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Alessandra
Tallei
TITOLO
Il volto di Marilyn
AUTORE
Mario Pezzella
EDITORE
Manifestolibri L. 32.000
Prima edizione, 1999
Da un paio
di decenni a questa parte il capitalismo sembra aver realizzato compiutamente
il suo progetto, dispiegato ogni sua potenzialità: dal valore duso
al valore di scambio fino alla risoluzione programmatica del corporeo
nellimmateriale.
Alla fiducia nel progresso si è sostituita quella dellidea
del possibile, secondo la quale a ciascuno di noi si offrono molte vite
virtuali. Il corpo si è trasformato in organo percettivo dellirreale,
fino ad essere avvertito oscuramente come una colpa.
In un ppercorso ricco di citazioni e riferimenti, Mario Pezzella indaga
su questa nuova realtà, certamente desolante, ma non desolata,
perché sembra che egli riesca comunque a sperare che alluomo
sia ancora concesso di trovare nel labirinto delle infinite possibilità
delloggi, tra le molteplici biforcazioni virtuali, una alternativa
nascosta.
Il titolo del libro si deve al riferimento più significativo, non
solo per la sua notorietà, ma perché forse fu la prima autentica,
coraggiosa denuncia di ciò che stava accadendo sotto gli occhi
di tutti, e che solo pochi riuscivano a vedere, e fra questi Andy Warhol.
Le immagini in serie di Marilyn Manoroe o quelle della minestra
Campbell, divenendo immagini spettacolari, perdono ogni distinzione ontologica.
Sono ugualmente esposte come emblemi delluniverso della merce (
)
La ripetizione dellimmagine di Marilyn rievoca la mobilità
potenzialmente infinita delle inquadrature, ma essa è bloccata
e come mortalmente irrigidita. Presagio della sua tragica fine.
Tutto nel mondo, come ora lo consideriamo, sembra ordinato secondo regole
poste dalla razionalità, ma ciò che Pezzella condivide con
Bachofen e Benjamin è la convinzione che sul fondo di questa apparente
regolarità, garantita dalla super-tecnologia, sussiste
lirregolare, ciò che negli studi mitologici viene identificato
con il materno e il tellurico in lotta col principio apollineo maschile
e celeste. Una purezza illimitata, eccessiva, travalicante ogni
forma, si scontra con quella del limite, dellordine, della norma.
La storia, come finora si è svolta, non è progresso,
ma catastrofe.
La riproducibilità tecnica, il dominio delle forma di merce, limpersonalità
radicale delle nuove forme di guerra distruggono la qualità dellesperienza
e la riducono a un eterno ritorno di frammenti sprovvisti di senso unitario.
La merce è il fenomeno originale in cui lesperienza
eterica sembra ripresentarsi nella modernità. Tutto, nella società
delle immagini, si fa evanescente senza avere più la forza di cristallizzarsi
in percezione di lunga durata: tutto ciò che appare svela nel suo
stesso apparire la sua inclinazione al non essere. Ed ancora, riferendo
il pensiero di Philip K. Dick (autore di Do Androids Dream of Elettric
Sheep? - Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - più celebre,
al cinena, col titolo Blade Runner), Pezzella rileva come ormai il nostro
sguardo, continuamente distratto dai possibili che lo catturano,
rischia di non vederne effettivamente nessuno. Prestiamo unattenzione
distratta, subliminale, riuscendo ad ascoltare veramente solo il rumore
di fondo. Ogni attimo dellesistenza è esposto ad una triplice
possibilità di scelta. Il primo binario è quello in cui
il potere congiunto della tecnica e dello spettacolo manipola spietatamente
ogni aspetto della nostra vita. Il secondo è quello in cui i residui
di un Io eroico confliggono con il pericolo di inabissarsi
sullo sfondo e la coscienza cerca di conservare le capacità di
sopportare il peso schiacciante della dimensione della pluralità
e del possibile. Il terzo binario è quello in cui lutopia
ci spinge a superare il presente, permettendoci di conservare limmagine
di una vita in cui la metamorfosi dei possibili non laceri dolorosamente
lesistenza.
Larte soltanto sembra aver conservato la capacità di rendere
visibile il reale. E Pezzella individua nelle immagini di
Paul Klee il tentativo di redimere il carattere quasi demoniaco che il
mondo ha assunto. Klee ce lo rende visibile, cogliendo la vibrazione dellattimo
in cui levento nel suo presentarsi annuncia la sua dissoluzione
e il ritorno agli elementi che la compongono. Ma non a caso, nelle ultime
pagine, lautore ci rimanda al messaggio di speranza che Klee affida
alla serie degli Angeli.
Queste immagini potrebbero benissimo essere concepite come tavole
di meditazione grazie a cui luomo apprende a liberare ogni attimo
della sua vita dalla gravità e dello spirito di serietà
del potere. Gli angeli di Klee suggeriscono la felicità che potrebbe
essere. Sono angeli del possibile. Sono Angeli del tempo. Non hanno la
forza di cancellarlo, ma alludono alla redenzione.
Un libro da leggere, dunque, per meglio capire, per imparare a meditare,
per conservare anche nella desolante lucidità la possibilità
di sperare.
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