crede che faccia il pianista in un bordello».
Ancora prostituzione. Eh già, la merce fa di tutto per sedurci.
Un ipermercato è il regno della ninfomania. Un tempo si diceva:
dopo Carosello tutti a nanna. Che errore! Bisognava andare a letto prima
di Carosello, forse avremmo salvato una parte dei nostri sogni. Ma ormai
Ho sottolineato specialmente nella prima parte
alcune frasi. Assomigliano ad aforismi.
- Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché
la gente felice non consuma
- Per creare bisogni si devono stimolare la gelosia, il dolore, linsoddisfazione:
sono queste le mie munizioni. E il mio bersaglio siete voi
- Il terrorismo della novità mi serve a vendere il vuoto
- Come pensate di stupire i consumatori se chiedete prima il loro parere?
Chiederebbe mai a sua moglie quale sorpresa vuole per il suo compleanno?
- Non prendete la gente per stupida, ma non dimenticate mai che lo è
- Non è la Francia che ha battuto il Brasile nella finale di Coppa
del Mondo, ma Adidas che ha battuto Nike
- Tutti si sentono investiti di una missione: riportare in auge una carta
igienica, lanciare una nuova minestra in polvere, esplorare nuovi territori
sul salame stagionat
- Non chiedere mai a nessuno un parere su una campagna, rischi sempre
che te lo dia. E una volta che te lha dato, è impossibile
non tenerne conto
- In compagnia di una donna cosiddetta normale bisogna sforzarsi,
vantarsi, migliorarsi, dunque mentire: è luomo che fa la
puttana. Mentre al bordello luomo si lascia andare, non cerca più
di piacere, di mostrarsi migliore di quello che è. E lunico
posto falso dove lui sia finalmente vero, debole, bello e fragile
- A differenza dei tubetti di dentifricio i sassi non muoiono mai
- Invece di rispondere alla domanda perché vivere?,
preferite riprodurre il problema (A proposito del fare figli)
- Siete i prodotti di unepoca. No. Troppo facile incriminare lepoca.
Siete dei prodotti e basta
- Momenti di pura immaginazione e autoironia miracolosamente scampati
alla vigilanza dei clienti (A proposito del lavoro del pubblicitario
e di un certo atteggiamento del cliente/azienda)
- Mi basta pensare di non essere prigioniero, ma libero dal mondo. Anche
i monaci vivono in celle
- Buona lettura (questa lho scritta io)
MDN
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| Frédéric
Beigbeder (Nuelly, 1965) è critico letterario per alcuni programmi
televisivi francesi e per le riviste Voici e Lire. Ha pubblicato tre
romanzi e una raccolta di racconti. Prima dell'apparizione di Lire
26.900, lavorava per l'agenzia pubblicitaria Young & Rubicam.
Poi è stato licenziato: nel frattempo il suo libro ha provocato
scalpore in Francia e ha ottenuto un grandissimo successo. |
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Octave
è un pubblicitario e conduce una vita sinistra. E' uno di
quei morti viventi il cui unico sprazzo di luce deriva dal riflesso
della propria carta di credito. E' uno di quelli che decide oggi
cosa desidereremo domani e che non potremo mai ottenere, che inquina
il mondo con spot e bugie, che inventa per noi bisogni inutili.
Un giorno viene coinvolto in una campagna più stupida delle
altre per lo yogurt di una multinazionale e va in pezzi. Parte per
la Florida dove si gira lo spot e, in un crescendo di esaltazione,
tra alcol e stupefacenti, diventa sempre più violento, fino
all'esplosione finale. Il romanzo di Beigbeder non è un pamphlet
né un apologo, non condanna né attacca, ma ha la forza
di raccontare le cose dall'interno, per distruggere il demone obliquo
del consumismo con i suoi stessi mezzi: rapidità, crudeltà,
leggerezza, glamour, ironia. Il tutto a sole 26.900 lire.
Feltrinelli
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