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Il libro di Beigbeder mi ha fatto spesso sorridere. Viene voglia di leggerlo con velocità. Ci sono anche passaggi di storie delle quali non avrei sentito la mancanza, però mi sono divertito. Non è un libro comico, ben inteso. Forse vuole essere ironico, con l'intenzione di graffiare la superficie del mondo della pubblicità, e del mondo che le sta attorno. Forse. Ognuno, dopo la lettura, clicca il telecomando come vuole. Io sono un copywriter di campagna (provincia). L'autore è un copywriter di città (Parigi). Quindi, nulla in comune. Ovvio che il mio "approccio" alla lettura sia stato anche di parte, per riflesso professionale. Siccome il libro non è un trattato sulla comunicazione, sono diventato ben presto un normale lettore del pomeriggio. Le parti migliori sono però quelle che raccontano di pubblicità, pur con le banalizzazioni e le esagerazioni che in una importante e grande agenzia di advertising (pubblicità) risulterebbero non mancare mai.
Il nostro Octave (il personaggio) guadagna un sacco di soldi, sniffa coca (strisciandola con il bordo duro della carta di credito), gli piace immaginare il sesso a tre (con prostitute). Sesso, droga e conto in banca. Il rock è ormai spento. Sesso, droga e cash nel bel mondo della pubblicità. Mi sono perso qualcosa?
La storia è costruita con ritmo da spot (ovvio?) e con qualche azzardato colpo di scena. I colpi di scena sono i meno riusciti, perché tentano di coinvolgere il lettore con situazioni da guardone pornografo. Il linguaggio, in molte pagine, è quello del cliché scurrile, ormai nel dizionario comune. Quindi, ci si abitua e si continua a leggere.
La storia è riassunta nel risvolto di copertina, anche se in modo frettoloso. Ecco perché non bisogna mai dare ascolto a quello che gli editori stampano sul retro e sulle bandelle delle copertine. Sono parole che sanno di crowner da supermercato. Ah, il gergo pubblicitario (l'inglese) non manca; e se non sei un addetto ai lavori ti sfugge un po' quello che si dicono un creativo e un responsabile marketing. Beigbeder sembra voler ridicolizzare di proposito un linguaggio tutto settoriale, che a sentirlo davvero (si sente, eccome) fa molto fanatico multinazionale. A volte il tono è ribellista, con nomi e cognomi di personaggi e prodotti reali. Una sorta di No logo, con intenzioni etiche e denunce. Quasi a disprezzare il lavoro che si fa, perché alla fine è la merce la divinità della nostra esistenza. Octave sputa nel piatto dove mangia.
La storia inizia con una sorta di “mettere le mani avanti”, riassunta con: non hai scampo, la pubblicità ti frega. Poi si va ad una riunione per presentare lo spot di uno yogurt, e poi ancora ci ritroviamo in Florida per girarlo, lo spot dello yogurt. Si gira anche una versione simil-porno, all’insaputa del cliente, da mandare al festival della pubblictà, a Cannes (vincerà). A Miami, in una serata di droga e alcol succede che Octave, la sua bella prostituta che è la protagonista dello spot e l’amico art director commettono un efferato delitto, con tiritera ideologica. La vittima è un'anziana americana siliconata, scelta a caso dalla sorte adrenalinica del trio.
Octave è padre di un esserino in formato ecografia, però la sua Sophie l’ha piantato e sta con un collega pubblicitario. I due amanti scappano. Ma è una fuga verso il suicidio, nei dintorni di un’isola tropicale. Però non è vero, come non è vero il pavimento troppo polveroso e poi troppo lucido che ci mostrano nella pubblicità. La storia è un susseguirsi di "colpetti" di scena, come finali da spot che vorrebbero essere spiazzanti.
La parte meno bella del libro è la descrizione di una sorta di isola per miliardari dove Sophie e l’amico si nascondono (assieme con molti notissimi personaggi, deceduti per la cronaca e invece vivi e pasciuti nel recinto d’oro dell’isola fantasma, nella noia di alcol, droga e sesso. Forse è satira. Forse).
Poi c’è anche il processo per l’omicidio. Vi lascio la trama. Come già detto, è un libro che si legge bene e a volte diverte. Frédéric Beigbeder sa come imbastire una pubblicità, di sé, del suo libro e della sua scrittura che ha scandalizzato (e le vendite vanno su, come un tiro di coca, diverso dal nostro provinciale raffreddore).
Tra un capitolo e l’altro, lo scrittore pubblicitario ha inserito soggetti (trucidi) per probabili spot che nessuno realizzerà mai. Forse è satira. Forse.
Dieci e lode alla traduttrice Annamaria Ferrero. Non so quando un libro sia da considerare ben tradotto (non ho il testo originale e poi non sarei capace di tradurlo se non con il dizionario e la lentezza dei ricordi scolastici), però Annamaria Ferrero fa scorrere la storia con gusto, traduce con leggerezza tutte le oscenità (il sesso - la pubblicità insegna - fa vendere) e i tic e le paranoie dei pubblicitari.
«Non dite a mia madre che lavoro in pubblicità - disse tempo fa "il" pubblicitario francese Jacques Séguéla – lei crede che faccia il pianista in un bordello».
Ancora prostituzione. Eh già, la merce fa di tutto per sedurci. Un ipermercato è il regno della ninfomania. Un tempo si diceva: dopo Carosello tutti a nanna. Che errore! Bisognava andare a letto prima di Carosello, forse avremmo salvato una parte dei nostri sogni. Ma ormai…

Ho sottolineato – specialmente nella prima parte – alcune frasi. Assomigliano ad aforismi.
- Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma
- Per creare bisogni si devono stimolare la gelosia, il dolore, l’insoddisfazione: sono queste le mie munizioni. E il mio bersaglio siete voi
- Il terrorismo della novità mi serve a vendere il vuoto
- Come pensate di stupire i consumatori se chiedete prima il loro parere? Chiederebbe mai a sua moglie quale sorpresa vuole per il suo compleanno?
- Non prendete la gente per stupida, ma non dimenticate mai che lo è
- Non è la Francia che ha battuto il Brasile nella finale di Coppa del Mondo, ma Adidas che ha battuto Nike
- Tutti si sentono investiti di una missione: riportare in auge una carta igienica, lanciare una nuova minestra in polvere, esplorare nuovi territori sul salame stagionat
- Non chiedere mai a nessuno un parere su una campagna, rischi sempre che te lo dia. E una volta che te l’ha dato, è impossibile non tenerne conto
- In compagnia di una donna cosiddetta “normale” bisogna sforzarsi, vantarsi, migliorarsi, dunque mentire: è l’uomo che fa la puttana. Mentre al bordello l’uomo si lascia andare, non cerca più di piacere, di mostrarsi migliore di quello che è. E’ l’unico posto falso dove lui sia finalmente vero, debole, bello e fragile
- A differenza dei tubetti di dentifricio i sassi non muoiono mai
- Invece di rispondere alla domanda ‘perché vivere?’, preferite riprodurre il problema (A proposito del fare figli)
- Siete i prodotti di un’epoca. No. Troppo facile incriminare l’epoca. Siete dei prodotti e basta
- Momenti di pura immaginazione e autoironia miracolosamente scampati alla vigilanza dei clienti (A proposito del lavoro del pubblicitario e di un certo atteggiamento del cliente/azienda)
- Mi basta pensare di non essere prigioniero, ma libero dal mondo. Anche i monaci vivono in celle
- Buona lettura (questa l’ho scritta io)

MDN

Frédéric Beigbeder (Nuelly, 1965) è critico letterario per alcuni programmi televisivi francesi e per le riviste Voici e Lire. Ha pubblicato tre romanzi e una raccolta di racconti. Prima dell'apparizione di Lire 26.900, lavorava per l'agenzia pubblicitaria Young & Rubicam. Poi è stato licenziato: nel frattempo il suo libro ha provocato scalpore in Francia e ha ottenuto un grandissimo successo.

Octave è un pubblicitario e conduce una vita sinistra. E' uno di quei morti viventi il cui unico sprazzo di luce deriva dal riflesso della propria carta di credito. E' uno di quelli che decide oggi cosa desidereremo domani e che non potremo mai ottenere, che inquina il mondo con spot e bugie, che inventa per noi bisogni inutili. Un giorno viene coinvolto in una campagna più stupida delle altre per lo yogurt di una multinazionale e va in pezzi. Parte per la Florida dove si gira lo spot e, in un crescendo di esaltazione, tra alcol e stupefacenti, diventa sempre più violento, fino all'esplosione finale. Il romanzo di Beigbeder non è un pamphlet né un apologo, non condanna né attacca, ma ha la forza di raccontare le cose dall'interno, per distruggere il demone obliquo del consumismo con i suoi stessi mezzi: rapidità, crudeltà, leggerezza, glamour, ironia. Il tutto a sole 26.900 lire.

Feltrinelli