Aldo
Cernuto è
un copywriter e Roberto Pizzigoni è un art director. Insieme,
hanno realizzato importanti campagne pubblicitarie. Detto ancora più
sbrigativamente: sono bravi.
"Come nascono le idee, come ragionano e sragionano due creativi
italiani" è il sottotitolo del libro. Accattivante.
Le buone idee sono scarse, quelle che circolano sono per lo più
non-idee, molte sono brutte idee. Questo libro, da subito, lo si intende
come un vademecum prezioso, che ci guiderà là dove nascono
le idee. Se esiste un "come" esisterà pure un "dove".
E questo dove è ovviamente il posto di lavoro, l'agenzia, perché
è fisicamente nella stanza dei creativi che i creativi, sfogliando
annual e riviste d'ogni tipo, trascorrono una bella fetta della loro
vita. Dire vita professionale è limitativo. Torno al luogo delle
idee. C''è la stanza in agenzia, ma c'è anche il tavolino
del bar, quando è il momento del caffè, attorno al quale
la coppia creativa discute di cinema, libri, donne che passano, bambini
che piangono, ma sempre con l'idea fissa (che non è ancora l'idea)
del soggetto per lo spot, della headline per il manifesto eccetera.
Poi ci sono altri luoghi, teoricamente infiniti, compresi l'ascensore
e il gabinetto. Pure il libro è diviso in "luoghi",
in capitoli scritti in corsivo (dialoghi tra i due creativi,
abbbozzi di idee, metodi di lavoro, caffè e cappuccini) e in
capitoli con i caratteri normali (forma più diretta, alternando
stile narrativo a cadenze saggistiche, se così si può
dire). Sia nell'una che nell'altra forma, si sta sempre a pensare all'idea.
Visto che c'è stato un elenco di luoghi, mi concedo una battuta
da luogo comune: il libro si legge tutto d'un fiato. Unico neo: alla
fine si ha l'impressine che copy e art abbiano voluto tagliare corto,
quasi come nella conta dei secondi che strozzano un testo per un comunicato
radio o scandiscono a mozzafiato uno story board. In concreto, sono
cento pagine scritte con carattere (corpo) largo, più un settore
fotografico per sedici campagne pubblicitarie (tra le migliori, dall'83
al '99) e sei esempi di spot (frames), più un breve glossario.
In totale: 160 pagine, a lire 42.000.
Allora, come nascono le idee?
Più che di metodi, Cernuto e Pizzigoni parlano di meccanismi.
Stressare le idee, ad esempio. Pagina 80: "Con questa espressione
si intende la pratica di esasperare la natura di un'idea con lo scopo
di esprimerle nuova originalità e impatto. Stressare le idee
è anche un modo per far diventare nuove delle idee che fanno
parte di cliché strategici già sfruttati. (
) Stressare
le idee vuol dire dunque spingerle oltre, verso i confini di tutto ciò
che la società di quel momento riesce a comprendere o è
disposta ad accettare. (
) Per attuare questo processo bisogna
prendere il concetto di base e farlo seguire dalla domanda "fino
a che punto?". (
) Un simile processo, inevitabilmente, ha
reso via via più sottile il già labile confine tra sciocchezza
pura e idea geniale".
Nel libro c'è il desiderio (per i due pubblicitari) che la pubblicità
debba essere (anche per sopravvivere allo zapping) se non intelligente
almeno non troppo sciocca. Pagina 125: "Ed ecco che arriva,
infine, il momento in cui la pubblicità perde quella sacrale
aura di mistero che si respira nelle stanze della agenzie (e verso la
quale buona parte degli italiani sembra non perdere mai curiosità)
per esplodere nella rumorosa volgarità dei break pubblicitari:
una debordante ondata di spot pacchiani e di bassa qualità che
finisce con l'annegare le poche buone idee partorite dalle agenzie nel
mare magnum della pubblicità generica, quella rifiutata e condannata
dalla maggioranza della nazione".
In pubblicità vince chi vende. Questa affermazione (nel libro)
vuole chiudere un discorso complesso. La pubblicità, è
ovvio, da sola non basta a far vendere un prodotto. Bisogna considerala
la qualità del prodotto, il mercato nel suo insieme, il prezzo
di vendita, la distribuzione, la promozione, la concorrenza, la congiuntura.
E chissà cos'altro.
Ho pensato ad un libricino, scritto da James Webb Young (oggi
etichettato come Young & Rubicam, agenzia pubblicitaria): Tecnica
per produrre idee [Lupetti editore]. E' stato scritto nel lontano
1940. Riassumo il concetto predominante, sempre valido: Un'idea è
una nuova combinazione di vecchi elementi. La capacità di trasferire
vecchi elementi entro nuove combinazioni dipende in gran parte dalla
capacità di stabilire relazioni.
Se avete qualche idea per Segnal'etica
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Casa
Editrice Finedit
Collana ADV Libri - Advertiser
prima edizione novembre 1999
Quarta
di copertina
Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni fanno un mestiere che è un aggettivo
qualificativo. Magari sostantivato, ma pur sempre un aggettivo. Sono due
creativi. Così si chiamano in pubblicità gli autori delle
campagne. Può sembrare gratificante, e invece è buffo. E'
come se uno scrittore facesse di mestiere "l'intelligente",
o un attore "il bello", o un avvocato "il loquace".
Anche i comici fanno un lavoro che è un aggettivo, ma questo è
uno dei pochi aspetti che le due professioni condividono. I comici devono
far solo ridere (e com'è difficile!), mentre i creativi devono
saper far sorridere, ridere, commuovere, piangere, trepidare, emozionare,
sorprendere. E questa è solo metà del loro mestiere. L'altra
metà, quella più importante, è vendere. Cosa concilia
la risata o la lacrima di uno spettatore con l'acquisto di un prodotto?
Le idee. E se far ridere è difficile, trovare idee per vendere
è molto peggio. Bisogna patire, pensare, smaniare, soffrire, fino
quasi a star male. Questo, e molto altro ancora, è il "mal
d'idea".
Una delle
pubblicità presenti nel libro.
EMANUELE
PIRELLA CONTRO IL RAZZISMO.
Il testo:
Volete mettere anche voi la vostra faccia contro il razzismo?
Inviate a pgl @ pgl.it una vostra e-mail. La campagna continua.
Cliente: Pirella
Göttsche Lowe (oggi Lowe Lintas Pirella Göttsche)
Creativi e direttori creativi: Aldo Cerbuto e Roberto Pizzigoni
Foto: Marco Ambrosi e Claudio Gaiaschi
[Il volto di Emanuele Pirella, elaborato al computer, viene mutato
in quello di un nero]
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